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Reportage dal Burundi

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Estero
Scritto da Giuseppe Galante   
Giovedì 04 Novembre 2010 08:32

Un viaggio al centro Kamenge dove è attivo un gruppo di missionari che si occupano delle adozioni a distanza


Reportage dal BurundiPartenza da Cagliari, ore 19.30, per Fiumicino. Si riparte a mezzanotte, destinazione Addis Abeba. Arrivati in Etiopia,dopo 7 ore di volo, ci si reimbarca, su un vecchio bombardiere adibito ad uso civile e, dopo altre tre ore e ½ circa raggiungiamo la nostra meta finale,Bujumbura (capitale del Burundi).

Grande poco più della Sardegna,  ma con una popolazione di 9.000.000 di abitanti, il Burundi è un piccolo stato dell’Africa centrale, dilaniato da decenni di scontri etnici che hanno provocato più di 500.000 morti. Il risultato è una popolazione alla fame e migliaia, migliaia di orfani.

Il primo impatto è impressionante, non avremmo mai immaginato tante persone per le strade, la maggior parte, rigorosamente, a piedi. Attraversiamo quel fiume di persone, a bordo di una jeep,in direzione di Kamenge, il ghetto. Qualcuno ci saluta, altri ci osservano incuriositi, i bambini ci rincorrono, attraverso la polvere, a piedi nudi … ci sono dei bambini che piangono spaventati al passaggio di uomini bianchi, “umuzungu” come dicono loro, in effetti non è che ne vedano tanti da queste parti.

Alcune persone si fanno largo tra la folla con delle strane biciclette a tre ruote, azionate a mano, sono i mutilati di guerra(solo i più fortunati possiedono questo mezzo di locomozione, altri invalidi si spostano sollevando il peso del proprio corpo unicamente sulle mani).

Raggiungiamo il Centro Giovani di Kamenge, un’oasi  messa in piedi, con fatica, dai missionari Saveriani. Le attività del centro sono tantissime: inglese, informatica, francese, educazione fisica,musica, canto, educazione civica, etc … ; esiste poi una sala cinema, una biblioteca e una sala teatro. La cosa più importante del centro è il fatto che riesca a far convivere tranquillamente ragazzi di diverse etnie superando l’odio che, in molte parti del paese, è ancora molto vivo.

Sono migliaia, ogni giorno, i ragazzi che affollano il centro e molte sono le persone valide che ci lavorano dando vita a numerose iniziative, come ad esempio l’associazione dei quartieri del Nord che aiuta le donne ad unirsi in gruppi anti violenza, a conoscere i loro diritti, a prendere consapevolezza del loro lavoro, ad avviare delle attività …

Il centro è stato, per tutta la nostra permanenza, il nostro campo base. Da qui siamo partiti per le montagne, tra la gente, per assistere alla distribuzione alimentare, siamo andati a visitare gli ospedali, siamo andati a vedere le scuole (tutte opere rese possibili grazie alla generosità delle persone che hanno deciso di adottare a distanza gli orfani di Kamenge). Qui di seguito è riportata una descrizione della nostra giornata tipo, nello specifico si tratta di un sopralluogo alle cisterne di una collina non lontana dalla capitale.

Quando, alle ore 08.00, ci mettiamo in viaggio, per le montagne, ci sono già 30 gradi e l’aria è appiccicosa. La  Jeep arranca, a fatica, su per le salita sconnessa, sobbalzando ad ogni buca. I bambini, al lavoro nei campi, ci inseguono urlandoci: Padiri bon bon! che vuol dire: Padre, caramelle! Corrono scalzi, in mezzo al polverone sollevato dalla nostra auto e non fanno nessuna fatica a starci dietro! Altri bambini non ci seguono invece, nemmeno con lo sguardo, sono intenti a spaccare le pietre col martello.

Sono i bambini delle cave, stanno seduti, tutto il giorno, a frantumare le pietre grosse in pietrisco per l’edilizia. Poco più avanti  ce ne sono degli altri, in cammino, tesi sotto il peso delle ceste, portate sulla testa. Sono ceste piene di pietre. Solo i più fortunati hanno una cesta, gli altri le poggiano direttamente sul capo.

Arrivati ad un villaggio, sull’altipiano, si prosegue a piedi, nella giungla, per altri 8 km. Ci sono 36 gradi adesso,  la nostra meta è la cisterna, offerta dai volontari NASE, in collaborazione con la parrocchia del mio paese. Finalmente la troviamo, non grazie alla nostra abilità, ma grazie alla gente del posto che, gentilmente, ci fa da guida.

Questa cisterna viene rifornita grazie ad un tubo sotterraneo, lungo 15 km, che collega l’altipiano alla valle. L’acqua è importantissima per gli abitanti di questi villaggi che, nonostante le frequenti piogge, hanno difficoltà a conservarla.  C’è una mamma, con sei figli, intenta a riempire i suoi bidoni. Non appena si accorge di noi, ci sorride e ci invita a rinfrescarci, togliendo i suoi contenitori dal getto. La sua cortesia non mi stupisce, la gente in Burundi è veramente ospitale e sorride spesso, nonostante tutto.

*chi volesse sostenere le adozioni a distanza può farlo grazie all’associazione GIARDINIERI DI SICOMORI che si occupa di raccogliere i soldi e di portarli direttamente sul posto, dove vengono usati tutti, ma veramente tutti, per il sostegno alimentare degli orfani. Con soli 13 euro al mese potete dare da mangiare ad un orfano e alla sua famiglia adottiva.
C/C n. 92260710  intestato a ASSOCIAZIONE GIARDINIERI DI SICOMORI ONLUS.

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