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Liguria
Scritto da Ufficio Stampa   
Martedì 25 Ottobre 2011 23:14

Piante del Mediterraneo nelle antiche farmacie liguri Musei di Strada Nuova – Palazzo Tursi 26 ottobre 2011 – 8 gennaio 2012.


C. 899 mel.Ros copiaLa mostra che apre al pubblico mercoledì 26 ottobre a Palazzo Tursi propone una lettura in chiave scientifica dello straordinario patrimonio di vasi, strumenti e arredi farmaceutici provenienti dalle antiche farmacie liguri, conservato presso i Musei Civici genovesi e presso altri istituti museali della regione. Questi oggetti vengono presentati non soltanto per il loro valore artistico, ma come testimonianze di una cultura botanica e farmaceutica ancora ampiamente diffusa all’epoca dell’unità d’Italia che oggi va riscoperta e valorizzata.

L’esposizione, che si riallaccia anche ai temi della Biennale del Mediterraneo, fa apret del programma del Festival della Scienza ed è strettamente collegata al progetto europeo “Pyrgi” – di cui è partner il Dipartimento di Medicina Sperimentale e il Dipartimento di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche ed Alimentari dell’ Università degli Studi di Genova.

Nell’ambito del percorso vengono sviluppate interessanti tematiche, dalle piante  nella farmacopea ligure dal XVI al XIX secolo alle antiche ricette e la virtù delle piante per la moderna ricerca scientifica fino ai titoli delle ricette e la rappresentazione delle piante medicinali sui vasi farmaceutici e sui dipinti dei Musei genovesi.
In mostra ci sono naturalmente i grandi vasi in maiolica, oltre agli strumenti farmaceutici, libri a stampa e manoscritti. Particolarmente interessante una speciale postazione informatica dotata di una banca dati multimediale che consentirà al pubblico uno straordinario viaggio ipertestuale, dai vasi alle ricette, alle piante medicinali. La postazione è curata dal Dipartimento di Informatica Sistemistica e Telematica dell’Università di Genova nell’ambito del progetto Pyrgi.

I TEMI DELLA MOSTRA

Alla grande varietà della flora ligure, che comprende numerose specie spontanee e coltivate tipiche dell’ambiente mediterraneo, corrispondeva, nel passato, una fiorente attività farmaceutica che aveva il suo centro nella potente Arte degli Speziali genovesi. Nelle antiche spezierie le erbe aromatiche, talvolta raccolte personalmente dal farmacista e dai suoi aiutanti, erano alla base di complesse preparazioni medicinali, di cui ci sono state tramandate le ricette, in alcuni casi utilizzate sino ad epoche relativamente recenti. I ricettari e gli erbari adoperati dagli Speziali insieme ai numerosi vasi apotecari in maiolica ligure giunti sino a noi costituiscono un’importante fonte di informazioni sulle erbe aromatiche di provenienza locale, nuovamente oggetto di grande interesse anche da parte della moderna ricerca scientifica.

Le piante utilizzate in passato a scopo terapeutico o cosmetico possono avere anche oggi un ruolo importante nella valorizzazione del paesaggio mediterraneo e dell’economia rurale. Oltre ai numerosi volumi, manoscritti e a stampa, conservati presso le Biblioteche cittadine, il  prestigio dell’Arte degli Speziali di Genova  è testimoniato anche dal gran numero e dalla elevata qualità artistica dei corredi di vasi farmaceutici di produzione ligure che si sono conservati. Di questo patrimonio fanno parte vasi provenienti dalle farmacie dei grandi Ospedali, come quelli genovesi di Pammatone e degli Incurabili,  quello di San Paolo di Savona  o quello di Santa Maria di Misericordia di Albenga, ma anche splendide maioliche utilizzate in spezierie private. Tra XVII e XVIII secolo i vasi da farmacia liguri sono acquistati anche da spezierie di altre città italiane.Avicenna

I vasi da farmacia costituiscono uno dei principali settori della produzione di maiolica ligure che, a partire dal Cinquecento, inizia la sua trionfale ascesa, divenendo ben presto oggetto di scambi commerciali a vastissimo raggio che la portano nella maggior parte dei paesi europei e persino nell'America Centrale e Meridionale.

Tra XVI e XVIII secolo le manifatture di Genova, Savona e Albisola realizzano imponenti corredi farmaceutici, caratterizzati da decori particolarmente complessi e raffinati e dalla tipica monocromia bianco-blu. Nelle antiche spezierie, alla zona del laboratorio che ospitava gli strumenti per la produzione dei medicamenti  - i mortai, i torchi, le bilance, le spatole, i cucchiai, oltre all’armamentario richiesto dai nuovi procedimenti introdotti da Paracelso e dai suoi seguaci, come la cucurbita o bocia, l’alambicus, la retorta (storta) o ciconia - si contrapponeva la sala frequentata dal pubblico dove venivano esposti i corredi farmaceutici in maiolica.

Quelli liguri sono composti da vasi ben differenziati per forma e funzioni. Fiasche (o bocce), stagnoni, albarelli (o burnie), pillolieri, fiaschette, vasi da elettuari, boccali (o dogli) erano destinati a contenere i diversi tipi di preparati: quelli di forma liquida, come le acque, i vari tipi di oli e di mieli  e gli sciroppi, quelli di consistenza molle, come le  conserve,  gli elettuari, gli unguenti e gli estratti, e infine quelli di tipo solido, come i trochisci (sorta di tavolette), gli empiastri e le pillole.

LE FARMACIE DEGLI ANTICHI OSPEDALI DI GENOVA: UN PATRIMONIO PER LA CITTA’

Nel corso del XV secolo sorgono a Genova due grandi ospedali, l’Ospedale Maggiore, detto di Pammatone, e l’Ospedale degli Incurabili. Ubicati entrambi  nella zona orientale della città,  nei pressi dell’antica Via Giulia, all’interno di due edifici monumentali, i due istituti, che hanno svolto per secoli  un ruolo fondamentale dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, sono divenuti anche la sede di un enorme patrimonio artistico. I due ospedali avevano al loro interno due grandi farmacie che, secondo un’antica consuetudine, oltre ad essere il luogo dove si preparavano e si distribuivano i medicinali, svolgevano anche un’importante funzione di rappresentanza. Per questo motivo, gli arredi e le suppellettili dovevano suscitare l’ammirazione del pubblico, testimoniando l’importanza e il prestigio dell’istituto in cui erano collocati.

Così, attraverso i secoli, le due spezierie sono divenute la sede di una fra le più importanti raccolte di ceramiche europee, che fortunatamente ci è in gran parte pervenuta. Oltre ai vasi destinati a contenere le sostanze medicamentose, si sono conservati anche molti antichi strumenti utilizzati per secoli dai farmacisti, come mortai, storte, alambicchi, i quali, insieme ai numerosi strumenti chirurgici degli ospedali, formano un patrimonio di estremo interesse per la storia della scienza.

Le spezierie dell’Ospedale di Pammatone e di quello degli Incurabili ospitavano al loro interno vari corredi di vasi eseguiti da manifatture di Genova, Savona e Albisola, in un periodo di tempo compreso tra il XV e il XVIII secolo. A causa dell’intensa attività che si svolgeva presso i due istituti di cura, le forniture di maioliche furono assai numerose e di elevatissimo livello artistico.

Testimonianza fondamentale della stagione più importante della ceramica ligure, la raccolta comprende una grande varietà di forme  e decori: dalla ceramica  graffita quattrocentesca ai motivi orientalizzanti del XVII secolo, dalle complesse scene di gusto barocco ai delicati ornati fitomorfi settecenteschi. Divenuti già verso la fine del XIX secolo ormai vetusti e obsoleti gli edifici in cui avevano sede gli antichi Ospedali di Pammatone e degli Incurabili, il prezioso patrimonio artistico che in essi si era accumulato venne trasferito nel  1931 in un apposito Museo, costituito all’interno del nuovo grande Ospedale di San Martino, inaugurato nel 1923, che aveva raccolto l’eredità degli antichi istituti di cura.

In seguito alla chiusura del Museo, gran parte delle raccolte di ceramiche (780 pezzi), insieme agli strumenti chirurgici e farmaceutici, sono state trasferite presso i Musei Civici genovesi, in attesa di un’adeguata sistemazione. La scelta è caduta su una sede molto prestigiosa: Palazzo Doria Tursi che dal 2005 fa parte del nuovo circuito museale di Strada Nuova. Nel percorso del piano nobile del Palazzo la ricostruzione delle antiche farmacie occupa due vasti locali ed è preceduta dalle sale dedicate alla ceramica ligure. In mancanza dei mobili originari, l’effetto di stupore e di grandiosità suscitato dall’eccezionale complesso di suppellettili e arredi è ricreato dalla grande vetrina-armadio in cristallo a forma di C disposta al centro della stanza, in modo da costituire una sorta di vano “avvolgente” che dia al visitatore l’impressione di penetrare all’interno di un’antica spezieria, consentendogli di ammirare le maioliche e i preziosi arredi da tutte le angolazioni possibili.

Orari: mar – ven 9/19; sab – dom 10/19  Info: + 39 010 2759185

 

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Nello stesso giorno dell’anno 1887 è stata aperta a Korce “la prima scuola Albanese”.  L’apertura della stessa fu  resa possibile  dai RILINDES,  che alcuni di loro diventarono successivamente presidi di quella struttura. Il primo preside fu Petro Nini Luarasi e di seguito Pandeli Sotiri, Nuci Naci e molti ancora. In ricordo dell’” Apertura della prima scuola Albanese” nel 1887, tutti gli insegnanti oggi festeggiano il loro giorno, la quale nel corso degli anni, è diventata una festa nazionale per l’Albania.

Tutti conosciamo il 7 Marzo 1887 come il giorno del’apertura della prima scuola Albanese nel nostro paese ma, molte volte certe informazioni non sembrano combaciare. La Chiesa Cattolica difende un pensiero completamente diverso, secondo il quale la prima scuola della lingua albanese in Albania sarebbe stata aperta molto prima, cioè nel 1632 dal Ordine dei Francescani a Kurbin. Dopo decenni lo stato comunista ha ufficializzato la sua tesi, secondo la quale la prima scuola della lingua albanese nel nostro paese è quella di Korca, che rimane di una profonda importanza per il nostro popolo, però i dati storici dimostrano il contrario.

Le scuole della lingua albanese nel settentrione del’Albania sono attive da almeno 400 anni.

Padre Donat Kurtine in uno studio pubblicato nel giornale “Ylli i Drites” nel 1935 parla della prima scuola di albanese nel 1638. Le prime scuole “ a quanto ne sappiamo” dice lui sono: la scuola di Pllana, Blinishti e Shkodra.

Lo studioso americano Edwin Jacques nella sua opera "The Albanians: An Ethnic History from Pre-Historic Times to the Present", documenta l’apertura delle scuole ancora prima nel tempo, nel 1632 secondo il quale: “La prima scuola della lingua albanese è stata aperta a Vele di Mirdita nel 1632, ma non era l’unica. A parte la lettura e scrittura, si insegnava anche la grammatica ed erano in uso i libri di luminari come Budi, Bardhi e Bogdani. Segue l’apertura di molte altre scuole di lingua albanese per arrivare a 21 nel 1887, anno del “apertura ufficiale” della prima scuola.

Sono passati  quasi 400 anni ed ancora non c’è un'unica verità, rimane tra i tanti dubbi, la certezza che in questo giorno, i molti insegnanti della nostra Nazione, celebrino il loro giorno festivo ma la domanda rimane sempre accesa.
Quando è stata aperta la prima scuola di lingua albanese?

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