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Operazione San Lorenzo a San Jose del Cile uno dopo l’altro sono risaliti in superficie i 33 minatori, estratti grazie alla capsula Felix
33 persone in 50 metri quadrati per 69 giorni ad una temperatura che non va sotto i 34 gradi a 700 metri di profondità: questi i numeri di questa lotta per la vita, l’uscita da una sorta di coma profondo.
La realtà vera contro la finzione cinematografica di “Asso nella manica” film del 1951 il cui cinismo ed amarezza rappresentati dal regista non fanno fortunatamente parte della storia dei minatori cileni. La spettacolarizzazione del dramma umano ed il grande evento mediatico creatisi nella pellicola, fanno di Billy Wilder un vero precursore dei tempi.
Difficile immaginare le giornate in quella condizione eppure la forza di questi uomini è stata proprio la capacità di mantenere la nozione del giorno e della notte. Mantenere costante l’esercizio fisico, nutrire il corpo ed anche la mente, hanno sopportato umidità e calore, si sono mantenuti lucidi.
Col supporto di psicologici, esperti aeronauti Nasa, trainer, ed altri professionisti tutti mobilitati per consigliare, preparare, allenare e sostenere, sono riusciti in una impresa già tristemente nota ad altri (e molti di loro in precedenza) ma da vero record per la sua durata. Tutto quanto hanno attraversato e vissuto non sarebbe forse stato possibile se alla base, in maniera intrinseca nel loro essere più profondo non fossero stati pervasi di doti ormai rare nei tempi moderni: amore, umiltà, pazienza.
Amore: per la famiglia, quella di origine e quella appena creata, o creata da molto. Amore per quel senso di calore e unità, quell’amore che è l’unico sentimento capace di superare ogni ostacolo e ogni difficoltà. Il sentimento che da solo è in grado di fare qualcosa prima per gli altri che per se stessi. E quindi la forza e determinazione nel voler sopravvivere per i loro cari ancor prima che per se stessi.
Ma anche Amore per qualcosa di supremo, una forza maggiore che risiede al di sopra di ogni cosa, che ha una spiegazione per ogni fatto della vita. Un Amore così può dare una speranza talmente forte da arrivare anche nelle profondità delle viscere della terra, dove niente di positivo sembra potersi fare spazio e dove tutto può sembrare perso.
Umiltà: senso di discrezione ed anche ritegno, semplicità e modestia, assenza d’ arroganza, l’essere semplici. La consapevolezza della propria situazione non da privilegiati con saggia rassegnazione senza inutile ribellione. Lavoro duro, faticoso e malsano ma compiuto con senso di responsabilità e pazienza, santa pazienza. Valore ormai scomparso, in via di estinzione e forse specie da proteggere. In una civiltà dove impera il mordi e fuggi, il tutto e subito. Una società in cui se non hai una cosa la vuoi subito, al più presto.
In questa realtà che vive di nervosismo, fretta e consumismo, lo spirito e capacità di sopportazione di questi individui non riesce a passare inosservato. E non deve. Tanta solidarietà e forza di volontà deve rimanere nella memoria di ognuno di noi. Ed è degno di profonda e sincera ammirazione. A San Jose del Cile uno dopo l’altro sono risaliti in superficie i 33 minatori, estratti grazie alla capsula Felix, metallica di circa 53 cm di diametro.
Il primo atto alla riemersione sarà il rilevamento delle impronte digitali, perché dal 5 agosto per la polizia investigativa cilena, loro sono “desaparecidos”. Il 5 agosto è crollato un pozzo nella miniera a 830 km a nord da Santiago del Cile nel deserto di Atacama, e dei minatori non si sapeva nulla: dopo sette giorni il ministro delle miniere Laurence Goldborne annuncia che le speranze che siano in vita diminuiscono.
E’ solo dopo ulteriori dieci giorni che, tramite una sonda che raggiunge il possibile sito dove si trovano i minatori, arriva un messaggio che ‘siamo tutti vivi dentro il rifugio’. La trivella ha compiuto il suo compito nelle scorse settimane, anche prima di quanto fu previsto inizialmente, cioè riportare le persone in superficie per la fine dell’anno.
Ora sono in salvo. Sottoposti a protocollo d’idratazione, accertamenti clinici presso l’ospedale di Copiapò, assistenza psicologica, potrebbero aver subito danni psico fisici a seguito di questo lungo periodo in profondità, senza luce, con poco ossigeno ed in uno stato d’inattività. Ma in salvo. Le loro preghiere e quelle dei loro cari non sono rimaste inascoltate.
Non dimentichiamo però che quanto è successo non è a causa di una calamità naturale e quindi dopo i festeggiamenti e la gioia della salvezza degli esseri umani, agli stessi va resa giustizia. I minatori sarebbero potuti risalire da soli se i gestori avessero rispettato le norme di sicurezza. Nel 2008 l’impianto fu riaperto solo dietro la promessa che sarebbe stato realizzato un progetto di ventilazione e sarebbe stata costruita un’uscita d’emergenza, ma nessuna delle due cose è stata fatta.
Gli eroi nelle civiltà primitive erano esseri eccezionali ai quali la comunità attribuiva imprese prodigiose, nei tempi moderni chi da prova di straordinario coraggio ed abnegazione. “Los treintaytres” mettono d’accordo passato e presente, e sono l’una e l’altra cosa. Auguriamo loro di ritrovare la forma fisica e la serenità dopo questa terribile esperienza, ma di non sprofondare in un altro tunnel: quello del circo mediatico.
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