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Allegoria della fortuna, chiude in positivo il Festival Grock

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Liguria
Scritto da Alessandra Chiappori   
Domenica 16 Ottobre 2011 20:44

Una Piazza Dante gremita di pubblico per le spettacolari scenografie di Valerio Festi.


IMPERIA. È stato un finale di successo quello della settima edizione del Festival Grock di Imperia, ormai ricorrente appuntamento autunnale con l’arte circense e la clownerie che hanno fatto grande Adrien Wettach, in arte Grock.

Sulla scia del fascino poetico del grande artista, di cui la sua stessa villa porta evidenti tracce nella grandiosità e nell’estrosità delle forme, il Festival ha voluto concludere la rassegna di questo 2011 con uno spettacolo maestoso offerto al pubblico dell’intera città.

Teatri Possibili Liguria, sotto la direzione di Sergio Maifredi, ha interpellato la fantasia di Valerio Festi, uno dei più noti ideatori di spettacoli all’aperto e in grandi spazi, non ultime alcune animazioni realizzate durante la Cerimonia di apertura dei giochi olimpici invernali di Torino 2006. “Allegoria della fortuna”, questo il titolo dell’opera andata in scena sul grande palcoscenico del rondò di Piazza Dante.

Luci colorate, atmosfere rinascimentali e barocche, e la maestria di danzatrici e acrobate per un’ora di spettacolo che ha letteralmente incollato il foltissimo pubblico della piazza con il naso all’insù. Nonostante l’aria serale, ormai pungente, alle 21 in punto il sipario si è idealmente aperto con il decollo di un gigantesco volto lunare, un pallone ad elio, illuminato e trasportato con potenti cavi per lo spazio aereo della piazza dallo staff tecnico, che passava tra il pubblico infreddolito.

L’allegoria della fortuna, la sfuggente entità che dall’antica Grecia alle corti rinascimentali non ha smesso di porre interrogativi e strizzare l’occhio, identificata e celata dietro a una serie di iconografie note tutt’ora. Come gli angeli proiettati sulla facciata del vecchio palazzo comunale, che sembrano scrutare divertiti il pubblico mentre la voce narrante riporta al teatro, e alla magia della recitazione.

“La fortuna ha molteplici volti, e segue il ritmo incessante della ruota che gira”, questo è il motto delle apparizioni nella piazza: forme curve che rotolano, passano e spariscono. C’è un sole tondo, che illumina l’azzurra luce lunare, ma c’è anche un enorme pallone trasparente al cui interno una ballerina danza creando rotazione e movimento.

I grossi palloni passano tra la gente incredula e affascinata dai misteri di luci e ombre sapientemente ricreati. La fortuna è anche un’apparizione fugace, come quella della fanciulla di bianco vestita che agita i veli del suo abito appesa ad una fune, giù per la torre del cosiddetto Cremlino, fino a sfiorare l’orologio, e posarsi leggiadra sul balconcino centrale.
Ma lo spettacolo itinerante non si arresta: è il turno degli elementi acqua e fuoco.

C’è un’enorme vasca piena d’acqua nei pressi della fontana, sul cui bordo spunta presto un’esile quanto flessibile acrobata. Il tempo di una verticale eseguita sul bordo del gigantesco catino, e poi il pubblico sottostante, composto per lo più da bambini, viene inondato con l’acqua spruzzata fuori.

Con agilità di pesce, la ragazza si adatta agli spazi curvi del recipiente, sembra quasi di gomma e impressiona quanto le scintillanti gocce d’acqua che continuano a piovere sul pubblico divertito. Non c’è tempo di pensare alle pozzanghere per terra perché sopraggiungono i carri del fuoco, dove due acrobate giocano con torce accese a pochi metri dal naso degli spettatori, incollandoli incantati a guardare.

Il barocco torna prepotente con una sfilata di ballerine dai singolari ed enormi vestiti, che le portano a passeggio tra la gente, mentre eseguono una coreografia. E’ il momento del grande e allegorico finale, che vede la luna e il sole intrecciarsi in cielo, a ciascun pallone appesa un’acrobata, dagli abiti di veli che si agitano al vento e alle capriole per aria.

Il colpo d’occhio su Piazza Dante è tra i più insoliti mai visti, in sintonia con lo spirito di Grock. Alla leggerezza delle atlete si sommano i giochi di ombre che le inseguono sulle mura ai lati della piazza, occhi e obiettivi puntati in su, verso la torre del municipio, dove per il gran finale ricompare anche la Fortuna appesa al filo.

Suggestione, colore, musica e danza, in una parola teatro, nelle molteplici forme in cui la Fortuna, la dea bendata, sa presentarsi e compiere la propria magia: una grande e trionfale chiusura per il Festival, nell’attesa delle nuove magie dell’edizione 2012.

 

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Nello stesso giorno dell’anno 1887 è stata aperta a Korce “la prima scuola Albanese”.  L’apertura della stessa fu  resa possibile  dai RILINDES,  che alcuni di loro diventarono successivamente presidi di quella struttura. Il primo preside fu Petro Nini Luarasi e di seguito Pandeli Sotiri, Nuci Naci e molti ancora. In ricordo dell’” Apertura della prima scuola Albanese” nel 1887, tutti gli insegnanti oggi festeggiano il loro giorno, la quale nel corso degli anni, è diventata una festa nazionale per l’Albania.

Tutti conosciamo il 7 Marzo 1887 come il giorno del’apertura della prima scuola Albanese nel nostro paese ma, molte volte certe informazioni non sembrano combaciare. La Chiesa Cattolica difende un pensiero completamente diverso, secondo il quale la prima scuola della lingua albanese in Albania sarebbe stata aperta molto prima, cioè nel 1632 dal Ordine dei Francescani a Kurbin. Dopo decenni lo stato comunista ha ufficializzato la sua tesi, secondo la quale la prima scuola della lingua albanese nel nostro paese è quella di Korca, che rimane di una profonda importanza per il nostro popolo, però i dati storici dimostrano il contrario.

Le scuole della lingua albanese nel settentrione del’Albania sono attive da almeno 400 anni.

Padre Donat Kurtine in uno studio pubblicato nel giornale “Ylli i Drites” nel 1935 parla della prima scuola di albanese nel 1638. Le prime scuole “ a quanto ne sappiamo” dice lui sono: la scuola di Pllana, Blinishti e Shkodra.

Lo studioso americano Edwin Jacques nella sua opera "The Albanians: An Ethnic History from Pre-Historic Times to the Present", documenta l’apertura delle scuole ancora prima nel tempo, nel 1632 secondo il quale: “La prima scuola della lingua albanese è stata aperta a Vele di Mirdita nel 1632, ma non era l’unica. A parte la lettura e scrittura, si insegnava anche la grammatica ed erano in uso i libri di luminari come Budi, Bardhi e Bogdani. Segue l’apertura di molte altre scuole di lingua albanese per arrivare a 21 nel 1887, anno del “apertura ufficiale” della prima scuola.

Sono passati  quasi 400 anni ed ancora non c’è un'unica verità, rimane tra i tanti dubbi, la certezza che in questo giorno, i molti insegnanti della nostra Nazione, celebrino il loro giorno festivo ma la domanda rimane sempre accesa.
Quando è stata aperta la prima scuola di lingua albanese?

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