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L'unione Nazionale Consumatori Calabria avvia un'azione collettiva per il rimborso dei canoni di depurazione.
L’Unione Nazionale Consumatori Calabria ha avviato un’azione collettiva di richiesta rimborso canoni di depurazione a decorrere dall’anno 2000, per tutti i 22 comuni della Calabria che l’Unione Europea ha ritenuto inadempienti nell’attuazione della direttiva 1991/271/CE riguardante il trattamento delle acque reflue urbane.
Nello specifico precisa l’Avv. Saverio Cuoco, presidente regionale dell’associazione, con provvedimento del 29 Gennaio 2011 l’Unione Europea ha indicato i comuni d’Italia inadempienti, che hanno violato la normativa riguardante la depurazione delle acque reflue in attuazione della direttiva di cui sopra, e che si sarebbero dovuti adeguare a decorrere dal 31 Dicembre 2000.
Tra i 22 comuni della Calabria che hanno disatteso tale direttiva, rientrano tra gli altri: Acri, Siderno, Reggio Calabria, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari, Crotone, Gioia Tauro, Lametia Terme, Melito Porto Salvo, Motta San Giovanni, Rosarno, Rende, Scalea, Soverato, Strongoli, ecc.
Al fine di chiarire determinati aspetti della vicenda, si ripercorre per completezza l’iter normativo degli impianti di depurazione.
A decorrere dall’01.01.1999 il canone relativo alla depurazione ed alle acque reflue, è diventato tariffa a tutti gli effetti e pertanto può essere addebitato solo in caso di effettiva erogazione del servizio, ne consegue che, in assenza di impianti centralizzati di depurazione delle acque reflue, o se essi siano temporaneamente inattivi, l’utente che ha eseguito un pagamento non dovuto, ha diritto ad ottenere il rimborso di ciò che ha pagato.
Fino ad ottobre 2008 gli utenti del servizio idrico pagavano una quota per la depurazione dell'acqua anche se il servizio non era attivo. La legge 36/1994, all'art.14 era esplicita: "La quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi. I relativi proventi affluiscono in un fondo vincolato e sono destinati esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di depurazione”.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 335 del 2008, ebbe modo di dichiarare illegittimo l'art. 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n. 36, ribadendo la non tenutezza al pagamento nel caso in cui nei Comuni non esistono impianti di depurazione o siano inattivi.
Una nuova legge a questo punto, n°13/2009 si affrettò a stabilire che: non si paga se non ci sono gli impianti, ma se c'e' un progetto di realizzazione si deve pagare: "La componente e' dovuta al gestore dall'utenza, nei casi in cui manchino gli impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi, a decorrere dall'avvio delle procedure di affidamento delle prestazioni di progettazione o di completamento delle opere necessarie alla attivazione del servizio di depurazione, purche' alle stesse si proceda nel rispetto dei tempi programmati."
La recentissima sentenza della terza sezione civile della Corte di Cassazione n° 8318 del 12 Aprile 2011 ha stabilito invece che i comuni sforniti di impianto di depurazione non possono richiedere la tariffa per il servizio di depurazione. In particolare, la Suprema Corte ha stabilito che "a fronte del pagamento della tariffa, l'utente riceve un complesso di prestazioni consistenti, sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione", pertanto se il servizio non esiste, non sarebbe legittimo chiedere di pagare il relativo canone.
la suddetta sentenza della Cassazione boccia tale impianto legislativo della legge n° 13/2009, poiché la raccolta dei fondi non assicura affatto che il depuratore sia costruito proprio nel Comune dove risiede l'utente, piuttosto che in un altro, inoltre, il contribuente ben potrebbe, trasferirsi altrove, motivo per cui non si comprende perché costui debba pagare in anticipo un servizio di cui potrebbe non usufruire.
Pertanto l’azione collettiva promossa dall’Unione Nazionale Consumatori è finalizzata a recuperare quanto indebitamente i cittadini hanno pagato per un servizio di depurazione non reso e riguarderà i comuni che hanno violato la direttiva Europea per “ mancanza di adeguato sistema di fognatura, di un sistema di depurazione conforme alla direttiva e sottodimensionamento degli impianti», e per tutti quei comuni i cui cittadini non siano collegati alla rete fognaria e pertanto non beneficiano di alcun servizio di depurazione. L’Unione Nazionale Consumatori Calabria a tale proposito ha predisposto il modulo di richiesta da scaricare gratuitamente e direttamente dal sito dell’associazione www.uniconsum.it per chiedere il rimborso a decorrere dall’anno 2000.
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