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Da Courbet a Monet, a Matisse

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Liguria
Scritto da Bianca Zanardi   
Martedì 30 Novembre 2010 21:07

Palazzo Ducale di Genova si apre ad una mostra sul Mediterraneo


Da Courbet a Monet, a MatisseNell'ambito dell'iniziativa intorno al Mediterraneo che palazzo Ducale porta aventi da Settembre con esposizioni e incontri, di sicuro la  mostra inaugurata il 27 novembre rappresenta un vero evento.

Sono esposti 80 quadri che abbracciano un periodo di quasi due secoli di pittura francese, dal settecento, tutto l'ottocento ai primi del novecento, tra i quali anche qualche opera mai esposta proveniente da collezioni private.

Nel giorno dell'inaugurazione sono stati numerosi gli incontri e gli eventi tra cui il concerto conclusivo con Antonella Ruggiero e la PFM, ma di sicuro interesse è stata la presentazione del curatore Marco Goldin, giornalista e critico d'arte che ha per così dire recitato in modo coinvolgente e chiaro i passi fondamentali e le chiavi di lettura della mostra.

A luci spente con un unico faro puntato su di lui e lo schermo che proiettava le foto di alcuni dei quadri, si sono susseguite le parole della spiegazione, alternate alla lettura delle lettere dei pittori  per spiegare motivazioni e impressioni degli artisti stessi.

E Goldin ci spiega che la mostra ci fa incontrare il Mediterraneo, vero protagonista, da due direzioni diverse: da terra, dalle alture di un monte quando l'osservatore si perde nell'immensità dell'orizzonte; dal mare, quando arrivando in nave si scorge in lontananza la costa.

Il primo passo verso il paesaggio, visto e non più idealizzato lo vediamo nel primo quadro in mostra opera di Joseph Vernet, che si colloca in pieno '700 venuto dal vedutismo e inserito nell'età dei lumi, mentre ai primi dell'800 Valenciennes invita i pittori impossibilitati a recarsi in Italia, ad andare in Provenza, le cui caratteristiche si avvicinano moltissimo al vicino paese. Il passo successivo si ha con Courbet che indirizza la pittura verso la realtà influenzando tutti gli artisti d'Europa e questo inizia nel 1854 quando scende a Montpellier  e dipinge un mare in cui la natura è vera protagonista e questo mare è diverso da quello dipinto in Normandia, questo è il Mediterraneo.

Un altro episodio  di indubbio interesse è poi evidenziato nella mostra da due opere che documentano un incontro  tra Renoir e Cesanne. Nella stessa sala infatti, l'uno accanto all'altro, si trovano i quadri che i   due pittori realizzarono insieme, guardando due punti diversi dello stesso paesaggio. Ecco emergere le differenze, mentre Cesanne entra nella pittura Renoir  lascia che la vista accompagni al punto centrale.

Nel 1884 scende anche Monet, dal carattere schivo e ossessionato dal variare dell'atmosfera e in una sua lettera appare chiaro quanto per lui rappresentasse il variare nel tempo delle luci e dei colori e come si rammaricasse di questo continuo cambiare che non gli consentiva di fermarsi sul quadro. Monet inventa una nuova immagine della natura in cui la luce modifica la forma.

Altro episodio importante è quello di Van Gogh che scende a Marsiglia per scoprire il colore e invece trova la neve. Poi ancora Munch che va a Nizza e Seraut e Signac in cui la realtà viene scomposta tono su tono: sono le premesse alle avanguardie del '900. Il viaggio prosegue verso l'espressionismo storico. La natura si presenta in modo antiprospettico e ormai siamo al cubismo.
Infine Matisse si ritrova a Nizza con Munch. Le figure di Matisse sono fatte di aria e luce, la pittura è gioia.

Il fulcro della mostra però, spiega Goldin, è Cesanne le cui scoperte rappresentano la base per tutte le avanguardie successive. Lo spazio nelle sue opere è concepito simultaneamente e dipinge l'essenza delle cose. E un'opera di Cesanne rappresenta la conclusione della mostra assieme alla 'giornata di vento' di Monet e il 'campo di grano' di Van Gogh.

Il quadro di Cesanne, però, in cui la realtà è smontata e rimontata, rappresenta il vero nodo di tutto il percorso perché in esso c'è tutta la passione e l'essenza di chi l'arte la fa, contro tutto e tutti, anche contro il tempo. Nelle spiegazioni presenti che accompagnano il quadro esposto si evince la cronaca dei suoi ultimi giorni. 'La montagna' infatti è stato dipinto trentadue giorni prima che morisse e per fare questo il pittore si espose alle intemperie senza curarsi della propria salute. Ed ecco nello scritto che emerge il senso di tutto questo '...voglio morire dipingendo...' afferma e da lì il significato della sua vita.

La mostra si svolge in più sale ognuna delle quali rappresenta un piccolo microcosmo di storia della pittura. Ogni spazio è concepito per consentire al visitatore di vivere un momento d'arte cogliendo gli aspetti psicologici e visivi delle opere inserite. Ben delineati i momenti cruciali e le svolte pittoriche accostando quadri che ne esaltano i contenuti e i confronti. Le didascalie messe accanto alle opere sono spesso stralci di epistolari dei pittori  che raccontano se stessi e le loro motivazioni mettendo in luce un momento della storia dell'arte in cui gli scambi e gli incontri erano spesso chiavi di volta di intere esperienze artistiche.

Una mostra volta ad offrire innumerevoli esperienze e sensazioni, che resterà aperta al pubblico fino al 1 maggio 2011.

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Nello stesso giorno dell’anno 1887 è stata aperta a Korce “la prima scuola Albanese”.  L’apertura della stessa fu  resa possibile  dai RILINDES,  che alcuni di loro diventarono successivamente presidi di quella struttura. Il primo preside fu Petro Nini Luarasi e di seguito Pandeli Sotiri, Nuci Naci e molti ancora. In ricordo dell’” Apertura della prima scuola Albanese” nel 1887, tutti gli insegnanti oggi festeggiano il loro giorno, la quale nel corso degli anni, è diventata una festa nazionale per l’Albania.

Tutti conosciamo il 7 Marzo 1887 come il giorno del’apertura della prima scuola Albanese nel nostro paese ma, molte volte certe informazioni non sembrano combaciare. La Chiesa Cattolica difende un pensiero completamente diverso, secondo il quale la prima scuola della lingua albanese in Albania sarebbe stata aperta molto prima, cioè nel 1632 dal Ordine dei Francescani a Kurbin. Dopo decenni lo stato comunista ha ufficializzato la sua tesi, secondo la quale la prima scuola della lingua albanese nel nostro paese è quella di Korca, che rimane di una profonda importanza per il nostro popolo, però i dati storici dimostrano il contrario.

Le scuole della lingua albanese nel settentrione del’Albania sono attive da almeno 400 anni.

Padre Donat Kurtine in uno studio pubblicato nel giornale “Ylli i Drites” nel 1935 parla della prima scuola di albanese nel 1638. Le prime scuole “ a quanto ne sappiamo” dice lui sono: la scuola di Pllana, Blinishti e Shkodra.

Lo studioso americano Edwin Jacques nella sua opera "The Albanians: An Ethnic History from Pre-Historic Times to the Present", documenta l’apertura delle scuole ancora prima nel tempo, nel 1632 secondo il quale: “La prima scuola della lingua albanese è stata aperta a Vele di Mirdita nel 1632, ma non era l’unica. A parte la lettura e scrittura, si insegnava anche la grammatica ed erano in uso i libri di luminari come Budi, Bardhi e Bogdani. Segue l’apertura di molte altre scuole di lingua albanese per arrivare a 21 nel 1887, anno del “apertura ufficiale” della prima scuola.

Sono passati  quasi 400 anni ed ancora non c’è un'unica verità, rimane tra i tanti dubbi, la certezza che in questo giorno, i molti insegnanti della nostra Nazione, celebrino il loro giorno festivo ma la domanda rimane sempre accesa.
Quando è stata aperta la prima scuola di lingua albanese?

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