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Al Teatro Comunale prende il via un programma di rappresentazioni sull'amore e la follia
Domenica 21 novembre la stagione del teatro Comunale realizzata da Comune e Amat si apre con Pamela Villoresi e David Sebasti in Medea.
Lo spettacolo, messo in scena dalla compagnia del Teatro Argot sul testo di Euripide tradotto e addatato da Michele Di Martino e Maurizio Panici che firma anche la regia, è il primo di un interessante programma che quest’anno dirige l’attenzione sul binomio ‘L’amore, la follia’.
Tragedia fra le più note della letteratura teatrale antica, «Medea – scrive il regista Panici nella nota che presenta lo spettacolo – è una ‘molla caricata’, come scrisse Anhuil, pronta a scattare solo con una piccolissima spinta.
La diversità di Medea, il suo essere esule in terra straniera, non più amata dall’uomo per il quale ha lasciato la casa e gli affetti, sono ancora oggi come allora motivi sufficienti per provocare un corto circuito emotivo di dimensioni devastanti. Medea la barbara, Medea la sapiente - e per questo invisa ai potenti della sua nuova città - è la scintilla che sovverte e scuote l’istituzione familiare, la gerarchia: attraverso un atto emotivo e non razionale mette in discussione la pace sociale invocata da Giasone e Creonte.
Raccontare ancora una volta Medea è narrare da un lato quanto le passioni possano essere devastanti se non controllate, ma dall’altro come gli uomini attraverso sofisticati ragionamenti giustifichino scelte di comodo per il raggiungimento di una posizione sociale più alta all’interno di una comunità.
Ma Medea è anche una storia tremenda che le cronache recenti continuano a raccontarci suscitando orrore per un atto così orribile: ancora una volta la lezione dei classici ci fa riflettere sul nostro essere uomini di questo tempo, con l’immutata fragilità di sempre, e ci invita a partecipare al percorso doloroso della protagonista, percorrendo con lei tutta la gamma delle passioni e l’orrore per il suo gesto così tremendo e definitivo.
Gli altri personaggi si muovono intorno a questo centro, ne raccolgono gli umori, ci raccontano le paure di Creonte e i sentimenti della polis verso la straniera, l’esule, colei che con la sua richiesta di pari dignità all’interno della struttura sociale di Corinto ne rovescia la visione destabilizzando i rapporti consolidati. L’allestimento privilegia fortemente il compito degli attori destinati a restituirci un distillato di parole ed emozioni che avvolgono lo spettatore in una partitura musicale serrata ». Le scene sono disegnate da Michele Ciacciofera e realizzate da Giorgio Gori, i costumi sono di Lucia Mariani su disegno di Michele Ciacciofera mentre Luciano Vavolo firma le musiche originali. Sul palco anche Renato Campese, Maurizio Panici, Silvia Budri Da Maren, Andrea Bacci, Elena Sbardella.
Per info www.amatmarche.net
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