In occasione del XXXII anniversario della strage, al museo della Memoria di Ustica sarà possibile ascoltare cori di voci e perdersi nelle luci dell’atmosfera creata da Christian Boltanski.
Sono passati ormai 32 anni da quello che è considerato uno dei più grandi “misteri” della storia italiana, o forse sarebbe meglio dire uno dei più grandi imbarazzi dello Stato italiano. Ben 81 coloro che persero la vita nella strage di Ustica.
Per ricordare e onorare le vittime di questa tragedia il Dipartimento educativo di MAMbo- Museo d’Arte Moderna di Bologna- propone un ciclo di visite guidate al Museo per la Memoria di Ustica.
Sei le visite organizzate, a partire da mercoledì 27 giugno, nell’ambito della rassegna Dei Teatri, della Memoria :
mercoledì 27 giugno 2012 ore 20
mercoledì 4 luglio 2012 ore 19
lunedì 9 luglio 2012 ore 20
mercoledì 18 luglio 2012 ore 20
mercoledì 25 luglio ore 20
martedì 31 luglio ore20
Ricordare, essere parte integrante di un evento che per quanto passato ha segnato una comunità intera, questo lo scopo del museo, nato nel 2007 attorno ai resti del DC9 che, partito da Bologna e diretto a Palermo, esplose e cadde al largo di Ustica nel 1980.
Un relitto minuziosamente ricostruito e attorno a esso nessuna didascalia, non un nome, una data. Solo elementi tratti dalla quotidianità, 81 oggetti comuni, che rimandano a ognuna delle 81 vittime.
Una tragedia che ha colpito la collettività, non solo chi viaggiava il 27 giugno del 1980, un episodio che riguarda una nazione intera. Consapevolezza, rispetto, condivisone, questi gli obiettivi di Christian Boltanski, la cui istallazione permanente è ospitata all’interno del Museo.

81 lampadine che si accendono e spengono quasi a seguire il battito cardiaco, a simboleggiare il respiro collettivo delle persone decedute; 81 gli specchi alle pereti, oscuri perché la vicenda che essi simboleggiano è ancora poco chiara; dietro di essi delle casse che diffondono frasi registrate, frasi comuni, quotidiane, a ricordare l’imprevedibilità di quello che è accaduto.
9 casse nere che contengono gli oggetti rinvenuti, appartenuti alle vittime; gli oggetti, occultati al volto umano, sottratti alla mera curiosità sono stati catalogati da Boltanski nell’opuscolo “ Lista degli oggetti appartenuti ai passeggeri del volo IH870”.
Non un museo didascalico, ma un incontro scontro, un’immersione totale. Il visitatore non è più uno spettatore esterno, ma, camminando sul ballatoio che è all’altezza della pedana dell’aereo, ha quasi l’impressione di poter entrare nel velivolo e, se dovesse distrarsi, il riflesso degli specchi neri riporterebbe il suo sguardo all’aereo in un continuo gioco di rimandi, consapevolezza e partecipazione.
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