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Muoiono 21 bambini al Roy Hospital for Children in India e non esiste informazione, Hegel e l’arroganza della civilta’ occidentale.
India: in un grande ospedale pediatrico di Calcutta, il Roy Hospital for Children, si è consumato un evento di una gravità assurda. 21 neonati, ricoverati per una patologia misteriosa, hanno perso la vita. L’ospedale è stato preso d’assalto da genitori e parenti infuriati per la morte dei loro piccoli e hanno bloccato il traffico fino a quando è intervenuta la polizia a disperderli. Alcuni medici sono stati malmenati.
Le autorità indiane hanno aperto un'inchiesta dopo le accuse di negligenza rivolte ai medici dai familiari delle vittime.
Questo accadeva lo scorso venerdì 1 luglio. Avete avuto notizie approfondite da qualche nostro TG e quotidiano? Presi come sono dal matrimonio a Monte Carlo di Alberto e Charlene e dalle nostre grottesche farse politiche non si poteva più trovare uno spazio sufficiente per un’informazione che, tutto sommato, riguarda popoli di serie B. Molto grave.
Ma facciamo un tuffo nel passato, viaggiando con la mente a fine ‘700 inizio ‘800. Nel periodo storico in cui Hegel condannava il mondo orientale, quale inferiore a quello occidentale, Schopenhauer andava scoprendo che anche l’Oriente aveva saputo e sapeva ancora pensare. Sapeva sollevare quelle stesse problematiche sulle quali si affaticavano gli Occidentali e ad esse fornivano risposte altrettanto ingegnose. 
Ed è per questo che Schopenhauer tentò di coniugare, con pari dignità, il sapere maturato nell’Occidente con quello dell’Oriente. Con la chiara consapevolezza che non esiste un uomo occidentale e un uno orientale, bensì esiste l’uomo in quanto tale, uguale in tutto il mondo e capace di porsi le stesse domande indistintamente dal luogo in cui si è trovato a nascere.
Si anticipa così di 150 anni “La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. I trenta articoli di cui si compone sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. Vi si proclama il diritto alla vita, alla libertà e sicurezza individuali, ad un trattamento di uguaglianza senza discriminazioni di sorta.
Ma se parla perfino nella culla della nostra civiltà, ovvero la filosofia degli antichi Greci. Nonostante le differenze sociali esistenti, i greci ebbero una concezione originale dell’essere umano. Acquista infatti il valore di individuo.
Il concetto di cittadino, come individuo facente parte di una “polis”, senza che su questo influisca l’appartenenza o la nobiltà. L’arroganza della nostra malata civiltà, classificata per definizione superiore, genera ancora troppi errori.
Non siamo e non saremo mai superiori a nessuno, anzi non perdiamo occasione per dimostrare al mondo la fragilità del nostro sistema culturalmente arretrato, orientato alla sola ricerca dell’inutile distruttivo a beneficio del proprio egoistico tornaconto economico.
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