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Oneglia, l’altro volto di Edmondo De Amicis

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Liguria
Scritto da Alessandra Chiappori   
Lunedì 26 Settembre 2011 20:55

Giornate Europee del Patrimonio all’insegna della cultura presso la biblioteca civica di Imperia “Leonardo Lagorio”.


ScrittoioIMPERIA. “Porte aperte in biblioteca”, questo il titolo di una delle varie iniziative che hanno visto coinvolte le strutture museali e i diversi istituti di cultura della Provincia di Imperia nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio svoltesi il 24 e 25 settembre scorsi.

La biblioteca Civica imperiese “Leonardo Lagorio” ha aderito al progetto con una due giorni all’insegna della scoperta di Edmondo De Amicis, scrittore nato a Imperia e trasferitosi poi a Torino, e dei suoi legami con la storia della città. Occasione migliore non poteva essere scelta: le Giornate del Patrimonio, istituite nel 1991 dal Consiglio d’Europa e divenute ormai un appuntamento fisso del mese di settembre, si prefiggono da sempre lo scopo di diffondere la conoscenza delle radici culturali del Paese e dei vicini stati europei.

Quella della “Lagorio” è stata un’apertura straordinaria tutta dedicata a colui che dà nome alla piazza antistante la biblioteca stessa, Edmondo De Amicis, i cui natali sono da collocare proprio a Imperia, all’epoca ancora Oneglia. La città non solo può vantare le origini di uno dei più noti letterati del XIX secolo, ma, per esplicito desiderio dell’ultima discendente di De Amicis, la nuora Vittoria Bonifetti, ha ricevuto in dono prezioso materiale e oggettistica originale dello scrittore, ora esposti nello spazio museale della biblioteca, di recente spostata negli adeguati e moderni spazi dell’ex tribunale. Esattamente nel palazzo di fianco, attuale sede della Guardia di Finanza, nacque De Amicis.

Lo spazio museale dedicato allo scrittore vede la ricostruzione del suo studio personale, composto  da una serie di librerie e vetrine, uno scrittorio, poltrone e sedute, preziosi mobili in legno di mogano, lavorati in un elegante stile inglese ed eleganti chiambrane, decori per finestre in vetro cattedrale e stagno. Gli scaffali contengono un patrimonio di assoluto valore, la biblioteca personale di De Amicis, pregiato archivio di più di 3000 volumi, tra cui spiccano le opere più care all’autore, quelle a lui dedicate dagli amici intellettuali francesi, libri di storia, filosofia, romanzi. Cuore GiapponeseTra questi, la raccolta completa dei suoi scritti, alcuni – ed è soprattutto il caso del notissimo “Cuore” – presenti in svariate edizioni e traduzioni da tutto il mondo.

“Cuore”, romanzo di estremo successo che da sempre con il suo alone di fama tende a celare tutto il restante lavoro intellettuale deamicisiano, dalle opere di viaggio, gli appassionanti reportage sull’Olanda, Londra, Parigi, Costantinopoli, ai lavori dedicati all’impegno sociale, tra cui gli scritti sull’emigrazione, che spesso toccavano così da vicino gli stessi liguri. E ancora, gli articoli del De Amicis giornalista su “La Lima”, periodico della Federazione Socialista Onegliese, giornale de quale la biblioteca vanta la conservazione dell’intero archivio, conservato presso il deposito librario, eccezionalmente aperto al pubblico domenica 25 settembre.

Ma non ci sono solo opere locali. Se i documenti e gli oggetti presenti in biblioteca contribuiscono ad aprire lo sguardo su un De Amicis intellettuale a tutto tondo nel contesto ottocentesco che lo vede protagonista del dibattito letterario e sociale, con le aperture straordinarie si scopre anche la presenza nell’archivio librario di alcuni incunaboli (opere originali quattrocentesche), varie cinquecentine, altri volumi del Seicento e del Settecento.

Librerie“Questi preziosi materiali” spiega la bibliotecaria e preparatissima guida Isa Gastaldi “provengono dalla vecchia biblioteca di Porto Maurizio, esistente naturalmente prima della fondazione di Imperia nel Novecento. La biblioteca aveva avuto la fortuna di poter raccogliere volumi antichissimi da svariati conventi e monasteri della zona. Tutti questi libri sono confluiti nella biblioteca di Imperia, e fino a poco fa archiviati senza possibilità di visita”. Per fortuna del pubblico e più in generale della cultura difesa dalle Giornate del Patrimonio, dal 2009, con lo spostamento nella nuova sede, la biblioteca ha potuto restaurare gli archivi, ora aperti per visite e consultazioni su richiesta.

Insomma, la biblioteca apre le porte alla storia di De Amicis ma, in fondo, anche alla propria storia, e così a quella della città di Imperia, che risale a epoche in cui Porto Maurizio e Oneglia avevano ancora esistenze separate. “Una piccola curiosità” aggiunge ancora Isa Gastaldi “anche se sono stati oscurati dai 150 anni di Italia, il 2011 vede anche i 150 anni dell’antica biblioteca di Porto Maurizio, istituita nel 1861, solo due anni prima di quella di Oneglia”.

Storie locali inseparabili da storie nazionali, e biografie celebri come quella deamicisiana che rivelano radici tutte imperiesi, questo e altro regala una visita alla biblioteca “Leonardo Lagorio”. È un legame che De Amicis stesso teneva a ribadire, come si può dedurre da questo estratto dal discorso pronunciato nel 1905 in occasione di una visita a Oneglia:
“Partito di qui nell’età che non lascia traccia nella memoria, non portai con me nessun ricordo della città dove son nato.

Ma tante volte, nella mia famiglia, da ragazzo e da giovinetto, La intesi rammentare, e così lungamente se ne parlava, e con tanto affetto, che leVelocipede immagini riflesse di questi luoghi e delle persone e delle cose presero nella mia mente vita ed evidenza di ricordi diretti, in modo che la primissima infanzia divenne per me come la visione intima d’una presistenza misteriosa, più bella e più poetica della fanciullezza di cui serbo chiara coscienza.

Perciò, in fondo ai miei ricordi più lontani, vidi sempre il mare, ed era questo mare; e sempre desiderai di ritornare alla mia città natale come se vi dovessi ritrovare qualche reliquia viva della mia casa paterna; e ogni saluto cortese che mi venne da Lei mi fu caro come l’eco d’una voce domestica; e ogni volta che mi suona nelle mente il suo nome mi pare che mi sia mormorato all’orecchio dai due vecchi venerati che me lo insegnarono”.

 

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Nello stesso giorno dell’anno 1887 è stata aperta a Korce “la prima scuola Albanese”.  L’apertura della stessa fu  resa possibile  dai RILINDES,  che alcuni di loro diventarono successivamente presidi di quella struttura. Il primo preside fu Petro Nini Luarasi e di seguito Pandeli Sotiri, Nuci Naci e molti ancora. In ricordo dell’” Apertura della prima scuola Albanese” nel 1887, tutti gli insegnanti oggi festeggiano il loro giorno, la quale nel corso degli anni, è diventata una festa nazionale per l’Albania.

Tutti conosciamo il 7 Marzo 1887 come il giorno del’apertura della prima scuola Albanese nel nostro paese ma, molte volte certe informazioni non sembrano combaciare. La Chiesa Cattolica difende un pensiero completamente diverso, secondo il quale la prima scuola della lingua albanese in Albania sarebbe stata aperta molto prima, cioè nel 1632 dal Ordine dei Francescani a Kurbin. Dopo decenni lo stato comunista ha ufficializzato la sua tesi, secondo la quale la prima scuola della lingua albanese nel nostro paese è quella di Korca, che rimane di una profonda importanza per il nostro popolo, però i dati storici dimostrano il contrario.

Le scuole della lingua albanese nel settentrione del’Albania sono attive da almeno 400 anni.

Padre Donat Kurtine in uno studio pubblicato nel giornale “Ylli i Drites” nel 1935 parla della prima scuola di albanese nel 1638. Le prime scuole “ a quanto ne sappiamo” dice lui sono: la scuola di Pllana, Blinishti e Shkodra.

Lo studioso americano Edwin Jacques nella sua opera "The Albanians: An Ethnic History from Pre-Historic Times to the Present", documenta l’apertura delle scuole ancora prima nel tempo, nel 1632 secondo il quale: “La prima scuola della lingua albanese è stata aperta a Vele di Mirdita nel 1632, ma non era l’unica. A parte la lettura e scrittura, si insegnava anche la grammatica ed erano in uso i libri di luminari come Budi, Bardhi e Bogdani. Segue l’apertura di molte altre scuole di lingua albanese per arrivare a 21 nel 1887, anno del “apertura ufficiale” della prima scuola.

Sono passati  quasi 400 anni ed ancora non c’è un'unica verità, rimane tra i tanti dubbi, la certezza che in questo giorno, i molti insegnanti della nostra Nazione, celebrino il loro giorno festivo ma la domanda rimane sempre accesa.
Quando è stata aperta la prima scuola di lingua albanese?

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