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Furious Mingus

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Lombardia
Scritto da Ass. Amici della Musica Milano   
Giovedì 01 Luglio 2010 12:19

Dopo il successo del primo appuntamento, Note sotto l'Arco prosegue, giovedì 1 luglio, ricordando un altro genio del jazz di tutti i tempi, Charles Mingus


Il genio e la poesia di uno dei più grandi maestri della musica del Novecento riletti nel trentennale della sua scomparsa da una formazione inedita e minimale. Un tributo a Charles Mingus per esplorare i segreti della sua arte compositiva, tra combinazioni matematiche, invenzione melodica e scrittura orchestrale.
Sono passati trent’anni dalla scomparsa di Charles Mingus a Cuernavaca, il 5 gennaio 1979.

Si dice che quello stesso giorno 56 balene si siano arenate sulle coste dello Yucatan - Mingus avrebbe compiuto 57 anni pochi mesi dopo. Con questa immagine simbolica si è chiusa la vita di un uomo che ha scritto le migliori pagine della storia del jazz, usando melodie raffinate e armonie sperimentali con una segreta passione per le geometrie e la matematica che originano il ritmo e le sue variazioni.

Già, i numeri. Mingus giocava con i numeri.
Nelle sue composizioni tutti i cambiamenti di tempo sono costruiti secondo le regole dell’aritmetica - moltiplicazioni, divisioni, frazioni.  
Ci sono combinazioni di 2 e di 3 – di 2, 3, 4, 6, 8, 12 e 16 - fino a sfiorare il mondo dei numeri primi con il 19, la chiave della modulazione ritmica di una delle sue ultime composizioni, Sue Changes.

Diciannove. Il 19 moltiplicato per 3 fa 57, proprio come gli anni che Mingus avrebbe compiuto pochi mesi dopo quel brutto gennaio del 1979.
Mingus era un personaggio incredibile, con una personalità forte e trasgressiva e un’indole incredibilmente delicata e generosa. Non parlava mai di come scriveva la sua musica. La scriveva e la faceva imparare a memoria ai suoi musicisti. Le brusche accellerazioni dei tempi e le frenate improvvise venivano annotate sulle partiture con dei semplici “accellerando” o “rallentando”.  Sono il fondamento della sua scrittura, ma il nostro orecchio viene ipnotizzato dalla magia delle sue melodie e l’arte dell’orchestrazione e non se ne accorge.

Nella sua musica convivono le radici del blues e l’estetica di Duke Ellington, la forza di Coltrane e la creatività di Charlie Parker, amalgamate e descritte con la logica di un racconto. Un’esperienza unica,  inimitabile.
Il nostro tributo a Charles Mingus segue un percorso che parte da lontano, nel tentativo di interpretare l’alchimia delle sue composizioni attraverso quei numeri e quelle melodie che ne sono all’origine.

Furio di Castri, contrabbasso
Marco Tamburini, tromba
Achille Succi, sax altro e clarinetto basso


 

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