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Un'imprenditrice italiana in Spagna Stampa E-mail
Estero
Scritto da Chiara Tenca   
Domenica 23 Ottobre 2011 18:07

Francesca Della Croce, laureata in filosofia diventa enologa a Valencia partendo da zero e facendo del suo lavoro la realizzazione personale.


Francesca Della CroceUna giramondo capace di essere se stessa senza compromessi, ed inseguire costantemente i propri traguardi. Francesca Della Croce, spezzina oggi residente a Valencia in Spagna è designer, enologa e imprenditrice. Dopo la laurea in filosofia e trasferimenti fra Italia, Francia e Gran Bretagna, è approdata nella penisola iberica come nelle più classiche storie di immigrazione: senza sapere una parola della lingua e senza amici. Ma non sono certo queste le difficoltà che possono fermare una persona mai paga e vitale come lei: non a caso la sua vicenda è diventata un esempio di come la costanza e la voglia di applicarsi possano portare a degli importanti risultati.

Francesca ha aperto “Damajuana” una rivendita di vino al dettaglio che rifornisce anche i ristoranti della città; inoltre collabora con le “Bodegas Antonio Arráez”, con cui ha lanciato prodotti di grande successo come il rosso “Mala Vida” di cui ha curato marchio, packaging e marketing, realizzando una campagna di comunicazione efficace ed innovativa.
Dalla terrazza della sua casa nel multietnico quartiere di Rusafa, “sorseggiando un bicchiere di bianco catalano e ascoltando Mozart”, ci racconta la storia della sua vita, “cercando di far scorrere i pensieri e dandole una forma intelligente e comprensibile”.

- Raccontaci la tua storia: come sei arrivata ad essere la donna di oggi?

Ho passato la mia infanzia e l’adolescenza in una città ligure e di provincia, nata da un padre toscano e da una mamma emiliana; non mi sono mai sentita ligure e non sono mai riuscita ad esprimermi dentro una mentalità provinciale. Gli anni del liceo li ricordo pieni di conflitti emozionali, di rabbia mista a un essere ribelle su ogni cosa.
Alla fine del liceo mi trasferii a Firenze, dopo un breve soggiorno emiliano. In riva all’Arno trovai una sorta di pace, o meglio di accettazione del mio io.
Da lì passai per Londra, Parigi e Roma, sempre lavorando full time tra un pub e l’altro per mantenermi e portare avanti i miei studi universitari.
A ottobre 2004 decisi di lasciare nuovamente l’Italia, e questa volta in modo definitivo: vedevo - e ahimè vedo ancora – il nostro come un paese provinciale, dove per riuscire a creare qualcosa nella vita devi avere conoscenze infinite, cosa che io non ho mai avuto e ho sempre cercato non avere.

-Perché proprio la Spagna? Che cosa ti ha dato e ti sta dando?

Sono ormai 7 anni che vivo in Spagna, e più precisamente a Valencia; optai per questa città un poco a caso: era la terza più grande del paese dopo Barcellona e Madrid ed è sul mare; quando arrivai dopo 25 surrealiste ed interminabili ore di autobus, non avevo la più pallida idea di cosa avrei trovato, così come non avevo idea di cosa fosse parlare lo spagnolo e come erano questi famosi “mezzi cugini” latini.
Un’altra grande spinta al mio definitivo “adiós” italiano è arrivata dalla mia omosessualità: caratterialmente sono e sarò sempre una persona libera e che rispetta la libertà altrui, sempre nei limiti della decenza e della educazione.
L’essere una persona libera testarda autosufficiente e soprattutto autodidatta mi aiutato ad arrivare dove sono arrivata anche se sinceramente mi sento ancora a metà cammino.

-Com’è avvenuto il passaggio all’imprenditoria, e perché proprio il vino?

Dopo 4 anni tra i fuochi delle varie cucine e i tavoli di vari ristoranti, provai a chiedere un piccolo prestito in banca che mi permettesse dar vita a uno dei miei tanti sogni-hobby: aprire un negozio di vini. Per me il vino é sempre stato la cultura, il calore e il ricordo della mia famiglia; mi avvicinai e mi innamorai del mondo dell’enologia quando ero meno di un adolescente, e ancora oggi penso ciò che disse Hemingway: il vino è "la cosa più civilizzata del mondo", frase a cui aggiungerei la base della cultura occidentale.

-Come hai investito il denaro ottenuto con il prestito?

Aprii un negozio con pochi soldi, molta inventiva e illusione, un punto vendita differente dalle tipiche “tenda” di vini, con una decorazione totalmente personale con piccoli punti kitch, scommettendo su bottiglie con il miglior rapporto qualità-prezzo possibile.

-Come sono nati i prodotti di maggior successo che hai promosso?

Poco più di un anno e mezzo fa conobbi un giovane enologo proprietario di una vecchia cantina nella provincia di Valencia, Toni Arráez, che era appena rientrato in città per cercare di risollevare le sorti di questo possedimento ormai abbandonato. Con Toni decidemmo di unire i suoi mezzi e studi enologici con i miei studi nel campo umano e creativo. Quindi, nacque “Mala Vida”, un vino “barricato”, fruttato adatto ad ogni tipo di cucina e senza troppe pretese.

-E i risultati sono stati sorprendenti!

Fu un successo inaspettato: in poco più di 6 mesi il nostro progetto finì nelle carte dei vini di tutti i ristoranti valenciani. Ora, dopo poco più di 1 anno e mezzo, é distribuito in Danimarca, Germania, Messico e si sta espandendo in tutta la Spagna.

-Quali sono i tuoi punti di forza nel lavoro?

Amo il mio lavoro nonostante sia pieno di sacrifici e la mia vita personale ne abbia sofferto, mi diverto sono felice: é totalmente dinamico e vivo, vedo crescere la mia carriera e il mio nome poco a poco e questo mi rende felice e realizzata.

-Quali sono i tuoi prossimi progetti?


Sono solo a metà della mia carriera, mi aspetta un anno intenso e decisivo in cui le parole d’ ordine saranno concentrazione e serietà, per poter consolidare quello che ho creato fin ora.
Cosa cerco nel futuro? Sinceramente, nell’immediato spero di riuscire a mantenere e consolidare ciò che sto creando, in un futuro lontano, invece, godermi la tranquillità di una casetta sulla spiaggia ascoltando Mozart e sorseggiando una buona “copa” di vino.


L'intervista completa a Francesca Della Croce sarà pubblicata nell'eBook “CercolavoroaMilano”, a cura di Chiara Tenca, edito dalla casa editrice elettronica Liber Iter.

 

 
Festival du Nouveau Cinéma di Montréal Stampa E-mail
Estero
Scritto da Ufficio Stampa   
Mercoledì 19 Ottobre 2011 22:05

In occasione della 40esima edizione del prestigioso Festival dedicato al cinema d'innovazione, Zapruder presenterà i primi due film brevi del progetto SPELL – The Hypnotist Dog e Suite e la Prima Mondiale del live concert Suite per tennis da tavolo e organo.


 

Spell. The Hypnotist DogIl progetto SPELL nasce come componimento misto, a ricalcare la natura sfaccettata dello stesso lemma da cui muove. “Spell” infatti corrisponde ad incantesimo, formula magica, malia, ma è anche un lasso temporale, un momento, ciò che in meteorologia viene indicata come ondata; ed è il compitare una dietro l’altra le lettere che compongono una parola.

Denominatore comune a tutti i progetti Spell è la dualità, il doppio, inteso come compartecipazione ad un’economia unitaria; la combinazione di elementi Spell tende a dar luogo ad accadimenti criptici e solenni dalla manifestazione incerta o quanto meno sospetta. Del progetto fanno parte 2 film brevi, 2 installazioni audiovisive ed un concerto/performance.  

The Hypnotist Dog premio Persol 3D alla 68. Mostra del Cinema di Venezia (Film, 20 min., HD stereoscopic, Col., 2011)

Con: Werner Hirsch nel ruolo di Master; Chimera nel ruolo di Oscar, il cane ipnotizzatore; Monaldo Moretti nel ruolo di membro della troupe; Nadia Ranocchi voce intervistatrice.

Oscar é un cane dai poteri paranormali, le persone sedute al suo cospetto si assopiscono assolte dalle costrizioni quotidiane. Il cane ha scelto Werner Hirsch come suo Master e medium. I due danno conto del loro dono ad una troupe televisiva intervenuta per documentare questo involontario oggetto di culto, cinomorfo.

Scritto e diretto da David Zamagni & Nadia Ranocchi; Direttore della fotografia: Monaldo Moretti; Assistente alla fotografia e capo elettricista: Manuel Zani; Operatore: David Zamagni; Montaggio: David Zamagni, Nadia Ranocchi; Stereografi: David Zamagni, Monaldo Moretti; Suono in presa diretta: Manuel Zani; Set design: David Zamagni, Nadia Ranocchi; Dog trainer: Stefano Cavina; Post produzione stereoscopica: David Zamagni, Monaldo Moretti; Colorist: Andrea 'Mario' Marini; Mix audio: Mattia Dallara; Traduzioni: Nadia Ranocchi, Luca Scarlini; Attrezzature cinematografiche LM Cineservice;

Canzone di Oscar: voce: Oscar; armonica: Fernando Villa; chitarra: Andrea Ambrosino
Produzione: ZAPRUDER; Coproduzione: Leonardo Monti, Cristina Zamagni.

Suite (Film, 5 min., HD stereoscopic, col., 2011)

Con: Paolo Bisi, Li Weilong, Elena Biserna, Eleonora Amadori.

Tra gli esperimenti sulla telepatia, negli anni ‘70 un parapsicologo americano, Charles Honorton, introdusse il metodo cosiddetto di Ganzfeld (campo uniforme) in cui uno dei due soggetti in esame veniva deprivato sensorialmente con due mezze palline da pingpong applicate sugli occhi e in cuffia un indistinto rumore di fondo. Questa condizione gli avrebbe facilitato la ricezione di informazioni e immagini provenienti dal soggetto posto nella stanza accanto. Suite è un gioco di stanze comunicanti.

Scritto e diretto da David Zamagni & Nadia Ranocchi; Direttore della fotografia: Monaldo Moretti; Assistente alla fotografia e capo elettricista: Manuel Zani; Montaggio: David Zamagni, Nadia Ranocchi; Stereografi: Lilliwood; Post-produzione stereoscopica: David Zamagni, Monaldo Moretti; Suono in presa diretta: Manuel Zani, Francesco 'Fuzz' Brasini; Mix audio: Mattia Dallara; Colorist: Andrea 'Mario' Marini; Set design: David Zamagni, Nadia Ranocchi; Attrezzature cinematografiche: LM cineservice

Produzione: ZAPRUDER; Co-produzione: Leonardo Monti

Suite per tennis da tavolo e organo (live concert, 30 min.)
Con: Annie Laurin: organo con: Célestin Bouchard & Xavier Thérien - FTTQ (Federation Tennis de Table du Quebec)
Mattia Dallara: microfoni e suono
Ideazione e regia: David Zamagni & Nadia Ranocchi - ZAPRUDER
Produzione: ZAPRUDER 2011

Le performance sonore di Zapruder nascono come estrusioni di scene originariamente filmate per i progetti cinevideo del gruppo. Nel concerto Suite, Spell. Concerto lrcome per il film breve, due atleti si cimentano in una partita di pingpong. Il tempo e il ritmo di questa "suite" è scandito dai ponghisti in un’esecuzione tra racchetta, tavolo, racchetta.

Zapruder Filmmakersgroup nasce dal sodalizio tra David Zamagni e Nadia Ranocchi, a loro si unisce nel 2001 Monaldo Moretti e risale al 2006 l’inizio della collaborazione con il musicista Francesco Brasini. Dal 2005 il gruppo esplora ed applica i principi delle tecniche stereoscopiche per la produzione di film e installazioni che recuperano le tecniche del cinema 3-D, progettando e costruendo sia i dispositivi di ripresa stereoscopica sia quelli di visione realizzando ciò che il gruppo definisce ‘Cinema da Camera’, sorta di cinema incarnato e tattile ma anche forma di teatro incorporeo. Nel gennaio 2011 ha inaugurato zapruderie.com, galleria on line completamente anaglifa  con estratti della produzione stereoscopica di Zapruder.

Oltre a una costante presenza in autorevoli festival e sedi espositive internazionali (fra cui Centre Pompidou di Parigi, Museo Reina Sofia Madrid, Triennale di Milano, Rencontres Internationales Paris/Berlin/Madrid, StadtKino Wien, Biennale de l’image en mouvement Ginevra, Milanesiana, Steirischer Herbst Graz, Kunsten Festival des Arts Brussel) contributi significativi del lavoro di Zapruder sono legati alla collaborazione con compagnie di spicco del teatro di ricerca italiano quali Motus Fanny&Alexander Romeo Castellucci / Societas Raffaello Sanzio. Tra i riconoscimenti: Werkleitz Award al 48° Oberhausen Short Film Festival 2002, Premio Iceberg 2002, Premio Riccione TTV Performing Arts on Screen 2006, Premio "Lo Straniero" 2010; nel 2011 Zapruder ha ricevuto il  Premio Persol 3D alla 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia per "la pionieristica riscoperta e applicazione delle tecniche stereoscopiche, unita a una ricerca coerente e radicale, che rendono l’uso del 3D in Zapruder scelta linguistica necessaria mai accessoria, fino a incidere sulla dimensione temporale dell’immagine". Zapruder ha base a Roncofreddo (FC); collaboratori assidui ai progetti del gruppo sono il sound designer Mattia Dallara, Andrea ‘Mario’ Marini, web e digital effects, Leonardo Monti, co-produttore dei progetti di Zapruder dal 2008, ed Elena Biserna.

Prossimi appuntamenti:

4-6 novembre, Artissima, Present Future, Torino http://www.artissima.it/frontend/sezioni/present-future/info/

16 novembre, Natura Dèi Teatri, Parma http://lenzrifrazioni.it/natura-dei-teatri

 
Allarme traffico di bambini africani rapiti in Europa Stampa E-mail
Estero
Scritto da Giovanni D’Agata   
Domenica 16 Ottobre 2011 22:38

Nella sola Gran Bretagna sarebbero 400 negli ultimi quattro anni così come circa 9.000 bambini sono scomparsi in Uganda secondo un rapporto del dipartimento di Stato degli U.S.A. Un rituale magico, il juju forse la causa.


Secondo la BBC, una terrificante vicenda riguarderebbe centinaia di bambini d’origine africana strappati dalle loro terre d’origine letteralmente venduti in Europa per essere sottoposti a rituali magici ed esoterici. Nel solo Regno Unito, riferiscono le fonti della televisione di stato britannica, negli ultimi quattro anni, almeno 400 bambini africani sarebbero stati rapiti e salvati dalle autorità britanniche. Un contrabbando umano che riguarderebbe l’intera Europa del quale si sta cercando d’indagare le cause. Ma il quadro che sta emergendo è davvero inquietante.

Le ragioni di tali traffici risiederebbero per la maggior parte nella superstizione ed in particolare nell’aumento nel Vecchio Continente di rituali tradizionali africani per la presenza in costante crescita di stregoni e guaritori. La gran parte di essi utilizzerebbero pratiche assolutamente innocue, ma vi sarebbero le prove che alcuni sono coinvolti nell'abuso di bambini che sarebbero stati rapiti dalle loro famiglie in Africa e portati nel Regno Unito.

Secondo la direttrice dell’ente benefico contro il traffico di bambini “Ecpat”, Christine Beddoe, una  credenza relativa al potere del sangue umano nei rituali del cosiddetto juju sta avendo una parte. importante sull’aumento della “domanda” di bambini africani. Dalle testimonianze di molti di questi bambini è emerso che una volta arrivati in Gran Bretagna, sono esposti a trattamenti degradanti e violenti, che spesso comportano l'estrazione forzata del loro sangue per essere utilizzato per rituali cruenti sotto la minaccia di terribili conseguenze.

Alcune di queste vittime hanno deciso di condividere le loro esperienze con la promessa dell'anonimato perché temono ancora i loro aguzzini per la loro stessa salute o quella delle loro famiglie. Un rapporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sostiene che l’Uganda è uno dei paesi che costituiscono la fonte principale per il contrabbando di bambini. Secondo le stime di tale indagine, sarebbero circa 9.000 i bambini scomparsi in questo paese negli ultimi quattro anni. Le cronache, peraltro, parlano dell’assoluta facilità con cui può essere procurato un bambino specie nell’inferno dei sobborghi della capitale ugandese, Kampala.

Le stesse forze di polizia ugandesi, avrebbero ammesso la difficoltà ad indagare su tali scomparse per la fitta nebbia calata intorno al rituale del juju sul quale la superstizione sembra avere un incredibile forza persuasiva tanto da aver creato una coltre di silenzio sull’intera vicenda. Ed intanto, i bambini continuano a sparire.

Dopo aver preso cognizione di questo tragico fenomeno che riguarderebbe la vita di centinaia di bambini ogni anno, m’interrogo sulla facilità con la quale questi trafficanti umani passerebbero le frontiere dell’UE. Dopo l’inchiesta - denuncia della BBC, sarebbe quindi utile un urgente aumento dei controlli sull’identità dei bambini in ingresso nell’area Schengen.

 

 
Riccardo Muti riceve il premio Nilsson Stampa E-mail
Estero
Scritto da Roberto Pansini   
Sabato 15 Ottobre 2011 00:27

Il premio consiste in un milione di dollari ed è stato assegnato al M° Riccardo Muti per i sui "straordinari contributi all'opera e ai concerti".


Riccardo Muti riceve il premio NilssonIl M° Riccardo Muti, commosso e onorato, incassa il Premio Birgit Nilsson, il più congruo al mondo per la musica classica (un milione di dollari), e si dice convinto che abbia a che fare anche col suo "impegno sociale", e i tanti concerti diretti nei luoghi più martoriati della terra, da Sarajevo al Kenia.

"Credo sia legato a questa mia attività", riceverà dal Re Gustavo XVI, a Stoccolma, l'ambito riconoscimento intitolato al celeberrimo soprano svedese.

Circa le sue intenzioni con il denaro, il M° Riccardo Muti sottolinea che è un fatto "privato": "anche se - spiega - lo destinerò in parte o tutto a un progetto filantropico resterà una faccenda privata. L'ho già fatto in passato ma è restato e resterà un fatto privato, non sono cose da rendere pubbliche".

Il presidente della Fondazione Nilsson, Rutbert Reisch, precisa che il premio proviene esclusivamente dal fondo della cantante e non riceve alcun contributo pubblico.

 

 
X Factor pericolo per la salute mentale? Stampa E-mail
Estero
Scritto da Giovanni D’Agata   
Mercoledì 12 Ottobre 2011 20:23

L’accusa parte dalla Gran Bretagna: “X Factor” potrebbe causare problemi mentali nei soggetti a rischio.


X Factor sarebbe una sorta di 'gioco a tira e molla con la mente delle persone', secondo l'illustre scrittrice Marjorie Wallace, amministratrice di SANE un importante ente benefico del Regno Unito per la salute mentale. È senza alcun dubbio uno dei format di maggior successo nel mondo quello del programma televisivo “X Factor” che nei giorni scorsi è stato messo sotto accusa da Marjorie Wallace l’illustre scrittrice e giornalista investigativa inglese, di poter causare malattie mentali tra alcuni dei suoi concorrenti.

Secondo l’amministratore delegato di SANE, un ente di beneficenza che si occupa di salute mentale nel Regno Unito istituito nel 1986, infatti, il talent show creato da Simon Cowell opera una sorta di "gioco a tira e molla con la mente delle persone". Ma l’esperta di SANE va oltre azzardando il paragone secondo cui il programma sarebbe come gli esperimenti di condizionamento che sono stati realizzati negli anni Sessanta sugli animali per vedere quali conseguenze si sarebbero verificate dalla combinazione di ricompensa e punizione sino a spingerli alla pazzia. Questi reality ripeterebbero questi esperimenti fuori legge ma con l’aggravante che questa non è ricerca psicologica ma intrattenimento.

La Wallace, riporta così l'esempio di Rees Ceri, una concorrente vedova e sorda, che è stata respinta quattro volte in sei anni da The X Factor. Rees, 54 anni, è stato sottoposta a diversi minuti di umiliazione, dopo la sua ultima audizione. La giornalista sostiene che "i produttori devono assumersi la responsabilità per le possibili conseguenze". E aggiunge: "Noi non crediamo che le persone con malattie mentali non dovrebbero prendere parte - dovrebbero avere la loro occasione - ma se la loro performance è umiliante non dovrebbe essere trasmessa".

Un portavoce dell’X Factor inglese si è affrettato a smentire sostenendo che il suo produttore, Talkback Thames, "ha una lunga esperienza di trattare con i membri del pubblico che hanno scelto di fare delle  audizioni per partecipare in spettacoli di intrattenimento". Il portavoce ha sottolineato che: "Il benessere dei nostri concorrenti è sempre di fondamentale importanza per noi e lavoriamo con loro per fornire ciò che è necessario un aiuto."

Condivido quanto affermato dall’autorevole giornalista e ritengo che gli autori dovrebbero evitare di trasmettere le performance dei concorrenti più deboli anche perché lo stesso pubblico nel corso degli anni sta raggiungendo maggiore consapevolezza ed è esso stesso svilito nel poter osservare le umiliazioni pubbliche di soggetti spesso indifesi.

Info
http://www.sportellodeidiritti.org

 
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