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Gli Studi di Chopin e Liszt a Capua Palazzo Fazio - Lunedì 1 novembre ore 19.30
A dieci anni di distanza dal suo memorabile debutto all’Autunno Musicale, il cui esito non è eccessivo definire trionfale, Maurizio Baglini - oramai pianista riconosciuto a livello internazionale -, ripropone i ventiquattro Studi di Chopin op. 10 e op. 25 con l’aggiunta dei Dodici Studi Trascendetali di Liszt, il che rende questa impresa ancora più titanica della prima, sicuramente oltre i limiti dell’impossibile pianistico.
Si potranno ascoltare dei capisaldi della produzione chopiniana e lisztiana, opere di ricerca di nuove frontiere nelle possibilità dello strumento, banco di prova per ogni pianista.
Gli Studi dell’op. 10 di Chopin, pubblicati nel 1833, lasciano trapelare (in diversi modi) l’immensa ammirazione che l’Autore nutriva per Bach, per molto tempo dimenticato e proprio in quegli anni riscoperto e riproposto al grande pubblico da Felix Mendelssohn - Bartholdy, mentre in una delle sue recensioni del 1837, Schumann, a proposito degli Studi op. 25, scrisse: “….
Ho avuto la fortuna di sentire questi studi per la maggior parte da Chopin stesso; s’immagini un’arpa eolica che abbia tutte le gamme sonore e che la mano di un artista le mescoli in ogni sorta d’arabeschi fantastici, in modo però da udire sempre un suono grave fondamentale e una morbida nota alta; s’avrà così un’immagine del modo di suonare di Chopin.
Questi studi indicano una volta di più quale audace forza creatrice sia posta in lui: veri quadri poetici, non senza qualche piccola macchia nei particolari, ma nell’insieme sempre possenti e afferranti”.
La prima versione degli Studi Trascendentali di Liszt è del 1826, quando l’Autore era solo quindicenne. La terza ed ultima versione, quella abitualmente suonata, è del 1851 e si tratta di una revisione della versione intermedia del 1837 che ne attenua la difficoltà, riportandola su un piano più accettabile, seppure notevole, ne acuisce l'eleganza e ne nobilita il disegno formale complessivo, ripulendo un po' il materiale musicale da una scrittura talvolta eccessivamente sovraccaricata da figurazioni tecnicistiche.
Come gli Studi di Chopin anche quelli di Liszt non sono arido materiale didattico, ma intense composizioni musicali.
A differenza di Chopin, che aveva dedicato i singoli studi a particolari aspetti della tecnica pianistica, Liszt inserisce tra i suoi studi trascendentali anche composizioni molto varie sia dal punto di vista tecnico che musicale e sono uno dei cicli di composizioni dove meglio si può vedere la ricerca svolta dal compositore ungherese di estrarre dal pianoforte nuove possibilità espressive, anche andando contro i modi più ortodossi e consolidati del pianismo; ricerca agevolata anche dalle numerose innovazioni tecniche che in quegli anni si introducevano sui pianoforti e che li stavano lentamente portando ad assumere l'attuale fisionomia.
Inoltre, coerentemente con le idee più volte propugnate da Liszt di una musica a programma, dieci su dodici studi trascendentali recano un titolo altamente evocativo.
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