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Il Cardinale Tettamanzi, all'inaugurazione dell'anno pastorale 2010, richiama tutti gli ambiti della società milanese alla santità, a spogliarsi di tutte le cose inutili per concentrarsi in Cristo
Che il giorno 8 settembre si annunciasse una giornata speciale lo avevo intuito fin dal mattino e poi via via ne ho avuto la conferma, quando verso le 11,00 sono sopraggiunto nei pressi piazza di Duomo.
Il sole si era da poco affacciato, dopo una mattinata piovosa, ma già prima si respirava un atmosfera gioiosa e diversa da quella di altri eventi mondani, infatti si trattava di un evento che aveva a che fare con lo spirito e migliaia e migliaia di giovani, con i loro amici e parenti esultavano, piangendo, ridendo, battendo le mani e urlando slogan come si fa ad una manifestazione, mentre si trattava semplicemente dell'espressione di gioia per tutti quei giovani ammessi al sacerdozio in quella mattinata in cattedrale.
L'uomo e soprattutto i giovani, sono assetati di spiritualità, avendo un atavico bisogno di ricercare qualcosa che sia al di là della propria carnalità, perchè una delle sue essenze che lo costituiscono, trascende la materia distinguendolo dagli animali e proiettandolo verso il suo autore: l'Iddio vivente e vero che lo ha creato.
Nello stesso giorno si inaugurava anche l'anno pastorale 2010/2011 e nella sua omelia l'arcivescovo a fatto riferimento a due nuovi testi per quest'anno: “Santi per vocazione” e “In cammino verso San Carlo, il vescovo tanto amato dai milanesi al tempo della peste, di cui quest'anno ricorre il quarto Centenario della sua canonizzazione.
L'arcivescovo, nel corso della conferenza stampa, che ha seguito il solenne Pontificale ha poi ribadito il suo messaggio: “Milano, punta alla santità”, esortando tutti gli ambiti della società milanese, nessuno escluso, ad orientarsi verso la santità, spogliandosi di tutto quello che è superfluo. A tal proposito non si poteva non richiamare l'enciclica “Rerum Novarum”, che nonostante sia del 1891 è ancora di un attualissima e, allora come ora, si rivolge a tutti per risolvere la questione sociale.
Io personalmente preferirei una Chiesa più proiettata nell'annuncio genuino del Cristo, anche a discapito di un minore impegno sociale, a cui naturalmente sono chiamati tutti se si vuole raggiungere l'obiettivo della santità, da non intendersi come onori degli altari umani, ma quel vivere, giorno per giorno “appartati” infatti è questo il significato etimologico del termine “santo”.
Forti sono state le sue affermazioni riferite alla paura della croce da parte degli stessi cristiani e, talvolta della stessa chiesa. Poi subito il suo richiamo ad avere maggiore sensibilità verso quei fratelli feriti, e non si riferisce solo agli extracomunitari non integrati, come qualcuno vorrebbe far credere, ma gli anziani, i carcerati, gli ammalati, gli emarginati, e sono migliaia e migliaia, che soffrono la solitudine e fanno elevare il loro grido.
Grido che spesso non viene recepito dai più fortunati, perchè avviluppati e distratti dal mondo moderno che ci sta sempre più rendendo insensibili e refrattari al richiamo di Cristo. L'arcivescovo ha anche aggiunto: “c’è troppo individualismo ed egoismo anche in noi e nelle nostre comunità ed è forte la tentazione di non voler vedere i poveri, i nuovi poveri di oggi, e le nuove necessità della crisi e del tempo presente”. Allora ecco la necessita di farsi povero coi poveri, come dice una delle beatitudine evangeliche “ Beati i poveri di spirito, perchè vedranno Dio”.
Tutti sono chiamati alla santità ha detto il cardinale, nessuno escluso, perchè è possibile servire Dio rimanendo nel proprio ambito, non è necessario essere degli “addetti ai lavori”, cioè dei religiosi e per tale motivo nel suo discorso affermava: “ L'amore di Dio per l’umanità e per la sua storia, un amore che nulla e nessuno possono mai stancare. Il cristiano, tuonava l'arcivescovo, è chiamato a seguire l'esempio del “Buon Samaritano”, che “esprime la biografia di ogni cristiano, il quale imita la santità di Cristo, unico Salvatore, e raccoglie tutta la propria vita in un’unica grande vocazione, che si esprime nell'essere capace di amare come Gesù”.
Non poteva mancare il suo riferimento alla famiglia che, come la più piccola cellula della società, deve avere la massima attenzione dalle autorità. Poi con una battuta di autoironia ha detto: “sono stufo di parlare della famiglia intorno alla quale si fa tanto parlare, ma non bastano solo le parole”. Quindi per sottolinearne l'importanza annunciava che proprio in merito alla politica della famiglia si sta camminando verso il VII° Incontro Mondiale delle Famiglie del 2012. Per lo stesso argomento confermava il fondo Famiglia anche per quest'anno ricordando come ha già raccolto e devoluto, a favore di 4mila padri e madri senza lavoro, otto milioni e 730mila euro. In tal maniera, l’arcivescovo, metteva ancora una volta al centro il tema del lavoro, dei troppi disoccupati, dei cassintegrati che, come moderni poveri si mettono in coda davanti alle parrocchie, alle Caritas e ai circoli Acli della Diocesi, che fanno da recettori e distributori di aiuto. Quando se ne parlò di questo progetto, il primo a mettere mano al portafoglio fu proprio il cardinale, con una donazione di un milione di euro (n.d.r. avevamo riportata la notizia), seguito a ruota dalla Fondazione Cariplo con un altro milione e mezzo e poi da una miriade di enti, associazioni e parrocchie.
In quella giornata speciale, l'arcivescovo, rivolto ai giovani aveva detto, ma lo ha anche ribadito in conferenza stampa, esortando gli operatori della carta stampata e Tv a divulgare con i loro mezzi, quanto importante fosse orientarsi verso la santità, al matrimonio cristiano e quale ricchezza c'è nel presbiterato e la consacrazione, nella verginità per il regno di Dio. Aggiungendo poi: “Abbiate il coraggio di sfidare la precarietà dolorosa del tempo presente, non abbandonatevi all’attimo fuggente, amate la progettualità della vostra vita, la durata delle vostre esperienze, il sacrificio nel vostro amore. Anche se dovete consumare qualche attesa o affrontare qualche difficoltà, fidatevi di Dio” e ribadiva: “Non lasciatevi ingannare dal costume del tempo presente, non pensate a convivenze deboli, puntate in alto, puntate ad un amore che duri per sempre, come quello di Gesù per la sua Chiesa: non sarete delusi! Dico anche agli adulti e alle comunità, a chi decide del lavoro e della casa: aiutate i vostri figli a sposarsi nel Signore”.
Durante la conferenza stampa, l'arcivescovo ha risposto esaustivamente e senza mezzi termini a tutte le domande dei giornalisti presenti, compresa quella rivolta dalla nostra testata, che ha avuto per prima ed una lunga e articolata risposta nella quale confermava, come la Chiesa in generale e la Chiesa ambrosiana, in vista della santità a cui è chiamata, è disposta a spogliarsi delle cose inutili. Infine ha ricordato come sia importante che i bambini rom di Milano sgomberati da via Rubattino abbbiano la possibilità' di cominciare regolarmente l'anno scolastico.
Il porporato, oltre alla figura di San Carlo Borromeo, ha richiamato anche San Tommaso D'Aquino, il quale invitava si alla prudenza ma spronava ad essere capaci di saper guardare avanti, di precorrere i tempi, in una parola di essere lungimiranti sempre per l'avanzamento del regno di Dio.
Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno si conferma come la Chiesa Ambrosiana guidata dal suo pastore Dionigi Tettamanzi è capace di essere a fianco dei più deboli, motivo per il quale sono sempre di più le delegazioni di lavoratori che si presentano in piazza Fontana, davanti all’Arcivescovado, per chiedere ascolto al cardinale, come se fosse appunto rimasto l’unica istituzione a fare qualcosa di concreto per chi si ritrova sul lastrico. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati magazzinieri del Gs-Carrefour di Pieve Emanuele, giunti all’ottantanovesimo giorno senza stipendio. Come in passato hanno fatto i dipendenti di altre decine di fabbriche messe in liquidazione, anche i lavoratori della cooperativa — che aveva l’appalto dal colosso della grande distribuzione — hanno sollecitato la mediazione della Chiesa.
La giornata si è conclusa piacevolmente con un concerto voluto fortemente dal Cardinale Tettamanzi, maestrevolmente eseguito dall'Orchestra Sinfonica Esagramma, che è l'espressione dell'omonima Cooperativa Sociale che dal 1999 aiuta con la musicaterapia orchestrale bambini, ragazzi ed adulti con problemi psichici e mentali, affetti da disagio sociale e famigliare, disturbi post traumatici ed è composta da 25 musicisti disabili, 20 professionisti ed è affiancato da un coro di 50 elementi.
Il concerto, facente parte della rassegna VivilDuomo doveva svolgersi nell'incantevole cornice delle guglie del Duomo, all'ombra della guglia maggiore, ma causa le avverse condizioni meerologiche, rivelatesi più che fondate con copiosa pioggia e rombanti tuoni, si è tenuto all'interno della non meno suggestiva cornice data dalla navata centrale della cattedrale, introdotto dal prof. Angelo Caloia, presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo e poi da monsignor Pier Angelo Sequeri, Presidente e Direttore artistico dell'Orchestra. Sono stati eseguiti 6 brani di Bach, Beethoven e Grieg per concludersi con un'esecuzione in prima assoluta mondiale: l'Ave Maria” di Jacob Arcadet rielaborata, come tutti gli altri brani da monsignor Sequeri, che è stata bissata a richiesta dell'incantato pubblico. Per ogni altro approfondimento www.chiesadimilano.it – www.fondofamiglialavoro.it
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