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Incontro con i registi Razi Mohebi (Afghanistan) e Soheila Javaheri Mohebi (Iran).
In occasione della rassegna musicale Darbar il MAO organizza un evento di grande rilevanza il 10 marzo alle ore 21,00 l'incontro con Razi e Soheila Mohebi, una coppia di registi, iraniama lei e afgano lui, che hanno vissuto e filmato sia le contraddizioni dell’Iran contemporaneo che i drammi dell'Afghanistan post talebano.
Sono a Torino nei giorni in cui tutto il medio oriente si infiamma. La Repubblica iraniana condanna un regista di fama mondiale (Jafar Panahi) a sei anni di carcere e all’interdizione a girare film per i prossimi venti anni.
L’Afghanistan continua a essere terra di guerriglie e di morti. Un incontro importante perché è l’occasione di conoscere un punto di vista diverso, spesso spiazzante, sempre documentato e profondo su una realtà politica e culturale che continua, drammaticamente, a essere al centro della cronaca.
Una realtà che ci tocca molto più da vicino di quanto crediamo e che sta ridisegnando la carta politica del mondo. Condurrà l’incontro Enrico Verra, regista torinese che negli anni ha approfondito la conoscenza del cinema iraniano e afgano.
Razi Mohebi (Nella foto)
Nato a Ghazni il 1 gennaio 1970, Razi Mohebi appartiene all’etnia hazara, che da sempre, nella storia dell'Afghanistan, ha subito persecuzioni e massacri. Fuggito in Pakistan, ha vissuto da rifugiato fino ad arrivare in Iran, dove si è iscritto ad una scuola coranica per avere la possibilità di studiare. In seguito, grazie alla sua abilità nella pittura, è stato ammesso all’Università di cinema di Tehran. In Iran ha conosciuto la moglie Soheila Javaheri, collaborando ad iniziative orientate a dare sostegno e istruzione ai bambini afghani clandestini.
Dopo la caduta del regime talebano, nel 2001, è tornato in Afghanistan dove ha collaborato alla fondazione della “Kabul film” e partecipato anche come attore alla realizzazione della pellicola “Alle cinque della sera”, premio della giuria al Festival di Cannes del 2003. In questo stesso periodo è stato coregista del film “Osama”, che inizia con una scena che vede sfilare centinaia di donne rivendicando il lavoro e i più elementari diritti umani. Per quel film Razi è stato minacciato, rapito e lasciato in fin di vita alla periferia di Kabul.
Il regista, tuttavia, non ha voluto rinunciare alla sua attività e ha fondato la Razi Film House, per la quale ha diretto documentari e cortometraggi come “Kite”, condannato dai Talebani e selezionato per i festival di Locarno e Berlino. Nell’estate del 2007, durante la realizzazione di un film documentario sull’uccisione di tre giornaliste, è invitato in Italia come ospite del Religion Today Filmfestival. In quei giorni la Razi Film House è stata chiusa e tornare in Afghanistan è diventato troppo pericoloso. Oggi Razi Mohebi e la moglie Soheila vivono a Trento nella condizione di rifugiati politici. Soheila Javaheri Mohebi
Nata il 1 gennaio 1979, ha studiato Ingegneria elettronica all’Università di Tehran e in questo periodo ha cominciato a scrivere sceneggiature. In Iran ha conosciuto il marito Razi Mohebi, collaborando ad iniziative orientate a dare sostegno e istruzione ai bambini afghani clandestini. A seguito della caduta del regime talebano, nel 2001, si è trasferita in Afghanistan per partecipare alla rinascita culturale del paese. In collaborazione con il marito, fondatore della Razi Film House, ha collaborato alla realizzazione di film e reportage per la televisione francese.
Nell’estate del 2004 ha soggiornato a Parigi dove ha partecipato al corso di cinema documentario della scuola internazionale di cinema di Fémis. Dopo il ritorno in Afghanistan ha organizzato proiezioni dedicate al cinema europeo, ma è stata costretta ad interrompere il progetto per le condanne e minacce ricevute. Nell’estate del 2007, durante la realizzazione di un film documentario sull’uccisione di tre giornaliste, è invitata in Italia come ospite del Religion Today Filmfestival, al quale concorre con il cortometraggio “Soldier (Brown box)”. In quei giorni la Razi Film House viene chiusa e tornare in Afghanistan diventa troppo pericoloso. Oggi Soheila e il marito Razi vivono a Trento nella condizione di rifugiati politici.
www.fondazionetorinomusei.it
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