|
Carrellata di concerti e artisti jazz, per festeggiare il lavoro di restauro dell'Arco della Pace
Viene restituito ai milanesi, dopo i lavori di restauro, l’Arco della Pace, monumento tra i più significativi della città. Opera d’arte d’inestimabile valore, ma anche luogo d’incontro e di svago nel cuore della metropoli. Per festeggiare la riapertura, richiamando la tradizione che vuole questo luogo legato ai concerti jazz, il Comune di Milano - Settore Sport e Tempo Libero, inaugura a fine giugno una nuova rassegna, Note sotto l’Arco, otto appuntamenti open air con il meglio del jazz italiano. (Alan Rizzi, Assessore Sport e Tempo Libero)
Un allestimento minimale, ispirato ad un Jazz Club, ospiterà progetti di qualità, tutti “made in Italy” attingendo alla grande fucina di talenti che è la realtà della scena nazionale. Una carrellata di musicisti per disegnare un quadro dello “stato dell'arte” del jazz italiano: dalle formazioni che prendono spunto da grandi artisti del passato per una personalissima rivisitazione, come quella del Mauro Negri quartet di Benny Goodman o del Furio di Castri trio di Charles Mingus, alle inevitabili “contaminazioni” con altre culture come nel concerto de Max De Aloe e Antonella Messina quartet con il tango, o del quintetto di Felice Clemente con la musica classica, l’afro, il latin...Dai musicisti, Yuri Goloubev o Ferdinando Faraò o Alberto Marsico, che hanno intrapreso un percorso più strettamente compositivo ai limiti con la vera e propria ricerca linguistica al jazz talentuoso e virtuoso del giovane Mattia Cigalini.
Come accade spesso nel jazz, tutti i leader delle diverse formazioni hanno scelto per presentare la loro idea della musica, musicisti di grande valore, mai semplici comparse.
La direzione artistica è affidata agli Amici della Musica di Milano, l'organizzazione a CSC Media.
Si parte giovedì 24 giugno con il quartetto di Mauro Negri, un gruppo che nasce per omaggiare una delle più prestigiose formazioni di tutta la storia del jazz: il quartetto di Benny Goodman, riproponendone l'organico originale (clarinetto, vibrafono, pianoforte, batteria). Accanto al versatile clarinettista tre prestigiosi musicisti: Paolo Birro al pianoforte, Andrea Dulbecco al vibrafono e Pietro Benucci alla batteria.
Si prosegue a distanza di una settimana, giovedì 1 luglio, ricordando un altro genio del jazz di tutti i tempi, Charles Mingus, riletto da una formazione inedita e minimale. Un trio senza pianoforte, guidato da un grande contrabbassista, Furio Di Castri, che si completa con una front line di tutto rispetto: Marco Tamburini alla tromba e Achille Succi al clarinetto basso e sax alto.
Giovedì 8 luglio è la volta di un astro nascente del sax, il ventenne Mattia Cigalini. Musicista di razza, ha potuto affinare il suo talento al fianco di autentici veterani: da Franco Cazzola a Tullio De Piscopo, da Rosario Bonaccorso a Dado Moroni, fino a trovare la sua piena maturazione in “Arriving Soon”, il cd realizzato nel 2009 con la collaborazione di Fabrizio Bosso, Andrea Pozza, Tullio De Piscopo e Riccardo Fioravanti. Dalla successiva tournée in Giappone e dall’affermarsi del cd su quel mercato discografico è in pratica arrivata la sua definitiva consacrazione. Ad accompagnarlo il suo quartetto: Andrea Pozza al pianoforte, Riccardo Fioravanti al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria.
Un sestetto capitanato dal batterista e compositore Ferdinando Faraò sarà protagonista il giorno seguente, venerdì 9 luglio, con un titolo curioso: "Orecchie Unite". Titolo che in realtà appartiene ad una partitura scritta da Faraò per una big band composta da alcuni tra più interessanti e attivi musicisti del panorama nazionale e internazionale. La stessa partitura viene ora riproposta con un organico ridotto che vede comunque coinvolti alcuni dei musicisti della prima formazione animata dall'intenzione di creare un grande spirito collettivo e unitario tra artisti provenienti da differenti aree musicali. La musica ri-arrangiata per questo particolare sestetto è caratterizzata da momenti in bilico tra scrittura e improvvisazione in cui particolare attenzione viene data al suono e allo sviluppo attraverso cellule tematiche in una direzione tendenzialmente collettiva e corale tesa al superamento del classico schema tema-improvvisazione-tema. La formazione, oltre al già citato Faraò, vede la presenza di Michele Benvenuti - trombone, Germano Zenga - sax soprano e tenore, Serena Ferrara - voce , Francesco Forges – voce e flauto, Gianluca Alberti - contrabbasso,.
Giovedì 15 luglio un altro strumentista-compositore si presenta al pubblico milanese: si tratta del contrabbassista moscovita Yuri Goloubev accompagnato per l’occasione da Daniele Di Bonaventura al bandoneon, Mario Zara al pianoforte e Carlo Alberto Canevali alla batteria e percussioni. In questo suo progetto, denominato YG-LITE, la ricerca è volta a sottolineare le trame più leggere, ma non per questo meno ricercate, del linguaggio jazz. Dall'arrangiamento di celebri standard, come “All The Things You Are” a brani originali come “Bill Gates Amongst Us” basato sulla sigla di avvio di Windows.
A fine mese, giovedì 29 luglio, un suggestivo incontro fra due strumenti che non sembrerebbero destinati ad incontrarsi, personaggio istrionico e carismatico, Max De Aloe, virtuoso armonicista presente nella scena jazz contemporanea italiana con progetti musicali caratterizzati dalla commistione di arti e generi, incontra Antonello Messina, fisarmonicista di grande spessore, siciliano ma da anni residente a Berna. Due suggestivi strumenti definiti tecnicamente ad ‘ance libere’ (free reeds) a cui s’ispira il nome del quartetto. Un connubio originale dove ne escono vincitori il gusto per la melodia, la ricerca di un mondo lontano che nel ricordo si tinge di fascino, la straordinaria sensibilità, il gioco di emozioni. Il repertorio del quartetto, che si avvale della solidissima e fantasiosa ritmica di Marco Mistrangelo e Nicola Stranieri, presenta brani originali di Max De Aloe e Antonello Messina e successi presi a prestito dal mondo del tango argentino come, per citarne alcuni, ‘Vuelvo al Sur’ e ‘Oblivion’ di Astor Piazzolla e ‘El dia que me quieras’ di Carlos Gardel.
Dopo la pausa agostana, si riprende giovedì 2 settembre con il quintetto del sassofonista Felice Clemente. Questo progetto che trova sintesi nel disco “Blue of mine” rappresenta il frutto e la fusione delle esperienze e degli incontri musicali di questo giovane artista, il tutto animato dalla profonda esigenza di far incontrare le culture musicali che ha sempre amato - il jazz, la musica classica, l’afro, il latin e il tango. Un’esperienza realizzata con musicisti con cui Felice collabora da tempo, il chitarrista Bebo Ferra, il pianista Massimo Colombo, il contrabbassista Giulio Corini e il batterista Massimo Manzi. Ne viene fuori un dialogo aperto, privo di forzature e dogmi stilistici, attorno alla realtà sempre più composita del jazz contemporaneo.
La rassegna si chiude il giorno seguente, venerdì 3 settembre, con una formazione che vede Alberto Marsico all’organo hammond, Diego Borotti al sassofono, Lorenzo Frizzera alla chitarra e Giò Rossi alla batteria. Il repertorio è formato prevalentemente da composizioni originali nel filone del tradizionale "jazz organ quartet", carico di sapori blues e di contaminazioni soul e funk ma che frequentemente seguono invece percorsi di jazz più contemporaneo, con atmosfere che da muscolose si fanno più rarefatte.
|