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Una 'cittadina del mondo' che dalla provincia ha realizzato un suo progetto di vita.
Innamorata degli idiomi e degli usi dei paesi esteri, la spezzina Margherita Viviani è il classico esempio di “cittadina del mondo”: studi in lingue orientali, dottorato di ricerca e una serie di lavori svolti in diversi Stati, arricchiscono il suo denso Curriculum Vitae, cartina al tornasole della passione per il confronto e l’apprendimento.
- Perché hai optato per il cinese quando in Italia era una scelta non molto diffusa?
All’epoca della mia iscrizione all’università’ il boom economico cinese stava appena iniziando, quindi la mia e’ stata una scelta dettata da puro interesse personale. Ho sempre amato viaggiare all’estero e studiare le lingue straniere. Terminato il liceo, andai alla presentazione del corso di laurea in cinese alla Facoltà di Lingue Orientali a Venezia, e rimasi affascinata dalla prospettiva di studiare questi misteriosi caratteri cinesi… Così mi dissi, perché no?
- Quali vantaggi ti ha dato trascorrere mesi in Cina durante l'università'?
Vivere in Cina per un breve periodo prima della laurea e’ stata una tappa fondamentale per migliorare il mio cinese e conoscere meglio la cultura di questo paese.
- In Australia per scelta personale, hai intrapreso il dottorato di ricerca: scelta scontata per te? Quali alternative avresti avuto?
Dopo la laurea avrei voluto continuare con la ricerca universitaria, ma non ne ho avuto la possibilità a causa di altri impegni. In Australia avrei avuto sicuramente altre alternative lavorative nel campo aziendale; tuttavia, ho scelto di continuare il mio lavoro all’interno del mondo accademico perché mi ha dato modo di lavorare ad un progetto di ricerca di cui ero veramente appassionata.
- Quali differenze hai riscontrato negli studi post lauream fra Australia e Italia?
Prima di tutto, i soldi! In Australia vengono erogate generose borse di studio e stipendi in base al merito.
- Come si è sviluppata la tua carriera universitaria? Dopo la laurea in Lingue Orientali ho lavorato un anno come insegnante di italiano in Spagna all’interno di un progetto europeo. Successivamente ho frequentato il Master in Management Culturale Internazionale a Genova. Ho completato questo corso con un tirocinio formativo presso l’Ufficio Culturale del Consolato Generale d’Italia a Shanghai, dove ho lavorato come assistente alla responsabile dell’Ufficio culturale. All’epoca si era aperta una nuova posizione come insegnante di italiano presso la Zhejiang University di Hangzhou, una delle università più grandi e rinomate in Cina. Mi sono quindi trasferita da Shangahi ad Hangzhou dove ho lavorato come insegnante per alcuni anni.
-In Italia avresti fatto lo stesso? Sicuramente in Italia avrei avuto meno possibilità di fare ciò che mi piace! La Cina nei primi anni del 2000 offriva tantissime occasioni di lavoro a persone che come me parlavano la lingua, ma avevano poche esperienze lavorative.
- Hai fatto una vera e propria full immersion nel popolo cinese per il tuo dottorato: scatta una foto della Cina di oggi. Durante la mia ricerca sul campo ho avuto la fortuna di intervistare attivisti per i diritti umani e tanti filmmakers che realizzano documentari indipendenti. Grazie a loro, ho capito come tanti cinesi siano estremamente critici del modello di sviluppo del proprio paese e siano impegnati per aiutare gli abitanti delle zone rurali, i meno abbienti, le vittime di abusi di potere e coloro i cui diritti vengono calpestati. Questa coscienza critica e’ sicuramente un aspetto della Cina che pochi conoscono.
- Consiglieresti ai ragazzi italiani di andare all'estero? Perché?
Decisamente sì! Soggiornare per studio o per lavoro all’estero anche per brevi periodi costituisce un bagaglio di esperienza fondamentale che torna sempre utile nella crescita personale come individui e nel campo di lavoro. Prima si fa, meglio e’!
- Come valuti l'andamento dell'Italia oggi?
Domanda da un milione di euro! Io vedo con preoccupazione il clima di decadenza sia economica che di costume e il persistere di quella situazione per cui persone senza valore svolgono la propria professione, qualunque essa sia, grazie ai loro ‘agganci’ piuttosto che in base al loro reale valore. Finche’ questa situazione di nepotismo e aiuti reciproci perdurerà, dubito che il nostro paese possa progredire e offrire occasioni ai nostri ‘cervelli in fuga’ di restare. Io stimo molto chi e’ in Italia e si batte tutti i giorni contro la pigrizia e la mediocrità e mette passione nel proprio lavoro, spesso non guadagnando abbastanza. Bravo chi si trasferisce all’estero per seguire i propri sogni, ma ancor più meritevole chi resta per affrontare le difficoltà per costruire qualcosa di concreto nel nostro Paese.
L'intervista per intero verrà pubblicata nell'eBook di prossima uscita 'CercolavoroaMilano' di Chiara Tenca edito dalla casa editrice Liber Iter.
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