|
Un mix di poesia e teatro con undici giovani attori-artisti da ogni parte d'Italia.
Tra le manifestazioni realizzate nel corso dell’estate reggina merita attenzione lo spettacolo teatrale “Teatro per non recitare” realizzato presso il teatro F. Cilea di Reggio Calabria, un mix di poesia-teatro curato da Rodolfo Chirico, regista d'un laboratorio che, per la particolare circostanza artistica, ha visto impegnati undici giovani attori-artisti provenienti da ogni parte d’Italia oltre ad alcuni elementi reggini.
In particolare si tratta di Carmine Borrino, Paolo Cutuli, Elena Fonga, Marika Gangemi, Susy Garescì, Elena Lyshchik, Laura Quattrocchi, Roberta Russo, Martina Sperotto, Maria Surace, Davis Tagliaferro; assistente alla regia Alberto Conia, per la fonica Antonio Taccone e aiuto regia Alberto Conia. Spettacolo finale del “Workshop-Laboratori creativi in rete”, “Teatro per non recitare” è stata una rappresentazione promossa dall’assessorato alle politiche giovanili del comune di Reggio Calabria nell’ambito di “Italia creativa, progetto per il sostegno e la promozione della giovane creatività italiana” a cura del dipartimento della gioventù - Presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con l’A.N.C.I.- associazione nazionale comuni italiani - e il G.A.I. - associazione per il circuito dei giovani artisti Italiani-.
All’intero progetto artistico “Workshop”, voluto e già comunicato nel corso di una conferenza stampa dal comune di Reggio Calabria, hann partecipato gli assessori alle politiche giovanili Demetrio Porcino allo spettacolo, Enzo Sidari; lo stesso Rodolfo Chirico; Luigi Ratclif segretario del G.A.I., il sindaco Giuseppe Raffa, il dirigente Demetrio Barreca e i collaboratori Michele Bagnato e Giuseppe Mazzetti.
Per determinare “l'accadimento teatrale” - secondo quanto racconta Rodolfo Chirico - ci sono voluti ben nove giorni di preparazione presso il teatro F.Cilea, ma grazie all'esperienza trentennale della scuola d'arte drammatica e di dizione del “Teatro Calabria” e dello stesso regista l’obiettivo è stato centrato. E per dirla con Chirico, hanno fatto la parte del leone in primo luogo: “Cuore e metodo applicato per fare consistere artisticamente i giovani sull’unità della messa in scena e nella ricerca del ‘sottotesto’; da vedere in questo senso gli interventi culturali e i metodi da parte della regia su la Beat Generation, Stanislawskij, Brecht, Grotowski e il teatro povero, l'Odin Teatret, Artaud, Strelher e il problema della regia; ed ancora, Leopardi e Pirandello, l'umorismo e il sentimento del contrario; Euripide e il dramma moderno, Socrate e la razionalità nell'arte; la commedia dell'arte e Goldoni. Poi, e, soprattutto, la finalità del laboratorio e la sua più drammaticamente urgente necessità d'un processo creativo nel suo accadersi di fronte al pubblico. Da qui, la novità poetico-drammaturgica nel suo ‘farsi teatro globale’ con il coinvolgimento cosciente, critico e vitale del pubblico”. Ed il risultato, un mix fatto di impegno intellettuale e senso profondo di umor, non ha potuto che dargli ragione.
Non è un caso che Rodolfo Chirico nella sua recente pubblicazione poetica “Tre Raccolte” richiama, “per analogia culturale, la possibile tragica allucinante fine della stessa Divina Commedia - il più geniale capolavoro primordiale di poesia in rappresentanza di tutti i capolavori dei geni dell’umanità - qualora per sventura non ci fossero il lettore e la sua capacità critica ad attraversarla studiandola e, così operando, farla vivere eterna, tramandandola vitale ed imperitura coscienza collettiva degli uomini”.
Alla fine della rappresentazione il regista e drammaturgo se da una parte si è dichiarato soddisfatto del successo registrato e del fatto che il pubblico adulto ha dimostrato tanto affetto e considerazione artistica, tuttavia si è rammaricato di non essere riuscito - come fanno i poeti-drammaturghi - a mettere in scena tutti i suoi lavori distribuendoli per l'Italia; di qui l'importanza d’un “Cilea” vitale culturalmente per la capacità di produrre. Fa ben sperare, perciò, l'opportunità del Workshop che ha realizzato l'amministrazione comunale.
Il teatro dei reggini “F.Cilea”, in quanto Fondazione, interpretato da una politica serena, colta e lungimirante, proiettato a realizzare svariati abbonamenti e, culturalmente, a livello nazionale, volto a distribuire le proprie produzioni come “Compagnia Teatro Francesco Cilea” a cominciare dal Piccolo di Milano fino a tutti i centri teatralmente validi in Italia, questo in sostanza, il sogno di Rodolfo Chirico: il superamento dei soli pacchetti confezionati; di certi costosissimi “forni” e del numero, in atto, d'una manciata di abbonamenti.
|