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Una mostra sul Pallio Bizantino di San Lorenzo

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Liguria
Scritto da Ufficio Stampa   
Mercoledì 14 Dicembre 2011 00:06

La preziosa opera, attualmente in restauro a Firenze, verrà ricollocata tra due anni nel percorso museale.


Una mostra sul Pallio Bizantino di San LorenzoIl Pallio bizantino di San Lorenzo, donato alla città di Genova da Michele VIII Paleologo, conoscerà il proprio 750° anniversario il giorno di Natale del 2011. Per questa occasione il Museo di Sant’Agostino allestisce una mostra che, attraverso immagini e pannelli didattici, ne ripercorre la storia.

L’inaugurazione è prevista per giovedì 15 dicembre alle ore 18 alla presenza di Adelmo Taddei, curatore del Museo di Sant’Agostino, Loredana Pessa, responsabile delle collezioni tessili dei Musei di Strada Nuova, e Marco Ciatti, direttore del Settore Tessili dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dove il capolavoro si trova attualmente per il restauro.

In mostra anche pannelli esplicativi sulle delicate e imprescindibili operazioni di risanamento e riparazione dopo le quali – fra due anni – il Pallio tornerà a Sant’Agostino e verrà inserito nel percorso museale rendendone di nuovo possibile la fruizione.

LA STORIA
Nel 1261 l’imperatore Michele VIII Paleologo riconquistava Bisanzio grazie al supporto dei Genovesi, che riuscivano così a spodestare l’Impero Latino d’Oriente, prodotto della IV Crociata condotta nel 1204 dai Veneziani. In segno di riconoscenza l’Imperatore, oltre a grandi privilegi commerciali, donava alla città ligure un pallio in sciàmito di seta destinato ad ornare l’altar maggiore della cattedrale di San Lorenzo.

L’OGGETTO
Questo prezioso tessuto, di ineguagliabile qualità (sciàmito significa “a sei spolette”, “a sei fili”, a indicare la qualità della lavorazione e la robustezza del risultato), decorato con fili colorati e d’oro e d’argento, rimase in Duomo fino al 1663, poi trasmigrò presso i Padri del Comune e, da lì, alla fine dell’Ottocento, in Palazzo Bianco. E’ stato poi trasferito nel Museo di Sant’Agostino, dove ritornerà a conclusione dei lavori.
Il Pallio narra episodi e martirio della vita dei santi Lorenzo, Ippolito e Sisto. La descrizione si svolge su due registri e presenta, al centro del registro superiore, San Lorenzo che introduce l’imperatore bizantino, con l’arcangelo Michele, suo protettore, nella chiesa genovese. Il Paleologo viene posto in stridente contrasto col perfido Decio, imperatore romano persecutore di cristiani e protagonista delle storie rappresentate, assieme ai tre Santi martiri.
Il pallio genovese costituisce un capolavoro unico nella storia dell’arte, un tessuto prezioso, frutto del lavoro del miglior atelier tessile del bacino mediterraneo di allora, quello del palazzo imperiale di Bisanzio, nel quale la tradizione e l’iconografia greca si fondono con l’apporto di maestranze occidentali, rilevabile – ad esempio – nell’utilizzo della lingua latina e nelle lettere in caratteri gotici.

Le maestose dimensioni (ca. cm. 377 x 132,  che corrisponderebbero, con una discrepanza di un solo centimetro, a 15 palmi genovesi per 5) sono pressoché ineguagliate fra i tessuti consimili conservati e lo rendono degno della massima attenzione fra gli esperti di tutto il mondo.
Il Pallio è un capolavoro unico al mondo anche per la straordinaria quantità di informazioni che fornisce sulla storia di Genova, sulla storia dell’Impero Bizantino, sui rapporti fra questi due attori fondamentali nella storia del Mediterraneo, sulla religiosità occidentale e orientale in un momento a metà strada fra scisma e  tentata  riunificazione delle due chiese, sulle tecniche e sui rapporti fra laboratori

IL RESTAURO

Il restauro è affidato all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Al momento sono in corso le analisi che consentono di studiare approfonditamente il manufatto, conoscerne nel dettaglio intima struttura e problemi. In questo contesto vengono utilizzati i più recenti software informatici, i microscopi elettronici, ogni tecnica fotografica e radiografica reputata utile a fornire elementi che portino alla elaborazione del miglior progetto possibile. I settecentocinquant’anni di età, infatti, fanno sì che il ‘nostro’ pallio presenti problemi acutissimi di depolimerizzazione del filo di seta che lo compone, oltre a strappi, deformazioni del tessuto e ossidazioni dei fili metallici.

L’ALLESTIMENTO

Contestualmente, per questo documento/monumento verrà studiato un allestimento che, adottate tutte le cautele conservative che l’Opificio vorrà prevedere, ne colga e ne spieghi in modi museograficamente innovativi ogni aspetto: artistico, storico, materico ricorrendo, quindi, ad un esauriente apparato didattico-esplicativo.
In una ipotesi più ampia, la visione del pallio potrebbe concludere un percorso che ben illustri quel “Commonwealth” genovese che caratterizzò l’espansione e il predominio di questa città nel bacino mediterraneo e oltre (Mar Nero, Europa del nord) e che tutt’oggi presenta tracce architettoniche e documentali fondamentali per la comprensione di quel ‘Medioevo di platino’ che, dal secolo XI in poi, vide Genova disputare il predominio politico e, soprattutto, commerciale con pochi altri competitori all’altezza del confronto.

 

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Nello stesso giorno dell’anno 1887 è stata aperta a Korce “la prima scuola Albanese”.  L’apertura della stessa fu  resa possibile  dai RILINDES,  che alcuni di loro diventarono successivamente presidi di quella struttura. Il primo preside fu Petro Nini Luarasi e di seguito Pandeli Sotiri, Nuci Naci e molti ancora. In ricordo dell’” Apertura della prima scuola Albanese” nel 1887, tutti gli insegnanti oggi festeggiano il loro giorno, la quale nel corso degli anni, è diventata una festa nazionale per l’Albania.

Tutti conosciamo il 7 Marzo 1887 come il giorno del’apertura della prima scuola Albanese nel nostro paese ma, molte volte certe informazioni non sembrano combaciare. La Chiesa Cattolica difende un pensiero completamente diverso, secondo il quale la prima scuola della lingua albanese in Albania sarebbe stata aperta molto prima, cioè nel 1632 dal Ordine dei Francescani a Kurbin. Dopo decenni lo stato comunista ha ufficializzato la sua tesi, secondo la quale la prima scuola della lingua albanese nel nostro paese è quella di Korca, che rimane di una profonda importanza per il nostro popolo, però i dati storici dimostrano il contrario.

Le scuole della lingua albanese nel settentrione del’Albania sono attive da almeno 400 anni.

Padre Donat Kurtine in uno studio pubblicato nel giornale “Ylli i Drites” nel 1935 parla della prima scuola di albanese nel 1638. Le prime scuole “ a quanto ne sappiamo” dice lui sono: la scuola di Pllana, Blinishti e Shkodra.

Lo studioso americano Edwin Jacques nella sua opera "The Albanians: An Ethnic History from Pre-Historic Times to the Present", documenta l’apertura delle scuole ancora prima nel tempo, nel 1632 secondo il quale: “La prima scuola della lingua albanese è stata aperta a Vele di Mirdita nel 1632, ma non era l’unica. A parte la lettura e scrittura, si insegnava anche la grammatica ed erano in uso i libri di luminari come Budi, Bardhi e Bogdani. Segue l’apertura di molte altre scuole di lingua albanese per arrivare a 21 nel 1887, anno del “apertura ufficiale” della prima scuola.

Sono passati  quasi 400 anni ed ancora non c’è un'unica verità, rimane tra i tanti dubbi, la certezza che in questo giorno, i molti insegnanti della nostra Nazione, celebrino il loro giorno festivo ma la domanda rimane sempre accesa.
Quando è stata aperta la prima scuola di lingua albanese?

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