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Finalista G-GATE, il nuovo documentario-inchiesta sul G8.

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Sarà proiettato sabato 18 giugno alle ore 12 a Riccione, nell’ambito del XVII Premio Ilaria Alpi, G-GATE ,il nuovo documentario inchiesta con nuove interviste ed immagini sul G8 di Genova 2001.
Il film, prodotto da Telemaco nel 2011 e in uscita a luglio in allegato con l’Unità ed acquistabile on line, è finalista al Premio Ilaria Alpi Doc Rai Tre.
IL FILM E L’INCHIESTA.
G-Gate, diretto dai giornalisti d’inchiesta Franco Fracassi e Massimo Lauria, presenti a quel G8, dopo una lunga indagine condotta insieme ad un gruppo di giornalisti getta luce, a dieci anni di distanza, su molte zone d’ombra del G8 di Genova, racconta quei due indimenticabili giorni, le speranze dei manifestanti, i meccanismi che hanno portato alla violenza indiscriminata da parte delle forze dell’ordine e di una parte dei manifestanti, gli interessi politici internazionali intorno a quel G8.
G-Gate è il frutto del lavoro di oltre 50 persone, di oltre 100 intervistati, di oltre 1000 pagine di documenti raccolti, di oltre 1000 ore di registrazioni audio ascoltate, di oltre 100 ore video visionate. Un viaggio attraverso le forze dell’ordine e la catena di comando, nazionale ed internazionale. Un viaggio che parte dal vertice dell’Organizzazione mondiale per il commercio a Seattle fino al G8 di Genova, passando per i summit di Nizza, Praga, Napoli e Goteborg. Un film in cui si intrecciano riprese dal vero e ricostruzioni attraverso disegni ed animazioni.
INTERVISTATI. Tra gli intervistati: oltre a numerosi manifestanti e giornalisti che vissero in prima persona quei giorni, Don Andrea Gallo, Vittorio Agnoletto, i sindacati di polizia, Sergio Finardi, esperto di tattiche di guerra informali, il Generale dell’esercito italiano Fabio Mini, Vincenzo Canterini, ex comandante VII nucleo sperimentale squadra mobile e consigliere del Consap, Dario Rossi avvocato del Genova Social Forum.
TESTIMONIANZE. Sergio Finardi, esperto di tattiche di guerra informali, afferma nel film: “Ci fu in Germania una dimostrazione contro i bastioni nucleari e la polizia intervenne in modo estremamente duro. Uno decise che forse era il caso di darsi un servizio d’ordine. Questo ha portato poi questo movimento anti nucleare a essere un po’ l’espressione dei primi passi di quelli che si sarebbero chiamati black bloc, perché sostanzialmente portavano abiti o cose di difesa neri e avevano volti mascherati. …Questi sanno bene che verranno filmati. Allora la spettacolarizzazione, la presenza dei media, determina poi tattiche che possono essere colte dai media.”
Sulla Diaz, Vincenzo Canterini, ex comandante VII nucleo sperimentale squadra mobile e consigliere del Consap, afferma che “c’erano una quindicina di black bloc che sono scappati quando noi stavamo entrando. Ci sono diecimila testimonianze di persone e dei miei che chiamano il 113 per indicare questa fuga. Infatti stavano ridipingendo la scuola e c’erano le impalcature e dei tubi da cui questi sono scappati. Parte dei miei hanno fatto un giro diverso e hanno visto questi vestiti di nero che scappavano.”
Lo stesso regista Franco Fracassi ricorda come “il giovedì sera mi si avvicinò un poliziotto e mi disse: “Vuoi proprio sapere dove saranno gli scontri domani? Fatti trovare all’angolo della banca a piazza Paolo da Novi a mezzogiorno di domani. E vedrai che lì cominciano gli scontri.” La mattina dopo arrivo in quell’angolo. In quel momento ci stavano i Cobas, e uno schieramento di polizia, che era proprio in quel punto là. A mezzogiorno, precisi come un orologio, arrivano i black bloc, e incominciano a devastare la banca. La polizia non fa altro che osservarli. Appena finito di devastare la banca scappano via. La polizia carica i manifestanti dei Cobas.”
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