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Paolo Villaggio, clown per deformazione

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Liguria
Scritto da Alessandra Chiappori   
Lunedì 10 Ottobre 2011 22:48

Al popolare attore genovese è andato il Premio Grock Città di Imperia 2011.


IMPERIA. Dopo Paolo Rossi, Antonio Albanese e altri nomi noti del panorama internazionale dello spettacolo, quest’anno è toccato a Paolo Villaggio salire sul palco del teatro Cavour di Imperia per ricevere il Premio Grock, legato alla settima edizione dell’omonimo Festival cittadino organizzato e curato da Sergio Maifredi, e che animerà Imperia per tutta la prossima settimana.

Una serata di chiacchiere sul palcoscenico che ha visto il papà di Fantozzi circondato dallo stesso Maifredi, dal Sindaco Paolo Strescino, dall’assessore alla cultura Claudio Baudena e dalla professoressa Margherita Bonino, docente di teatro antico presso l’Università di Genova. “Dopo le vele e l’olio, è Grock il terzo punto di promozione per Imperia, ed è da questa considerazione che sette anni fa è nato il Festival a lui dedicato” ha evidenziato Baudena “Lo stesso Grock aveva scelto la città come seconda patria, perché allora non farla diventare il punto di riferimento per l’arte della clownerie e del teatro fisico in generale?” E di quest’arte Villaggio è uno dei maestri italiani. Seconda grande maschera del teatro e del cinema dopo Totò, Villaggio con Fantozzi ha creato un’identità così italiana da restare sulla cresta dell’onda per 40 anni. Una maschera comica, sì, ma a tratti profondamente tragica di paura e insicurezza.

“Sono contento di essere qui a questa bella commemorazione” ha esordito Villaggio prendendo in giro gli elogi elencati da Maifredi “ho passato 50 anni senza prendere premi, bisognerebbe abbassare i toni, non merito ciò che hai detto” fa poi il modesto. Ma anche senza alzare i toni, i nomi e le esperienze che emergono si commentano da sé. Il discorso parte dai ricordi dell’esordio genovese nel piccolo teatro di piazza Marsala e dall’incontro con Maurizio Costanzo, che lo volle a Roma intuendo il suo talento: “mi avrebbero pagato 20mila lire al giorno, erano tante, e ringrazio mia moglie che mi ha dato un ottimo consiglio: ‘lascia sempre il certo per l’incerto’”. Da qui, una carriera affiancata dai più grandi nomi del teatro: Gassman, Tognazzi, Olmi. Ma Villaggio, prima di raccontare, divaga con il sindaco: “mi fa piacere averla al mio fianco, è un politico molto giovane, e io provo molta simpatia per i politici giovani perché hanno un vantaggio, hanno sotto gli occhi i veri problemi”.

Si lamenta delle serre che inquinano il panorama delle colline della Riviera dei Fiori, si autoinvita per il prossimo anno, con uno spettacolo (pagato, si affretta ad aggiungere) e finisce arrivando a discutere del linguaggio attuale: “più si abbassa il livello del linguaggio, più gli ascolti in tv salgono, ma il politichese non lo capisce nessuno e la tv di stato si adegua a un meccanismo economico che dovrebbe esserle estraneo”.

Tornano, nelle cronache della Genova di Villaggio, le collaborazioni con Monicelli, Arbore, Sordi. Ma torna soprattutto Fabrizio de André, con cui nel 1962 scrisse il testo di “Carlo Martello”, e fu anche costretto a cambiare una strofa perché denunciato a causa di un termine volgare, “un moralismo” commenta Villaggio “che un po’ rimane tuttora. Il pubblico ha la presunzione pietrificata di essere ancora tra i più invidiati, ma non è più così, non ci stiamo più accorgendo del cambio della cultura”. Cultura che torna raccontando delle serate al circolo di sinistra per il cineforum, là dove si proiettavano i film del grande filone del cinema muto russo e dopo partiva il dibattito, guidato dagli espertissimi. Come non ricadere sulla celeberrima “Corrazzata Potëmkin” fantozziana e sorridere di quel periodo impegnato?

E che Fantozzi sia la vera invenzione del Villaggio clown si ribadisce anche quando si parla della neolingua fantozziana, composta di termini come “poltrona di pelle umana”, “supermegapresidente”, il vocabolario di una maschera amara del ‘900, ricordata come tale anche da Dario Fo. “Era il personaggio ideale per gli anni ‘60” spiega la professoressa Bonino, “Fantozzi raccontava il lato nero della classe impiegatizia, servile e pronta alla corruzione”. Un po’ come il clown, il comico triste per antonomasia, rappresentato in modo egregio dalla figura di Grock e da Villaggio, che si è attribuito il riconoscimento, dopo il David di Donatello, la Grolla d’Oro, l’Orso d’Argento, il Leone d’Oro alla carriera.

“Pensavo che fosse uno di quei riconoscimenti piccoli” ha commentato Villaggio ricevendo la targa in mano “invece scopro che si tratta del riconoscimento a un certo tipo di comicità, che è la mia e che Fellini stesso amava. Io sono così come il clown: faccio le cose distorte, deformo la realtà”. Una deformazione che sta all’origine della mancanza di aggancio con la realtà che rende i clown così tristi, e talvolta spaventa i bambini.
Prima delle domande dal pubblico, che hanno riservato momenti di ilarità ma anche di riflessione sul teatro e la politica contemporanea, Villaggio ha ribadito di voler tornare l’anno prossimo con uno spettacolo: “questo premio mi lusinga, perché è importante. Grock l’ho visto una sola volta, lo ricordo poco, ma indubbiamente, vista la fama, era davvero un personaggio straordinario”.

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Nello stesso giorno dell’anno 1887 è stata aperta a Korce “la prima scuola Albanese”.  L’apertura della stessa fu  resa possibile  dai RILINDES,  che alcuni di loro diventarono successivamente presidi di quella struttura. Il primo preside fu Petro Nini Luarasi e di seguito Pandeli Sotiri, Nuci Naci e molti ancora. In ricordo dell’” Apertura della prima scuola Albanese” nel 1887, tutti gli insegnanti oggi festeggiano il loro giorno, la quale nel corso degli anni, è diventata una festa nazionale per l’Albania.

Tutti conosciamo il 7 Marzo 1887 come il giorno del’apertura della prima scuola Albanese nel nostro paese ma, molte volte certe informazioni non sembrano combaciare. La Chiesa Cattolica difende un pensiero completamente diverso, secondo il quale la prima scuola della lingua albanese in Albania sarebbe stata aperta molto prima, cioè nel 1632 dal Ordine dei Francescani a Kurbin. Dopo decenni lo stato comunista ha ufficializzato la sua tesi, secondo la quale la prima scuola della lingua albanese nel nostro paese è quella di Korca, che rimane di una profonda importanza per il nostro popolo, però i dati storici dimostrano il contrario.

Le scuole della lingua albanese nel settentrione del’Albania sono attive da almeno 400 anni.

Padre Donat Kurtine in uno studio pubblicato nel giornale “Ylli i Drites” nel 1935 parla della prima scuola di albanese nel 1638. Le prime scuole “ a quanto ne sappiamo” dice lui sono: la scuola di Pllana, Blinishti e Shkodra.

Lo studioso americano Edwin Jacques nella sua opera "The Albanians: An Ethnic History from Pre-Historic Times to the Present", documenta l’apertura delle scuole ancora prima nel tempo, nel 1632 secondo il quale: “La prima scuola della lingua albanese è stata aperta a Vele di Mirdita nel 1632, ma non era l’unica. A parte la lettura e scrittura, si insegnava anche la grammatica ed erano in uso i libri di luminari come Budi, Bardhi e Bogdani. Segue l’apertura di molte altre scuole di lingua albanese per arrivare a 21 nel 1887, anno del “apertura ufficiale” della prima scuola.

Sono passati  quasi 400 anni ed ancora non c’è un'unica verità, rimane tra i tanti dubbi, la certezza che in questo giorno, i molti insegnanti della nostra Nazione, celebrino il loro giorno festivo ma la domanda rimane sempre accesa.
Quando è stata aperta la prima scuola di lingua albanese?

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