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Lombardia
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Scritto da Simone Cardaciotto
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Lunedì 08 Novembre 2010 22:13 |
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Per 12 pezzi facili apre la nuova stagione del Litta di Milano un classico per la regia di Jurij Ferrini
Riapre la stagione teatrale del Teatro Litta di Milano che quest’anno ha dato vita a “12 pezzi facili”. Questo il titolo della stagione che, paradossalmente, vuole spiegare le problematiche che affronta il mondo di oggi attraverso 12 commedie caratteristiche per la fluidità con la quale riescono a snodarsi dai significati impliciti di tali opere.
L’opera in apertura della stagione è quella del drammaturgo nonché scrittore veneziano Carlo Goldoni, il quale scrisse l’opera nel 1751 la quale divenne in seguito uno dei successi più rinomati dello scrittore. Sotto la ideazione scenica e regia di Jurij Ferrini: talentuoso attore che meritò, nel 2003, il premio Eti-Olimpici del teatro come attore emergente, nonché uno dei tre fondatori del progetto U.R.T. (Unità di ricerca Teatrale).
La commedia narra della locandiera Mirandolina (Ilenia Maccarrone) la quale si diletta nel mandare avanti la locanda lasciata in eredità dal padre. La giovane ha la caratteristica di essere molto attraente e far innamorare chiunque alloggi per più giorni all’interno della locanda. Protagonisti attivi di queste assillanti attenzioni nei riguardi della padrona sono proprio il Marchese di Forlipopoli (Marco Zanutto) e il conte d’Albafiorita Angelo Tronca).
Per quanto vengano messi in mostra questi personaggi ( il Marchese di Forlipopoli, il Conte d’Alba fiorita e il cavaliere di Ripafratta) essi non sono nient’altro che elementi indispensabili per far risaltare l’ingegno della locandiera. Molto interessante la commedia la quale percorre un sentiero all’interno delle complicate situazioni sociali che intercorrevano fra nobiltà e la borghesia di quei tempi.
Essenziale è il ruolo del Cavaliere di Ripafratta (Jurij Ferrini), per mezzo del quale si scopre l’animo malizioso e quasi senza risentimenti della Mirandolina che, venendo a conoscenza del carattere misogino del cavaliere, cede alla tentazione di riconfermare l’ormai radicata idea di come una donna possa fare quello che vuole di un uomo.
Con abili stratagemmi, all’interno dei quali la locandiera simula emozioni e si abbandona ad avances, si vede come il cuore del Cavaliere inizi a fremere trovandosi davanti ad una tempesta interna nella quale la mente ed il cuore stesso sono in lite fra loro per il predominio sulle azioni che deve compiere la medesima persona per districarsi da quel laccio rappresentato dalla locandiera o abbandonarsi alla possibilità di un amore in cui l’uomo spera ancora.
Ad alimentare la fiamma dell’amore nel cuore del Cavaliere nei confronti di Mirandolina c’è la lite fra il Conte e il Marchese che ben volentieri interrompono momenti di discussioni intime con la padrona con liti o regali da porgere a Mirandolina .Per concludere la commedia Mirandolina decide di sposare Fabrizio (Matteo Alì): il cameriere sottoposto a cui è legato dalle ultime volontà del padre; anche se non lo ama è sicura di poter preservare la liberta alla quale agogna durante le discussioni con il Cavaliere nelle quali disprezza chi si sposa negando per sempre la libertà alla propria persona per imbarcarsi in un laccio gravoso come il matrimonio.
Districandosi in questo modo dalla spirale amorosa che si era formata intorno a lei nella quale erano coinvolti il Marchese, il Conte e il Cavaliere si ha la fuga del Cavaliere che più di prima odia il genere femminile per la sua natura illusoria mentre gli altri due personaggi vengono invitati ad abbandonare la locanda rifiutando i regali di matrimonio offerti dai due spasimanti. L’opera viene conclusa da una frase di Mirandolina nella quale consiglia ad ogni uomo di stare attento alle azioni compiute dalle donne e di ricordare sempre la fine della “Locandiera”.
Opera teatrale molto divertente ed interessante sotto ogni punto di vista esso infatti riporta facilmente la situazione odierna nella quale aumenta il numero delle persone single e diminuisce il numero dei matrimoni e sottolinea sempre più le difficoltà che vanno incontrandosi tra i differenti sessi all’interno di una società che si evolve ad una velocità sempre maggiore lasciando alle spalle la possibilità di curare situazioni emozionali che riguardano gli uomini e le relazioni che intercorrono fra essi. Come fosse una lotta fra l’umanità e l’evoluzione che costringe l’uomo a guardare ad una o all’altra ottenendo questi risultati.
Info: Dal 2 al 14 novembre 2010 Sala Teatro Litta Repliche dal martedì al sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30 – lunedì riposo. prezzo biglietti: martedì/mercoledì/giovedì intero € 12 – ridotto € 9 - venerdì/sabato/domenica intero € 18 – ridotti € 9/12
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