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No, non state leggendo la recensione del film di Wolfang Petersen uscito nel 2000, che aveva come protagonista un urlante George Clooney, la Tempesta in questione è l'opera più enigmatica e simbolica scritta (o copiata secondo alcuni) da Sir William Shakespeare.
L'ermetico testo del Bardo è infatti in questi giorni in scena a Roma, nella suggestiva cornice del Silvano Toti Globe Theatre di Villaborghese e vede come protagonista indiscusso uno straordinario Giorgio Albertazzi Doc. Il GLOBE THEATRE, che è stato realizzato in soli quattro mesi nel 2003, è il Teatro Elisabettiano della capitale e nasce da un’intuizione di Gigi Proietti, grazie alla generosità della Fondazione Silvano Toti e all’impegno del Comune di Roma.
Il Teatro è stato progettato secondo lo schema del teatro londinese che aprì i battenti nella zona centro settentrionale della City, a Shoreditch, nel 1576. La sua peculiarità consiste nella struttura circolare, con un palcoscenico rettangolare coperto da una tettoia sorretta da due colonne.
Così come quello elisabettiano, anche il GLOBE THEATRE di Roma è costruito interamente in legno, per l'esattezza 600 mc di legno di rovere, provenienti da foreste ‘gestite’ e quindi riforestate. E' in questo luogo così suggestivo che il Mo. Giorgio Albertazzi veste i panni del mago Prospero, esiliato su una desolata e misteriosa isola insieme alla figlia Miranda (Roberta Caronia). In questo luogo inospitale Prospero trascorre le sue ore immerso nella lettura dei suoi amati libri esoterici, assistito da due spiriti: l'efebico Ariel, interpretato dalla brava Melania Giglio e dal mostruoso Caliban, interpretato egregiamente da un grottesco Gianluigi Fogacci.
La Tempesta che da il titolo alla metafisica pieces è architettata dallo stesso Prospero con l'intenzione di far naufragare la nave che trasporta i responsabili del suo esilio, soddisfacendo in questo modo il suo desiderio di vendetta. Gli attori si muovono come burattini comandati dagli invisibili fili della magia di Prospero nella sontuosa scenografia di Alessandro Chiti, che per l'occasione ha pensato di ammantare il grande palcoscenico con un candido e fluttuante drappo chilometrico. Le belle musiche originali di Marco Podda scandiscono l'esistenza dei personaggi spesso costretti a slanci atletici, dalla dinamica ed accurata regia di Daniele Salvo.
La storia scorre fluida e avvince un pubblico un po' accaldato (unico neo del Globe è infatti la mancanza di un sistema di areazione) e il grande Giorgio Albertazzi padroneggia la scena riuscendo a farci dimenticare i suoi 87 anni. Il suo è un Prospero fiero, di una fierezza naturale ed elegante. Una recitazione, quella di Albertazzi, leggera eppure possente, contenuta, asciutta, spogliata di tutti quegli inutili orpelli che rischierebbero di farne uno stucchevole Santonorè.
La voce di Albertazzi riesce ad ammaliare anche i timpani più distratti, una voce che come nella miglior tradizione del Whisky scozzese, invecchiando acquista in sapore e corposità. Alla fine attori e tecnici ricevono un lunghissimo e meritato applauso che li ripaga, ci auguriamo, di una vera ed autentica fatica, un tour de force coraggioso e ben realizzato che fa della Tempesta, uno degli eventi più interessanti di questa rovente estate romana.
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