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I chiodi di Cristo

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Lombardia
Scritto da Ufficio Stampa   
Martedì 12 Aprile 2011 23:49

Studioso italiano esclude che servirono per una crucifissione.


Simcha Jacobovici con uno dei chiodi scoperti in un ossario a GerusalemmeMilano, 12 aprile 2011. Hanno fatto il giro del mondo, nei giorni scorsi, le affermazioni del documentarista canadese Simcha Jacobovici, che ritiene di aver scoperto due chiodi con cui i soldati romani crocifissero Gesù.

La tesi di Jacobovici è alla base del film documentario di prossima uscita "I chiodi della Croce". L'autore ha rinvenuto i chiodi presso il laboratorio dell'Università di Medicina di Tel Aviv, ma sostiene che furono rinvenuti nel 1990 in un ossario scoperto a Gerusalemme, su cui era inciso il nome di Caifa: il sacerdote che, secondo i Vangeli, consegnò Gesù ai Romani.

Secondo Jacobovici, Caifa si sarebbe pentito di quel gesto e prima di morire avrebbe recuperato i chiodi della crocifissione, chiedendo che fossero sepolti con la sua salma. Alcuni archeologi israeliani contestano la tesi di Jacobovici, sostenendo che la tomba in cui furono trovati i chiodi è modesta e non certo degna della sepoltura di un sommo sacerdote.

Su questo ritrovamento prende la parola anche Roberto Malini, scrittore e storico: "Secondo la tradizione antica, diverse reliquie legate alla morte di Gesù vennero recuperate nei primi secoli dell'era cristiana. I chiodi venivano chiamati 'strumenti della Passione' e, sempre secondo la tradizione, tre di essi sarebbero stati rinvenuti dall'imperatrice Elena, madre di Costantino I e santificata dalla Chiesa cattolica.

Le leggende cristiane ne individuano uno presso la Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, uno appeso sull'altare maggiore del Duomo di Milano, uno all'interno della corona ferrea a Monza o nella sacra lancia di Longino a Vienna.

Storia e archeologia ci rivelano che i condannati alla crucifissione venivano inchiodati ai polsi e non alle palme delle mani, per evitare che le teste metalliche dilaniassero le carni, sotto il peso dei corpi. Si trattava di chiodi a 'L' o a testa molto estesa, dall'ampio diametro e lunghi almeno 15 centimetri, in modo che potessero trapassare il polso di un uomo adulto e conficcarsi in profondità nel legno delle croci".
Malini a questo punto mostra una foto in cui Simcha Jacobovici esibisce uno dei chiodi scoperti a Gerusalemme. "Come si vede chiaramente," spiega lo scrittore, "il chiodo non possiede alcuna delle caratteristiche di un chiodo da supplizio, essendo troppo corto, con un diametro troppo ridotto e una testa non abbastanza grande.

Sembra piuttosto il chiodo di un sarcofago, di una bara o dello scrigno di un corredo funebre ed è per questo che, verosimilmente, è stato ritrovato all'interno di un antico ossario".

Nella foto, Simcha Jacobovici con uno dei chiodi scoperti in un ossario a Gerusalemme

Per info
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www.watchingthesky.org
www.whitemouse.eu

 

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