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Oltre il microfono: la radio dal vivo in biblioteca

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Piemonte
Scritto da Alessandra Chiappori   
Mercoledì 23 Novembre 2011 21:54

Palazzeschi, Fellini, Beckett e altri grandi nomi nella rassegna che “Radiospazio creativo” sta portando avanti alla Biblioteca di Lettere Arturo Graf.


Oltre il microfono: la radio dal vivo in bibliotecaTORINO. È iniziata il 12 ottobre, proseguita a novembre e durerà fino al giugno 2012, si tratta di “oltre il microfono”, la rassegna radio-teatrale proposta dal laboratorio “Radiospazio Creativo”, guidato dal professor Alberto Gozzi, che si svolge presso la biblioteca Arturo Graf di Torino. “Far vedere la radio”, questo l’obiettivo principe di ogni spettacolo, che, a partire “il giardino delle contesse” di Aldo Palazzeschi andato in scena a ottobre, fino a “Radiofellini”, seguito a novembre, si propone di rappresentare dal vivo ciò che avviene dietro la radio, al microfono.

Il 7 dicembre, alle ore 20.30 presso la biblioteca, situata nel Rettorato di via Po, sarà la volta di Samuel Beckett. Dodici in totale gli spettacoli della stagione, tutti a ingresso gratuito. La produzione è targata "Radiospazio Creativo", gruppo nato in seno all'Università degli Studi che, per questa occasione, si avvale del patrocinio della Fondazione Teatro Piemonte Europa e della collaborazione della Biblioteca Graf e di Radio 110, la Web radio dell’Ateneo. Radiospazio creativo nasce nel 2007 come laboratorio collegato al corso di Linguaggio radiofonico tenuto dal professor Alberto Gozzi presso La facoltà di Lettere e Filosofia.

Pilastri del laboratorio sono il lavoro sulla drammaturgia radiofonica e la progettazione di format che, più che alla realizzazione, guardano molto alla riflessione. Funzione del docente è quella di rendere consapevoli i partecipanti degli strumenti drammaturgici usati, di fornirne nuovi, di ribaltare le prospettive, di mettere in luce le contraddizioni o di provocarne delle nuove, in poche parole: di rendere instabile ciò che viene dato per scontato. Nonostante l’attenzione sia prevalentemente puntata sull’aspetto teorico, l’attività di Radiospazio ha sempre trovato un momento operativo: accanto ai giovani sceneggiatori si è presto formato un primo nucleo di attori, attivi con i loro elaborati per Radio 110, spazio in cui il gruppo ha un dipartimento dedicato.

Questa la prima fase di vita di Radiospazio, ben rappresentata dallo spettacolo Rapsodia al buio, come racconta il professor Gozzi: “si tratta di un collage (un genere che viene ancora oggi praticato dal gruppo) di autori disparati, da Gadda a Flaiano, a Benni… Tenuti insieme da una sorta di mise en abyme: si mettono in scena i redattori e gli attori mentre realizzano la loro trasmissione in diretta”. Rapsodia al buio viene ripreso svariate volte, produce dei derivati che non si distaccano molto dall’impianto originale; a volte passano mesi fra un allestimento e l’altro, tanto che diviene una sorta di spettacolo programmatico del laboratorio il cui punto di maturazione può considerarsi la rappresentazione al Circolo dei Lettori.

Nel frattempo, grazie alla crescita professionale degli attori, il gruppo si fa più motivato e agguerrito: “la scorsa primavera la Biblioteca Arturo Graf ci ha proposto di usare il proprio spazio per ‘le nostre cose’ – continua il prof. Gozzi - Una proposta molto seducente: finalmente uno spazio nostro. È così che nella primavera del 2011 inauguriamo la collaborazione con la Biblioteca presentando un trittico di spettacoli: K e altri Sanguineti, Radio 0/Radio 1 (prima parte dedicata a un collage sonori degli autori di Radiospazio, seconda parte dedicata alla messa in scena di Radio I di Beckett), e Contagio, un originale di Francesco Rigoni messo in scena con l’artificio di una prova aperta (ritorna la mise en abyme). La risposta del pubblico è buona. Decidiamo di alzare il tiro e accentuare la continuità che avevamo inaugurato con il trittico primaverile. Per noi si tratta di una vera e propria sfida: un’intera stagione di Radiospazio creativo che nasce a ottobre del 2011 e finisce a giugno del 2012”.

E qui si arriva alla rassegna Oltre il microfono, titolo che, nella sua semplicità, come dice il professor Gozzi “è fortemente programmatico”: non si tratta infatti di  letture, ma di vere e proprie interpretazioni al microfono. “Ciò significa un lavoro di prova che si avvicina molto, per quanto riguarda i tempi e la cura, alle prove teatrali – prosegue il professore - In scena, pur nella fissità imposta dai microfoni c’è movimento, c’è, in misura sempre crescente, gioco. Siamo consapevoli di muoverci in una dimensione ibrida che vogliamo rappresentare e approfondire. L’idea dell’attore al microfono che viene visto dal pubblico nasce dalla mia esperienza di regia radiofonica: spesso accadeva, infatti, che qualche occasionale spettatore presente in regia, vedendo gli attori agire dietro il vetro, notasse come la parola recitata al microfono implicasse, fisiologicamente, un coinvolgimento del corpo.

C’era un movimento, davanti a quei microfoni, che alludeva alla dinamica scenica ma, per così dire, concentrandola in un fazzoletto di pochi metri. Ritornando a noi, oggi, gli spettacoli di Radiospazio si muovono in uno spazio scenico che non è più quello della ‘radio visibile’. Credo sia in atto una trasformazione che nasce dal lavoro su ogni singolo spettacolo. Non so dove ci porterà ma sta prendendo forma. La presenza costitutiva delle musiche e degli effetti accentua il carattere ibrido dei nostri spettacoli e certamente costituisce un propellente necessario alla macchina che abbiamo messo in moto”.

Sperimentazione e istituzione, due parole importanti che ritornano parlando di questa rassegna. Ora che il gruppo è cresciuto e “il gioco si è fatto pesante”, c’è anche bisogno di una copertura di qualche tipo, come spiega ancora il professor Gozzi: “l’idea che un ‘prodotto’ possa circolare, magari restando sospeso nell’aria per avere una ricaduta su qualcuno, non si sa quando, è considerata un lusso da degenerati. Nel nostro caso non c’è il mercato, perché nell’impresa di Radiospazio non esiste il denaro, ma, nonostante ciò, incomincia a formarsi un pubblico intorno ai nostri spettacoli. Abbiamo la disponibilità degli strumenti indispensabili ma niente di più: lo spazio (la Biblioteca), le attrezzature (fornite da Radio 110 e dal TPE) e la comunicazione (Facebook e TPE). La professionalità dei nostri attori non è certificata da un cachet, ma dal loro lavoro sulla scena.

Siamo dunque costretti al rigore. I nostri spettacoli, infatti, sono piuttosto impegnativi. Anche divertenti, ma impegnativi. Qualche spettatore ha detto: ‘bella serata ma non ci si poteva tanto distrarre’. Non essendo dei pauperisti, non consideriamo la squillante mancanza di denaro che connota il nostro lavoro come un requisito indispensabile ma un semplice dato di realtà che rappresenta la durezza nella quale ci muoviamo. Ci auguriamo che le cose cambino. Quando ciò avverrà, aggiorneremo la nostra strategia”.
Partner (la Biblioteca, TPE, Radio 110) pubblici per una sperimentazione non tanto linguistica (sebbene faccia parte degli obiettivi del laboratorio), ma di rapporti con le istituzioni all’interno delle quali il gruppo lavora. Chiarisce Gozzi: “sperimentiamo dei modi di produzione che semplicemente si richiamano a quelle che dovrebbero essere le finalità delle istituzioni stesse”.

Il cartellone, aspetto non secondario si spiega e si autoracconta ancora una volta dalle parole della guida di Radiospazio: “spesso i titoli che ci vengono in mente nascono da lavori precedentemente realizzati, che diventano spettacolo. È il caso, ad esempio, di RadioFellini, che nasce dalla tesi alla quale ho lavorato con Marcello Ferrara, che ha curato i testi dello spettacolo. Ma si può trattare di autori che rappresentano una scoperta, come Palazzeschi, del quale abbiamo mostrato il carattere ludico e anche un poco perverso, sconosciuto alla maggior parte del pubblico, che era abituato a considerarlo uno dei tanti autori italiani del Novecento, annegato nei manuali di storia letteraria. Quanto a Beckett, è un punto di passaggio ineludibile per chi si interessa di drammaturgia.

Ci sono anche delle vere e proprie novità, come 43 secondi (in programma il 27 gennaio), un radiodramma sulla bomba di Nagasaki scritto da Philippe Forest, uno dei più importanti autori francesi contemporanei, mai rappresentato né ascoltato in Italia. Sempre nel reparto “riscoperte”, compare l’Antologia dell’umor nero di Breton, un architrave delle avanguardie storiche. Ci sono poi i lavori collettivi, come la libera riscrittura de La guerra dei mondi, celeberrima opera radiofonica di Orson Welles, opportunamente riletta e strapazzata in una sorta di pamphlet contemporaneo. E ancora, la riscoperta della radiofonia di Jean Tardieu, uno straordinario sperimentatore francese del primo dopoguerra, quasi del tutto sconosciuto in Italia. E per finire, ci saranno anche degli allestimenti all’impronta, vale a dire delle improvvisazioni su un copione esistente, raccontato, provato e recitato sotto gli occhi degli spettatori, è il caso di Peperoni difficili, una commedia inedita di Rosario Lisma che l’allestirà “a vista” per il nostro pubblico”.

Una stagione impegnativa, all’insegna della novità e della sperimentazione, cifra che da sempre connota gli addetti ai lavori di Radiospazio Creativo: “quali aspettative abbiamo? – conclude ottimista Gozzi - Anzitutto di formare un pubblico a nostra misura nella Biblioteca Arturo Graf, al quale mostrare tramite gli spettacoli la direzione e il senso della nostra navigazione. E poi di lavorare sulla natura ibrida dei nostri spettacoli: cercheremo di capire dove ci conduce, quali nuove forme ci propone, assecondandola e correggendola in un gioco di continue scommesse”.
Gli spettacoli di “Oltre il microfono” sono realizzati dagli attori: Arianna Abbruzzese, Alice Bertocchi, Francesco Gargiulo, Marco Intraia, Anna Montalenti, Eleni Molos, Carlo Nigra, Alessandro Salvatore, Annalisa Usai. Con la partecipazione di Roberto Accornero e Paola Roman; e dell’équipe: Mariangela Durante, Francesco Paniè, Francesco Rigoni.

 

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