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Nomadi in concerto

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Liguria
Scritto da Bianca Zanardi   
Mercoledì 04 Agosto 2010 19:55

Nel concerto tenutosi ad Ameglia 'il Titolo' ha incontrato i Nomadi


Nomadi in concertoI Nomadi sono alla ribalta dal 1963, ma nonostante i numerosi successi e il loro impegno nel sociale, hanno mantenuto la semplicità di chi non ha bisogno di dimostrare che è grande, perché grande lo è senza superbia. Infatti si sono resi disponibili a parlare con noi Beppe Carletti, Cico Falzone, Massimo Vecchi e Daniele Campani.

Come potreste definire lo 'spirito' dei Nomadi?

Beppe: Lo spirito dei Nomadi è molto ruspante, molto normale, siamo persone semplici, tranquille, non abbiamo grilli per la testa. Per me è lo spirito giusto per  fare questo lavoro perché  è una passione. ma anche un lavoro.

Cico: Parlate di spirito a me... qui ci saranno 100 chili di grasso e di corpo... è in questo caso  lo spirito si unisce al corpo. Lo spirito dei Nomadi è quello che si vede in giro, nasce dal rapporto sano e genuino con quelli che ci seguono.

Questo spirito negli anni di carriera della band ha subito cambiamenti soprattutto con il mutare dei componenti del gruppo?

Beppe: No. Come hai detto sono cambiate le persone quindi può essere cambiato l'atteggiamento nei confronti delle canzoni, ma solo in quello. Per il resto è rimasto tutto come prima. Direi che i Nomadi hanno proseguito nonostante la mancanza di Augusto,  se c'era lui avremmo fatto nello stesso modo, è un cammino logico e quindi è anche facile mantenerlo.

Giusto in riferimento a quell'evento, questa perdita in che modo ha inciso su di voi, che cosa vi ha convinto a continuare, cosa vi ha dato la forza?

Beppe: Ci ha fatto diventare un po' più cattivi, perché non dovrebbe essere così, la vita la dovrebbero vivere tutti, non averla così spezzata a metà. La gente ci si è stretta intorno e mi hanno spinto a continuare, ma soprattutto con Augusto avevamo sempre detto che se fossimo mancati sarebbe stato bello che i Nomadi fossero continuati a vivere. Quindi da questo ricordo siamo andati avanti.

Questi eventi hanno inciso sulla vostra musica?

Beppe: No, perché come ho detto era un percorso già tracciato, bisognava solo proseguirlo, era difficile fare qualcosa di diverso, avremmo dovuto cambiare nome, non saremmo stati più i Nomadi. Mi prendo la responsabilità di aver portato avanti questo cammino che avevamo iniziato con  Augusto. Certo non l'ho fatto da solo, ma con i ragazzi con cui sono adesso. Poi uno può dire era meglio prima, ma erano altri tempi, il mondo era in un'altra dimensione, ora va tutto più velocemente e questo incide.

Questo evento ha avuto anche a che fare col vostro impegno nel sociale? Le date coincidono.

Beppe: La scomparsa di Augusto ha dato una svolta, in quel giorno abbiamo raccolto 18.000.000 di lire, ci siamo chiesti cosa farne ed è così che è nata l'Associazione Augusto per la vita. Poi dopo abbiamo cominciato quasi per gioco con Cuba e da lì altre cose, non abbiamo fatto chissà che, piccole cose, ma penso abbiano lasciato il segno.

Siete venuti a contatto con  personaggi di grande levatura spirituale come il Dalai Lama, che cosa hanno portato nella vostra esperienza?

Beppe: Ognuno di noi ha raccolto cose diverse, dal Dalai Lama a Fidel Castro ad Arafat, ma non sono solo i grandi personaggi che ci hanno dato tanto, ma anche chi lavora sul campo, chi si dà da fare per realizzare le opere senza magari comparire mai. Certo il carisma del Dalai Lama o di Arafat che sono due premi Nobel per la pace è unico, ma sono incontri bellissimi anche quelli con coloro che si danno da fare, conoscerli fa benissimo.

Come nasce un cd e in generale come nasce la vostra musica?

Daniele: La nostra musica... lo so è una banalità, ma nasce dal cuore. Tante volte anche da quello dei nostri fans che sono autori non professionisti. Ci propongono delle canzoni che noi vestiamo per adattarle a noi. Il prossimo disco infatti è proprio nato così.

Nello specchio si riflette parlate degli infiniti casi della vita. Quanto secondo voi l'uomo ha la possibilità di agire e decidere nella propria vita?

Beppe: Sai, credo nel destino, parlo personalmente, è chiaro che nella vita decidi tu, ma anche gli eventi contribuiscono e ti condizionano. Non avrei mai pensato di essere qui a fare interviste, perché le faceva Augusto, ci spartivamo i compiti. Non perché lo avessimo deciso a tavolino, ma perché veniva naturale. Il mio credere nel destino mi fa pensare che doveva andare così e quindi....

Siete molto impegnati nel sociale, quando dite 'alzati e grida' vi rivolgete più agli oppressi dall'uomo o agli oppressi dal 'nulla'?

Daniele: Il discorso è che bisogna reagire sempre nei confronti di coloro che alla fine ci vogliono calpestare o decidere per noi. Bisogna avere sempre la voglia di lottare, anche noi nel nostro piccolo proponiamo una lotta quotidiana.

Questo concetto si trova molto spesso nelle vostre canzoni, per esempio 'se non avete un'opinione qualcun altro ve la dà'?

Daniele: Insistiamo molto perché col nostro mestiere abbiamo la possibilità di parlare con i giovani  e di comunicare, non nel senso che noi suggeriamo qualcosa a qualcuno, ma la possibilità di relazionarsi e scambiare  sentimenti. Quindi ci viene naturale dire 'ragazzi guardate che è importante anche quello che fate nella quotidianità' è un tema ricorrente anche perché abbiamo una formazione di 'protesta' che portiamo avanti al di là della politica aggiornando i temi, ma con l'idea di suggerire ai ragazzi che 'la vita è mia' come diciamo in un'altra canzone. Nel senso che avete qualcosa di importante da non lasciarvi rubare.

La musica quindi può essere ancora un mezzo per lanciare un messaggio e soprattutto pensate che possa essere recepito  dai giovani, ormai distratti da molte cose?

Daniele: Adesso c'è un consumo di musica portato all'esasperazione da un mercato che è mordi e fuggi. La musica è diventata molto televisiva, chi va in televisione ha un buono di due o tre anni e poi è difficile mantenersi. Per noi la musica vuol dire ancora comunicare qualcosa perché si parla dei problemi della vita.

Dite 'la vita può sorprendere' qual'è il modo giusto per rispondere a queste sorprese?

Beppe: Penso che ci siano tanti modi per affrontare le sorprese della vita. Io spero sempre che le sorprese siano positive, quindi rispondo con positività e poi anche se  sono negative bisogna sempre essere positivi. Ci sono già tante tristezze che ti circondano che se non si è positivi allora non si vive più.

'La vita arriva nelle vene come un canto' è questo che vi dà energia per proseguire?

Beppe: E' una frase molto bella, la vita ti entra nelle vene, è proprio vero così.

Cosa pensate nella possibilità di accedere alla musica gratuitamente? Secondo voi  può incidere sulla qualità del prodotto stesso?

Massimo: La vediamo male perché se c'è la possibilità di far crescere un artista bisogna investire su di lui e se non ha rientro economico l'artista stesso ha meno possibilità di potersi esprimere. Il rischio è che tutti ti conoscano, ma non ti compra nessuno. Ma il problema di fondo è un altro, bisognerebbe far capire alla gente che fare musica è un lavoro. E' entrato nell'immaginario collettivo che fare musica sia una cosa che nasce dal nulla.

Cico: Nella realtà nasce dal nulla, è produrla che ha un costo di tempo, bisognerebbe cambiare la cultura in questo senso, perché in realtà questo è un furto, ci passi il tempo, non ci dormi la notte, per carità si fa sempre con grande passione, che è quella che muove, però alla fine non puoi fare altro per il tuo sostentamento materiale, per te e per la tua famiglia. Per cui è un furto, noi lavoriamo per elaborare l'idea, sono ore in sala registrazione...
Massimo: Considera che al di là di noi che siamo sul palco, in una struttura come questa lavorano 22 famiglie, dal cantante al camionista. Ci sono delle famiglie che ci vivono con questo carrozzone. Quindi praticamente si tratta di un furto.

Grazie

Il concerto si è svolto nello stesso clima di grande familiarità e comunicazione in cui si è svolta l'intervista, alternando le canzoni a battute e considerazioni su argomenti di attualità.
L'organizzazione è stata accurata ed efficiente e questo va segnalato soprattutto considerando che per l'occasione è stata coinvolta tutta la comunità locale. Per tanto auspichiamo che ci siano altre occasioni di vedere all'opera chi veramente ha voglia di fare e far crescere il territorio all'insegna della cultura.


 

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Nello stesso giorno dell’anno 1887 è stata aperta a Korce “la prima scuola Albanese”.  L’apertura della stessa fu  resa possibile  dai RILINDES,  che alcuni di loro diventarono successivamente presidi di quella struttura. Il primo preside fu Petro Nini Luarasi e di seguito Pandeli Sotiri, Nuci Naci e molti ancora. In ricordo dell’” Apertura della prima scuola Albanese” nel 1887, tutti gli insegnanti oggi festeggiano il loro giorno, la quale nel corso degli anni, è diventata una festa nazionale per l’Albania.

Tutti conosciamo il 7 Marzo 1887 come il giorno del’apertura della prima scuola Albanese nel nostro paese ma, molte volte certe informazioni non sembrano combaciare. La Chiesa Cattolica difende un pensiero completamente diverso, secondo il quale la prima scuola della lingua albanese in Albania sarebbe stata aperta molto prima, cioè nel 1632 dal Ordine dei Francescani a Kurbin. Dopo decenni lo stato comunista ha ufficializzato la sua tesi, secondo la quale la prima scuola della lingua albanese nel nostro paese è quella di Korca, che rimane di una profonda importanza per il nostro popolo, però i dati storici dimostrano il contrario.

Le scuole della lingua albanese nel settentrione del’Albania sono attive da almeno 400 anni.

Padre Donat Kurtine in uno studio pubblicato nel giornale “Ylli i Drites” nel 1935 parla della prima scuola di albanese nel 1638. Le prime scuole “ a quanto ne sappiamo” dice lui sono: la scuola di Pllana, Blinishti e Shkodra.

Lo studioso americano Edwin Jacques nella sua opera "The Albanians: An Ethnic History from Pre-Historic Times to the Present", documenta l’apertura delle scuole ancora prima nel tempo, nel 1632 secondo il quale: “La prima scuola della lingua albanese è stata aperta a Vele di Mirdita nel 1632, ma non era l’unica. A parte la lettura e scrittura, si insegnava anche la grammatica ed erano in uso i libri di luminari come Budi, Bardhi e Bogdani. Segue l’apertura di molte altre scuole di lingua albanese per arrivare a 21 nel 1887, anno del “apertura ufficiale” della prima scuola.

Sono passati  quasi 400 anni ed ancora non c’è un'unica verità, rimane tra i tanti dubbi, la certezza che in questo giorno, i molti insegnanti della nostra Nazione, celebrino il loro giorno festivo ma la domanda rimane sempre accesa.
Quando è stata aperta la prima scuola di lingua albanese?
 
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