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Notizie Liguria
La Massoneria e l’Unità d’Italia Stampa E-mail
Liguria
Scritto da Ufficio Stampa   
Mercoledì 02 Novembre 2011 22:07

La mostra dal 3 al 6 novembre al Centro Culturale Polivalente.


Un viaggio nel mondo della Massoneria. Ulteriore, interessante appuntamento, nell’ambito del calendario Eventi e Manifestazioni, predisposto dal Comune di Imperia in occasione del centocinquantenario dell’Unità Nazionale.
Da giovedì 3, e sino a domenica 6 novembre, con l’organizzazione del Circolo Culturale Garibaldi, in collaborazione con il Collegio dei Maestri Venerabili della Liguria Grande Oriente d’Italia, il Centro Culturale Polivalente in Piazza Duomo nel capoluogo, ospita la mostra “La Massoneria e l’Unità d’Italia”.

Quattro giornate che daranno l’opportunità di ammirare cimeli abitualmente custoditi nel Museo Internazionale della Massoneria con sede nel Castello di Compiano piccolo borgo nell’alta valle del Taro, situato in provincia di Parma, al confine tra Emilia, Liguria e Toscana.

Sarà inoltre attiva una sala per la proiezione di un documentario riguardante principi ed essenza della massoneria. La mostra sarà visitabile, nei giorni dell’evento, al mattino dalle ore 9 alle 12 e al pomeriggio dalle 15 alle 19.
Nella giornata di venerdì 4 novembre, alle 15,30, si terrà la presentazione del libro: “La Riviera dei Framassoni”, dell’autore imperiese Filippo Bruno.

Sabato 5, a partire dalle 15, è previsto il Convegno sul tema I Massoni nella storia d’Italia “Un contributo di Libertà”.
Autorevoli i relatori tra cui il professor Sergio Masini, saggista, l’avvocato Renzo Brunetti, vice presidente. Vicario dell’Associazione Mazziniana Italiana, la professoressa Carla Bolloli, presidente del Comitato Alessandria Asti dell’Istituto per la storia del risorgimento italiano, il dottor Franco De Leonardis, economista.

Presenzieranno il dottor Massimo Bianchi Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia, cui spetteranno le conclusioni al termine del Convegno, il dottor Giacomo Ljacono, Gran Tesoriere del Grande Oriente d’Italia e Stefano Ambrogio, presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Liguria. «La Massoneria, per definizione un’alleanza di uomini liberi, è uno spaccato importante nella storia del Paese – dice il Sindaco Paolo Strescino. Giusto dedicare un evento nell'ambito delle celebrazioni del centocinquantenario dell'Unità nazionale».

«Questa vuole essere per noi un’importante occasione per illustrare i principi della Massoneria: Libertà, Uguaglianza e Fratellanza - aggiunge Michele Massimino presidente del Circolo Culturale Garibaldi – principi che hanno ispirato e che, con il supporto offerto dai Massoni, hanno contribuito al Risorgimento Italiano  e alla conseguente formazione dell’Italia Unita».

 

 
Ancora maltempo in Liguria Stampa E-mail
Liguria
Scritto da Ufficio Stampa   
Mercoledì 02 Novembre 2011 17:33

Da venerdì a domenica ancora pioggie e vento, scatta l'allerta 2.


Ancora maltempo in LiguriaGENOVA - Lo segnala il Centro meteo-idrogeologico della Protezione Civile della Liguria che da venerdì 4 a  domenica 6 novembre prevede  piogge e forti temporali  su tutta la Liguria. In particolare, fatta eccezione per i bacini padani   del Levante ligure dove è segnalato il primo livello di allerta, in tutte le altre aree l’evento comporta un allerta di livello 2.

Di conseguenza andranno attivate tutte le procedure di protezione civile da parte delle Prefetture, Vigili del Fuoco, Dipartimento Nazionale Protezione Civile e volontariato. Le piogge  cominceranno domani, giovedì 3 novembre a partire dal Ponente, in estensione nel pomeriggio verso Levante con possibili rovesci o temporali di intensità moderata. Nella zona delle Cinque terre e dello Spezzino si prevedono deboli precipitazioni verso sera.

Venerdì 4 e sabato 5 novembre sono invece previste  piogge diffuse e persistenti , in quantitativi elevati su Imperiese, Savonese e Genovesato e significativi  sullo Spezzino. Le piogge potranno assumere  carattere di temporale forte su tutta la Liguria.
Lo stato di allerta comprende anche venti forti e mareggiate.

 

 
L'alluvione in Liguria Stampa E-mail
Liguria
Scritto da Bianca Zanardi   
Sabato 29 Ottobre 2011 09:50

A qualche giorno dal fatto, la situazione appare nella sua tragicità.


BorghettoEra stato previsto che piovesse e anche tanto, ma chi abita in questa parte della Liguria è abituato a vederne di acqua, e in grandi quantità. Gli inverni trascorrono spesso sempre con l'ombrello in mano, ma martedì scorso anche in città dove miracolosamente non è successo niente, si notava qualcosa di strano, qualcosa di troppo.

La pioggia infatti verso sera impediva la vista a pochi metri di distanza, ma tutto è rimasto sotto controllo, i canali che ricevono l'acqua dai monti circostanti, hanno retto bene e nelle piazze si è formato il solito centimetro d'acqua, tipico di quelle zone che il tempo ha strappato al mare.

Contemporaneamente nelle Cinque Terre e in particolare a Monterosso e Vernazza, succedeva il finimondo, le strade si sono trasformate in fiumi di fango, mentre dalle montagne calavano cascate di melma mescolata a detriti e piante: mare e terra si confondevano. Testimoni raccontano che nel giro di pochi minuti i locali dei piani terreni si sono riempiti di un metro e mezzo di acqua e solo chi aveva vie di uscita alternative si è salvato. Tutto questo per fortuna è avvenuto dopo l'ora di pranzo, quando bambini e famiglie erano a casa e quindi ai piani più alti dei vari edifici.

Nell'entroterra a Brugnato e Borghetto Vara accadevano altrettanti disastri. Acqua dai monti mentre i fiumi straripavano e portavano via auto, oggettiMonterosso, persone, sfondavano i portoni e invadevano i locali ai piani terreni.
Infine Aulla, anch'essa devastata dal fango, mentre tutta la piana intorno al fiume Magra si riempiva delle acque straripanti.

A pochi giorni dal fatto, sotto il sole tiepido di fine ottobre si tirano le somme. Milioni di danni e un paesaggio stravolto. La montagna che è scesa al mare ha lasciato vuoti inquietanti. Le strade si sono alzate di un paio di metri col fango che già si è solidificato mescolato com'era a sassi e detriti. Le ruspe stanno scavando, ma anche i singoli cittadini si stanno dando da fare con pale e buona volontà.

Il problema impellente è capire dove buttare tutta quella terra che in mare pare non si possa scaricare in quanto la zona è parco naturale.
I paesi delle cinque terre ora sono raggiungibili solo via mare, l'autostrada è bloccata per una frana lunga due km, la ferrovia è interrotta e forse oggi verrà ripristinata. Isolati sono anche Borghetto Vara e Brugnato, Aulla si raggiunge con difficoltà.
Sono morte sette persone, 350 sono gli sfollati, mentre più di 2000 case sono senza acqua, luce e gas. Ad Aulla si sono anche verificati atti di sciacallaggio, prontamente stroncati dalla polizia.

VernazzaCi si chiede se tutto questo poteva essere evitato e emerge una costante che se, come in passato succedeva,  i fiumi fossero stati ripuliti di piante e ghiaia i letti dei  avrebbero ospitato meglio il grande afflusso di acque, comunque anomalo e inaspettato. Ma pare che questo non sia possibile per legge.

Il consiglio dei Ministri ha comunque deliberato lo stato di emergenza stanziando 65 milioni di euro per soccorrere queste zone.
Gli abitanti dei paesi colpiti hanno perso tutto, le attività commerciali sono in ginocchio e c'è chi non ha più la casa, ma nessuno si dispera, tutti si stanno rimboccando le maniche e sperano di poter ricominciare con  l'estate,  restituendo la normalità a questi posti meravigliosi.

Il Comune della Spezia ha aperto presso la tesoreria comunale della  Banca Carige un conto corrente per la raccolta fondi a favore delle vittime dell’alluvione del 25 ottobre scorso.

Numero conto corrente: 28831/80; Agenzia 1, La Spezia, DIP. 397;

IBAN  IT 71 U 0617510702000002883180. Intestatario: Comune della Spezia fondo pro alluvionati.

Nelle foto dall'alto a sinistra: Borghetto, Monterosso e Vernazza.

 
Il giardino della salute Stampa E-mail
Liguria
Scritto da Ufficio Stampa   
Martedì 25 Ottobre 2011 23:14

Piante del Mediterraneo nelle antiche farmacie liguri Musei di Strada Nuova – Palazzo Tursi 26 ottobre 2011 – 8 gennaio 2012.


C. 899 mel.Ros copiaLa mostra che apre al pubblico mercoledì 26 ottobre a Palazzo Tursi propone una lettura in chiave scientifica dello straordinario patrimonio di vasi, strumenti e arredi farmaceutici provenienti dalle antiche farmacie liguri, conservato presso i Musei Civici genovesi e presso altri istituti museali della regione. Questi oggetti vengono presentati non soltanto per il loro valore artistico, ma come testimonianze di una cultura botanica e farmaceutica ancora ampiamente diffusa all’epoca dell’unità d’Italia che oggi va riscoperta e valorizzata.

L’esposizione, che si riallaccia anche ai temi della Biennale del Mediterraneo, fa apret del programma del Festival della Scienza ed è strettamente collegata al progetto europeo “Pyrgi” – di cui è partner il Dipartimento di Medicina Sperimentale e il Dipartimento di Chimica e Tecnologie Farmaceutiche ed Alimentari dell’ Università degli Studi di Genova.

Nell’ambito del percorso vengono sviluppate interessanti tematiche, dalle piante  nella farmacopea ligure dal XVI al XIX secolo alle antiche ricette e la virtù delle piante per la moderna ricerca scientifica fino ai titoli delle ricette e la rappresentazione delle piante medicinali sui vasi farmaceutici e sui dipinti dei Musei genovesi.
In mostra ci sono naturalmente i grandi vasi in maiolica, oltre agli strumenti farmaceutici, libri a stampa e manoscritti. Particolarmente interessante una speciale postazione informatica dotata di una banca dati multimediale che consentirà al pubblico uno straordinario viaggio ipertestuale, dai vasi alle ricette, alle piante medicinali. La postazione è curata dal Dipartimento di Informatica Sistemistica e Telematica dell’Università di Genova nell’ambito del progetto Pyrgi.

I TEMI DELLA MOSTRA

Alla grande varietà della flora ligure, che comprende numerose specie spontanee e coltivate tipiche dell’ambiente mediterraneo, corrispondeva, nel passato, una fiorente attività farmaceutica che aveva il suo centro nella potente Arte degli Speziali genovesi. Nelle antiche spezierie le erbe aromatiche, talvolta raccolte personalmente dal farmacista e dai suoi aiutanti, erano alla base di complesse preparazioni medicinali, di cui ci sono state tramandate le ricette, in alcuni casi utilizzate sino ad epoche relativamente recenti. I ricettari e gli erbari adoperati dagli Speziali insieme ai numerosi vasi apotecari in maiolica ligure giunti sino a noi costituiscono un’importante fonte di informazioni sulle erbe aromatiche di provenienza locale, nuovamente oggetto di grande interesse anche da parte della moderna ricerca scientifica.

Le piante utilizzate in passato a scopo terapeutico o cosmetico possono avere anche oggi un ruolo importante nella valorizzazione del paesaggio mediterraneo e dell’economia rurale. Oltre ai numerosi volumi, manoscritti e a stampa, conservati presso le Biblioteche cittadine, il  prestigio dell’Arte degli Speziali di Genova  è testimoniato anche dal gran numero e dalla elevata qualità artistica dei corredi di vasi farmaceutici di produzione ligure che si sono conservati. Di questo patrimonio fanno parte vasi provenienti dalle farmacie dei grandi Ospedali, come quelli genovesi di Pammatone e degli Incurabili,  quello di San Paolo di Savona  o quello di Santa Maria di Misericordia di Albenga, ma anche splendide maioliche utilizzate in spezierie private. Tra XVII e XVIII secolo i vasi da farmacia liguri sono acquistati anche da spezierie di altre città italiane.Avicenna

I vasi da farmacia costituiscono uno dei principali settori della produzione di maiolica ligure che, a partire dal Cinquecento, inizia la sua trionfale ascesa, divenendo ben presto oggetto di scambi commerciali a vastissimo raggio che la portano nella maggior parte dei paesi europei e persino nell'America Centrale e Meridionale.

Tra XVI e XVIII secolo le manifatture di Genova, Savona e Albisola realizzano imponenti corredi farmaceutici, caratterizzati da decori particolarmente complessi e raffinati e dalla tipica monocromia bianco-blu. Nelle antiche spezierie, alla zona del laboratorio che ospitava gli strumenti per la produzione dei medicamenti  - i mortai, i torchi, le bilance, le spatole, i cucchiai, oltre all’armamentario richiesto dai nuovi procedimenti introdotti da Paracelso e dai suoi seguaci, come la cucurbita o bocia, l’alambicus, la retorta (storta) o ciconia - si contrapponeva la sala frequentata dal pubblico dove venivano esposti i corredi farmaceutici in maiolica.

Quelli liguri sono composti da vasi ben differenziati per forma e funzioni. Fiasche (o bocce), stagnoni, albarelli (o burnie), pillolieri, fiaschette, vasi da elettuari, boccali (o dogli) erano destinati a contenere i diversi tipi di preparati: quelli di forma liquida, come le acque, i vari tipi di oli e di mieli  e gli sciroppi, quelli di consistenza molle, come le  conserve,  gli elettuari, gli unguenti e gli estratti, e infine quelli di tipo solido, come i trochisci (sorta di tavolette), gli empiastri e le pillole.

LE FARMACIE DEGLI ANTICHI OSPEDALI DI GENOVA: UN PATRIMONIO PER LA CITTA’

Nel corso del XV secolo sorgono a Genova due grandi ospedali, l’Ospedale Maggiore, detto di Pammatone, e l’Ospedale degli Incurabili. Ubicati entrambi  nella zona orientale della città,  nei pressi dell’antica Via Giulia, all’interno di due edifici monumentali, i due istituti, che hanno svolto per secoli  un ruolo fondamentale dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, sono divenuti anche la sede di un enorme patrimonio artistico. I due ospedali avevano al loro interno due grandi farmacie che, secondo un’antica consuetudine, oltre ad essere il luogo dove si preparavano e si distribuivano i medicinali, svolgevano anche un’importante funzione di rappresentanza. Per questo motivo, gli arredi e le suppellettili dovevano suscitare l’ammirazione del pubblico, testimoniando l’importanza e il prestigio dell’istituto in cui erano collocati.

Così, attraverso i secoli, le due spezierie sono divenute la sede di una fra le più importanti raccolte di ceramiche europee, che fortunatamente ci è in gran parte pervenuta. Oltre ai vasi destinati a contenere le sostanze medicamentose, si sono conservati anche molti antichi strumenti utilizzati per secoli dai farmacisti, come mortai, storte, alambicchi, i quali, insieme ai numerosi strumenti chirurgici degli ospedali, formano un patrimonio di estremo interesse per la storia della scienza.

Le spezierie dell’Ospedale di Pammatone e di quello degli Incurabili ospitavano al loro interno vari corredi di vasi eseguiti da manifatture di Genova, Savona e Albisola, in un periodo di tempo compreso tra il XV e il XVIII secolo. A causa dell’intensa attività che si svolgeva presso i due istituti di cura, le forniture di maioliche furono assai numerose e di elevatissimo livello artistico.

Testimonianza fondamentale della stagione più importante della ceramica ligure, la raccolta comprende una grande varietà di forme  e decori: dalla ceramica  graffita quattrocentesca ai motivi orientalizzanti del XVII secolo, dalle complesse scene di gusto barocco ai delicati ornati fitomorfi settecenteschi. Divenuti già verso la fine del XIX secolo ormai vetusti e obsoleti gli edifici in cui avevano sede gli antichi Ospedali di Pammatone e degli Incurabili, il prezioso patrimonio artistico che in essi si era accumulato venne trasferito nel  1931 in un apposito Museo, costituito all’interno del nuovo grande Ospedale di San Martino, inaugurato nel 1923, che aveva raccolto l’eredità degli antichi istituti di cura.

In seguito alla chiusura del Museo, gran parte delle raccolte di ceramiche (780 pezzi), insieme agli strumenti chirurgici e farmaceutici, sono state trasferite presso i Musei Civici genovesi, in attesa di un’adeguata sistemazione. La scelta è caduta su una sede molto prestigiosa: Palazzo Doria Tursi che dal 2005 fa parte del nuovo circuito museale di Strada Nuova. Nel percorso del piano nobile del Palazzo la ricostruzione delle antiche farmacie occupa due vasti locali ed è preceduta dalle sale dedicate alla ceramica ligure. In mancanza dei mobili originari, l’effetto di stupore e di grandiosità suscitato dall’eccezionale complesso di suppellettili e arredi è ricreato dalla grande vetrina-armadio in cristallo a forma di C disposta al centro della stanza, in modo da costituire una sorta di vano “avvolgente” che dia al visitatore l’impressione di penetrare all’interno di un’antica spezieria, consentendogli di ammirare le maioliche e i preziosi arredi da tutte le angolazioni possibili.

Orari: mar – ven 9/19; sab – dom 10/19  Info: + 39 010 2759185

 

 
Largo Ghiglia si riveste di colori con Muridamare Stampa E-mail
Liguria
Scritto da Alessandra Chiappori   
Domenica 23 Ottobre 2011 20:25

L’istituto d’Arte di Imperia ha portato a termine la singolare e vivace iniziativa a cura dell’associazione “Il cerchio e le gocce”.


IMPERIA. Una nuova opera murales addobba dal 21 ottobre, un’altra superficie della città di Imperia. Dopo il disegno dedicato a Grock in via Berio, quelli in zona Prino e presso l’ex macello, Muridamare è sbarcata con le sue bombolette di colore nel centro di Oneglia per prendersi cura dei muri trasandati del plesso scolastico di Largo Ghiglia.

L’iniziativa rientrava faceva partesi un workshop organizzato in collaborazione con gli studenti dell’Istituto d’Arte per stimolare i ragazzi alla manualità e fornire al contempo una formazione specifica sulle tecniche dei murales, così da applicare sul campo le conoscenze acquisite sui banchi.

Il progetto Muridamare fa parte di una campagna del Dipartimento della Gioventù - Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’Anci volta a valorizzare la Street Art e il writing urbano, e ha già visto fiorire capolavori urbani in alcune zone della città. “Largo Ghiglia è solo l’ultimo tassello del percorso di Muridamare” racconta Mrfijodor, dell’Associazione “Il cerchio e le gocce”, che insieme a Wens (associazione “Style Orange”, Torino) ha curato il workshop “anche in questo caso si trattava di riqualificazione urbana di una serie di muri in uno stato piuttosto decadente e spoglio. Un lavoro vero, che abbiamo deciso potesse riguardare anche i ragazzi dell’Istituto d’arte”.

Ed è così che dopo due giornate di progettazione degli spazi a scuola, le classi del professor Lorenzo Rossi hanno attraversato la strada che separa la loro sede da Largo Ghiglia, e si sono messi al lavoro. Ha spiegato ancora Mrfijodor: “I disegni hanno un duplice scopo, sia per i bambini della scuola, che vedono queste mura tutti i giorni, sia per i ragazzi dell’Istituto, che, una volta suonata la campanella, si riversano nei giardinetti di fronte a Largo Ghiglia”.

Più di un muro è stato “colpito” dalle bombolette dei writers: quello vicino al cancello di ingresso, due punti all’interno del cortile, e la striscia sottile di fronte ai giardinetti. “I temi sono sempre legati il più possibile alla città” dice ancora Mrfijodor “ci sono il mare, uno scorcio del porto, la città, le cose tipiche che la rappresentano, con un occhio di riguardo ai bambini: abbiamo deciso di dedicare loro alcuni topolini, e abbiamo dato spazio al colore, c’è molto pastello”.

Soddisfatti gli organizzatori e soprattutto gli studenti, che hanno colto l’occasione per cimentarsi con l’arte del murales in una forma concreta, e che si sono dichiarati molto contenti dei risultati ottenuti. Ma soddisfatti anche gli insegnanti di Largo Ghiglia che, di fronte a frotte di bambini con l’indice puntato ai disegni per la meraviglia, hanno sorriso per la novità e ringraziato Muridamare per aver regalato una nota di colore al grigiore monotono dell’edificio.

 

 
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Nello stesso giorno dell’anno 1887 è stata aperta a Korce “la prima scuola Albanese”.  L’apertura della stessa fu  resa possibile  dai RILINDES,  che alcuni di loro diventarono successivamente presidi di quella struttura. Il primo preside fu Petro Nini Luarasi e di seguito Pandeli Sotiri, Nuci Naci e molti ancora. In ricordo dell’” Apertura della prima scuola Albanese” nel 1887, tutti gli insegnanti oggi festeggiano il loro giorno, la quale nel corso degli anni, è diventata una festa nazionale per l’Albania.

Tutti conosciamo il 7 Marzo 1887 come il giorno del’apertura della prima scuola Albanese nel nostro paese ma, molte volte certe informazioni non sembrano combaciare. La Chiesa Cattolica difende un pensiero completamente diverso, secondo il quale la prima scuola della lingua albanese in Albania sarebbe stata aperta molto prima, cioè nel 1632 dal Ordine dei Francescani a Kurbin. Dopo decenni lo stato comunista ha ufficializzato la sua tesi, secondo la quale la prima scuola della lingua albanese nel nostro paese è quella di Korca, che rimane di una profonda importanza per il nostro popolo, però i dati storici dimostrano il contrario.

Le scuole della lingua albanese nel settentrione del’Albania sono attive da almeno 400 anni.

Padre Donat Kurtine in uno studio pubblicato nel giornale “Ylli i Drites” nel 1935 parla della prima scuola di albanese nel 1638. Le prime scuole “ a quanto ne sappiamo” dice lui sono: la scuola di Pllana, Blinishti e Shkodra.

Lo studioso americano Edwin Jacques nella sua opera "The Albanians: An Ethnic History from Pre-Historic Times to the Present", documenta l’apertura delle scuole ancora prima nel tempo, nel 1632 secondo il quale: “La prima scuola della lingua albanese è stata aperta a Vele di Mirdita nel 1632, ma non era l’unica. A parte la lettura e scrittura, si insegnava anche la grammatica ed erano in uso i libri di luminari come Budi, Bardhi e Bogdani. Segue l’apertura di molte altre scuole di lingua albanese per arrivare a 21 nel 1887, anno del “apertura ufficiale” della prima scuola.

Sono passati  quasi 400 anni ed ancora non c’è un'unica verità, rimane tra i tanti dubbi, la certezza che in questo giorno, i molti insegnanti della nostra Nazione, celebrino il loro giorno festivo ma la domanda rimane sempre accesa.
Quando è stata aperta la prima scuola di lingua albanese?

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