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È uscito il numero di marzo della newsletter “InComune”, la rivista online per i dipendenti di Roma Capitale.
Fra i vari articoli e approfondimenti di questo mese, particolare risalto è stato dato a due ricorrenze significative che segnano questo mese: la Festa della Donna e i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Proprio alle tante donne che compongono l’ossatura di Roma Capitale – oggi ben il 66% su un totale di 24.935 dipendenti – è dedicato l’articolo-inchiesta sulla prima donna impiegata dal Comune di Roma. Una vera investigazione storica per identificare e raccontare la capostipite di tutte le dipendenti, la “Lucy” dell’Amministrazione capitolina.
Dopo vari tentativi andati a vuoto, è un polveroso fascicolo del 1868 trovato all’Archivio Storico Capitolino a far un po’ di luce. Al suo interno l’“Elenco per ordine alfabetico degl’Impiegati ed altri addetti all’Amministrazione del Comune di Roma” al 15 marzo 1868. Si scopre, così, che a circa vent’anni dalla nascita del moderno Comune di Roma, con il motu proprio dell’ottobre del 1847 di Pio IX, le persone impiegate nell’Amministrazione capitolina sono 322, di cui 24 provvisorie.
Scorrere l’elenco è, come si legge nell’articolo, «un tuffo diretto nel “nostro” passato. Uno sguardo, tra l’emozionato e il curioso, ai Pronipoti della grande famiglia capitolina». Un elenco di impieghi e mansioni per la gran parte scomparse, come il grascere, l’addetto al dazio che esaminava gli animali destinati al macello e ne fissava il prezzo, il cassiere della tassa cavalli, il bollatore del Mattatoio e della dogana dei pesi e misure, il pesatore nei mercati, il computista, il professore per l’inoculazione del vajolo e quello sanitario dei pubblici spettacoli, l’ispettore battistrada, quello delle legnare e quello ai forni, il fuochista della tripperia del Mattatoio, l’ispettore tecnico per le girandole e l’esperto fisico per l’illuminazione a gas, il Maestro di camera del Senato e l’organista.
Ma soprattutto in quell’elenco del 1868, rivela l’articolo, c’è lei, Vincenza Belardi: l’unica, la sola donna «comunale» fra 321 colleghi uomini, con il suo ruolo di «fontaniera custode del punto pubblico lavatojo in via della Coroncina», una via oggi scomparsa, inglobata da via Merulana. Non c’è la prova che sia lei, e forse non lo sapremo mai, conclude l’articolo, la prima impiegata del Comune di Roma, «ma ci piace immaginare Vincenza, con il suo gentile lavoro d’altri tempi come la “mamma” di tutte le colleghe capitoline».
Ma marzo è anche il mese in cui si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia, una ricorrenza che vede la città di Roma protagonista con una serie di iniziative programmate per il 17 marzo, giornata in cui tutto il Paese ricorda l’avvenimento, tra cui l’inaugurazione del restauro dei monumenti risorgimentali presenti a Roma, grazie al progetto “I luoghi della Memoria”, promosso da Presidenza del Consiglio e condiviso con l’Amministrazione capitolina.
Il restauro interessa in particolare i monumenti del Gianicolo, il luogo della memoria risorgimentale per eccellenza. Fu qui che, tra la fine di aprile e il luglio del 1849, Giuseppe Garibaldi e i suoi volontari provenienti da ogni parte d’Italia si batterono strenuamente contro i francesi nell'eroica difesa della Repubblica Romana, realizzatasi secondo il disegno politico di Mazzini. Di quei giorni rimane in Campidoglio il tavolo nella Sala delle Bandiere intorno al quale oggi si riunisce la Giunta capitolina, lo stesso del Governo di quella tanto breve, quanto appassionata Repubblica.
Gli 84 busti e le 4 stele celebrative dei garibaldini e difensori della Repubblica Romana, raffiguranti patrioti italiani e stranieri che combatterono, con le armi o con la parola, per l'unificazione sono opere di importanti scultori tra cui Ferrari, Guastalla, Rutelli, Prini e Morbiducci, che grazie ai progettisti, tecnici e restauratori della Sovraintendenza capitolina riprenderanno volto e dignità, con interventi su tutte le superfici lapidee e su tutte le parti in bronzo.
E così il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi e quello ad Anita Garibaldi, nel cui piedistallo furono poste le sue ceneri, torneranno agli antichi splendori insieme a tante altre statue, tra cui quelle dedicate al filosofo, patriota e uomo politico, Terenzio Mamiani, sito in via Acciaioli, e al patriota Angelo Brunetti, detto “Ciceruacchio”, che sarà nuovamente collocato nella sua sede naturale, il Gianicolo appunto, dopo essere stato spostato alla fine degli anni ’50 per la creazione del sottovia di Lungotevere in Augusta. Una soluzione che restituirà al monumento, oggi mortificato ai margini di un’arteria di rapido scorrimento, il giusto decoro.
E poi ancora, l’inaugurazione del Museo della Repubblica Romana e il suggerimento del Sovraintendente di Roma Capitale, Umberto Broccoli, che invita i romani e i turisti a guardare i quartieri nati nella Capitale in epoca risorgimentale e postrisorgimentale con occhio diverso. Da Prati di Castello a piazza Cavour e al Palazzaccio, arrivando al Vittoriano fino a piazza Vittorio si attraversa la Roma che nacque dopo l’epopea risorgimentale e che ancora oggi costituisce uno degli assi urbanistici più importanti della città e testimoniano «la visione piemontese» che ha guidato lo sviluppo della città dopo l’unificazione.
Ancora in tema di restauri e di celebrazioni unitarie “InComune” dedica un articolo al Faro sul Gianicolo, commissionato dagli italiani residenti in Argentina e inaugurato nel 1911 in occasione del 50° anniversario dell’Unità d’Italia.
Ma non solo di 8 marzo e di unificazione d’Italia si legge nella newsletter. Si parla anche de “La casa dei papà”, di “Francesca, la Santa di Roma”, del “ChiamaRoma 060606” che ha vinto il premio Servizi al Cittadino, dei “Cento anni di Atac”, della nascita dei “Percorsi di Cittadinanza Attiva” e di tanti altri argomenti utili e curiosi.
www.comune.roma.it
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