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Strumenti musicali giavanesi nel giardino Zen del Mao

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Piemonte
Scritto da Ufficio Stampa   
Lunedì 04 Aprile 2011 21:11

La rassegna Darbar Musica ad Oriente apre uno spazio alla musica e alle danze dell'isola di Giava.


Il tamburo BedugLa rassegna DARBAR Musica a Oriente prevede nel mese di aprile alcuni appuntamenti dedicati alla musica e alle danze tradizionali di Giava, isola dell’Indonesia. Per questo motivo, a partire da martedì 5 aprile vengono esposti presso il Giardino Zen del MAO 5 strumenti musicali tradizionali giavanesi (Saron, Gambang, Bonang, Bedug, Gong Ageng) della collezione di John Noise Manis, gentilmente prestati al museo per l’occasione. L’esposizione sarà visibile al pubblico fino al 1 maggio.

Gli strumenti in visione:
Gong Ageng
Il grande Gong ha un ruolo centralissimo nella cultura di Giava, sia nell'uso cerimoniale che nell'ambito del vasto corpus di musica classica.  Nell'orchestra gamelan esso costituisce un pregnante simbolo di armonia.  E armonia è il pilastro del 'kejawen', la dottrina mistica indigena dell'isola di Giava.
Con i suoi cerchi concentrici si presenta come l'epitome della circolarità, trasmettendo il concetto del continuum del tempo ciclico.  L'armonia è innata in questa forma che fa coincidere inizio e fine – la forma che contiene tutti gli opposti e li bilancia ('coincidentia oppositorum').

Rispecchiando la forma del Gong, la struttura delle composizioni musicali giavanesi (gendhing) è ciclica.  Il Gong demarca i suoi lunghi cicli (gongan) all'interno del gendhing; e il suo periodo contiene cicli sempre più brevi di altri strumenti demarcatori.  Ogni gongan inizia e finisce col suono del Gong, suggerendo i cicli della vita – alba e tramonto, nascita e morte.  Il Gong segna il tempo, ma ogni volta è un ritorno all'inizio, non un avanzamento come nella musica occidentale.  Attesta la sospensione del tempo nell'eternità, l'illusione del progredire e del movimento, che è un altro pilastro del misticismo 'kejawen'.

Il suono emesso dal Gong Ageng è un microcosmo in se stesso, contenendo una costellazione di non meno di una dozzina di altre note (tecnicamente 'parziali', ossia un tipo particolare di armoniche riottose) che si affollano sopra la profonda nota fondamentale – il che sembra dare al Gong ancora un ruolo di composizione di elementi contrastanti, nell'unità.  E da un unico disco di bronzo del peso di circa 40 kg il Gong viene forgiato nella sua straordinaria forma dal durissimo lavoro di una squadra di esperti artigiani nell'arco di due o più giorni.

I gong di Giava sono molto apprezzati e da secoli vengono esportati verso altre parti dell'Indonesia e il resto del mondo.  Si suonano percuotendo la protuberanza centrale ('boss') con un grosso 'mallet' imbottito, o anche con la parte carnosa del pugno chiuso.
Jaap Kunst, l'etnomusicologo olandese che studiò a fondo la musica di Giava, scrisse in tempi coloniali:
“In Europa cercheremmo invano uno strumento che possa produrre un suono dalla bellezza pari a quella di un Gong Ageng. Questo suono ci afferra con lo splendore che emana, diffondendo un'atmosfera elevata di calma e potenza. Fortunato colui che ha avuto la possibilità di ascoltare questo indimenticabile suono, che sembra provenire dal silenzio dell'eternità, come una marea oceanica.”

Bedug
Questo grande tamburo (in alto a sinistra) a due facce viene usato quasi esclusivamente nelle funzioni cerimoniali.  Bedug e Gong Ageng sono due elementi essenziali nelle musiche del Sekaten, l'importante festa religiosa che per una settimana dell'anno islamico fa risuonare i potenti gamelan sacri delle antiche capitali giavanesi.  A parte le musiche del Sekaten, battendo su bedug di enormi proporzioni, in determinate circostanze si richiamano i fedeli alla Moschea.  Particolarmente durante il mese del Ramadan l'aria spesso risuona dei profondi colpi di questi grandi tamburi.
Si suonano percuotendo una delle due facce con un mallet non corto con la piccola testa imbottita ma pesante.

Bonang
Il bonang è una delle voci importanti del gamelan. Per la precisione questo è il 'bonang barung', affiancato nell'orchestra gamelan dal più piccolo 'bonang panerus' che suona su una gamma più alta. Il bonang è protagonista nel repertorio più 'sonoro' della musica gamelan, quello che esclude il canto e lo strumento ad arco (rebab). Il ruolo musicale è spesso quello che si può definire un controcanto ritmico, e i due tipi di bonang sovente si intrecciano in un gioco di 'interlocking patterns'.
Questo bonang è in 'slendro', la scala di cinque note; dunque i suoi dodici gong poggiati coprono più di due ottave. Si suona con entrambe le mani e due bacchette con la testa cilindrica avvolta con corda.

Gambang
Il gambang è uno dei pochi strumenti non metallici del gamelan. Le barre sono fatte di uno speciale legno duro (berlian). Il suono è molto gradevole. Jaap Kunst, l'etnomusicologo olandese che ha molto contribuito alla conoscenza della musica giavanese, scrisse che il gambang è paragonabile allo xilofono occidentale, solo che di quest'ultimo “non ha il macabro suono”.

La funzione del gambang nell'orchestra gamelan è essenzialmente di abbellimento, intessendo veloci arabeschi attorno alle melodie di base. Si suona a due mani, generalmente in accordo di ottava, con occasionali accordi infra-ottava e note singole. Si utilizzano due bacchette lunghe e sottili fatte di corno di bufalo, con in testa un piccolo disco imbottito.
Questo è un gambang nella scala 'slendro' e le sue 20 note coprono 4 ottave.

Saron
I saron hanno un suono forte, che tende a sovrastare quello di altri strumenti. Questo avviene specialmente nello stile di Yogyakarta, quando vengono usati in buon numero all'unisono a sottolineare la melodia di base (balungan) del brano musicale. Nello stile più contenuto di Surakarta il fenomeno è meno evidente.Lo strumento Saron

Lo strumento qui esposto a destra è l'elemento intermedio della famiglia dei saron, affiancato nell'orchestra gamelan dal fratello nella gamma più bassa (demung) e da quello nella gamma più alta (peking). Questo particolare strumento in mostra è nella scala 'pelog' di sette note, dunque copre esattamente un'ottava. Si suona con una sola mano e un mallet di legno. Data la forte e prolungata sonorità è necessario smorzare il suono nel passare da una nota all'altra, e l'altra mano si impegna a svolgere questo compito.

Debussy, spesso citato a (s)proposito del gamelan, ebbe a dire:  “Se si ascolta la musica giavanese senza i pregiudizi dell'orecchio europeo, si scopre un incanto di percussioni che ci può far pensare che la nostra musica non sia molto di più di un barbaro concerto di rumori, adatto più che altro ad accompagnare un circo viaggiante.”

www.fondazionetorinomusei.it

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