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La vita ero(t)ica di Gabriele D’Annunzio

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Calabria - Notizie Calabria
Scritto da Amelia Romeo   
Sabato 19 Giugno 2010 18:17

“La vita ero(t)ica di Gabriele D’Annunzio” è il tema con cui recentemente l’Associazione “Il Torrione della Battagliola” ha intrattenuto, presso il teatro Athena in via XXIV maggio, un vasto uditorio.


La riduzione letteraria e l’adattamento teatrale della vita di D’Annunzio è stato realizzato da Angelo Fegari, il progetto audiovideo e montaggio da Angelo Deiata, mentre la videosceneggiatura, la ricerca musicale, la regia grafica e la voce narrante da Angelo Fulco, presidente dell’associazione.

L’associazione, in linea con i suoi intenti, anche in questa occasione non si è limitata solo a presentare il filmato su D’Annunzio, ma ha contribuito a render fattivamente possibile la ricerca scientifica con la consegna del “1° Premio alla Ricerca” - consistito nella somma di 1.500 € - alla biologa Giovanna Bianco che, con energia e volontà, ha contribuito al progresso scientifico Il premio è stato consegnato dal direttore del Centro Trapianti, Pasquale Iacopino, che opera presso l’Istituto delle cellule staminali - Centro unico regionale trapianti midollo osseo dell’azienda ospedaliera Bianchi-Melacrino-Morelli, per mano di due associati: Anna Rechichi e. Nicola Loddo, entrambi medici specialisti presso l’ospedale della città.

L’associazione, infatti, da sempre attenta ai problemi della ricerca scientifica, - assieme ad altre realtà culturali reggine che si esprimono nei campi della musica, del canto, della poesia e del teatro - ha promosso una raccolta di fondi per l’istituzione di uno speciale riconoscimento da destinare a un meritevole ricercatore.

Prima della proiezione del filmato, Angelo Fulco ha spiegato la sua scelta di trattare di Gabriele d’Annunzio e da cosa ha tratto origine il monologo “Una vita da Vate”, ed ha puntato perciò l’accento sul fatto che oggi “viviamo una sorta di ‘decadimento’, anche culturale, per il quale occorre conoscere le cause che lo hanno determinato, se si vuole nel tempo limitarne gli effetti”; ha ricordato che oggi, assume forte valenza “leggere e comprendere i segni del tempo per educare, soprattutto, i giovani a vivere correttamente la loro età, col senso dei valori perenni della vita”.

“L’intento di questa rivisitazione”- ha aggiunto – “comunque, non è quello di decifrare politicamente il periodo storico nel quale visse D’annunzio, quanto piuttosto quello di evidenziare quei “vuoti” nel campo dei valori, tra le coscienze della gente dell’epoca, “vuoti” evidenziati già a quel tempo e oggi amplificati”. Ha ricordato perciò come, già 40 anni fa, Giovanni Testori scrittore e critico letterario scomparso nel ‘93, rifletteva in riferimento al quarantennio precedente, - più o meno l’epoca di d’Annunzio - dichiarando: “Dove mai può giungere una società che intenda spiegare tutto politicamente, tutto politicamente decifrare anche proprio nel momento in cui il cumulo degli errori, delle responsabilità, delle vergogne e dei tradimenti, suona i suoi cupi e fatali rintocchi? …

Fulco si è chiesto a che punto è quella società, che già allora si stava evolvendo in maniera assai veloce verso - secondo Giovanni Testori - “l’impazzita cecità e solitudine della materia”. Anche se tocca agli esperti di sociologia rispondere, Fulco non ha potuto che rilevare la gravità di una situazione insostenibile già a quel tempo. Oggi, ha messo in rilevo: “assistiamo da una parte allo sviluppo della cultura tecnologica e cibernetica; della cultura postmoderna, postindustriale e postnonsoché, alla cultura dell’economia e del mercato. Dall’altra, siamo arrivati alla cultura del razzismo, delle leghe; alla cultura della guerra, della violenza, della droga, ecc; alla cultura massmediale”. Ed è il tempo del predominio, quindi, dell’aridità prima mentale e conseguentemente spirituale.

Da qui la necessità - conclude Fulco – come una possibile soluzione l’incontrasi con gli altri, per costruire insieme un più corretto sistema - comunità e, magari, pure recepire proposte socio-culturali, per la cui realizzazione c’è bisogno di tutti

Il monologo multimediale è durato 45’ e con “Scherzi in punta di penna orditi ai danni di Gabriele d’Annunzio”, il“Poeta sublime”, è stato rivisitato attraverso la satira, frammenti poetici e parodie, ed è risultato, così, ridimensionato dall’acido corrosivo della satira. Con questo stesso mezzo è stato analizzato il periodo storico nel quale è vissuto, “attraverso lo stesso modo di essere del Poeta, l’esteta irraggiungibile, il superbo aratore di campi coltivati a retorica e l’infaticabile amatore”. Il tema è risultato complesso anche perché il “Divino Poeta” non era abituato a lavorare ma, per sua stessa ammissione, a “capolavorare” E’apparso evidente il narcisismo di d’Annunzio; che è spudorato, quando afferma: “Ecco che io, non più sono un grande artista, ma divenuto io sono una grande opera d’arte … La mia arte divinizza la vita e la vita mi divinizza”, oppure quando dice: “La poesia italiana comincia con duecento versi di Dante e - dopo un lungo intervallo - continua in me ...”.

In ciò che è stato detto e presentato, da Fulco, c’è stato senz’altro un po’ di D’Annunzio, però c’è anche materia di Rapagnetta. Gabriele, infatti, si chiamava proprio Rapagnetta - il padre Francesco Paolo Rapagnetta fu adottato da uno zio facoltoso, Antonio D’Annunzio, il quale lo lasciò erede di una fortuna e di un cognome decisamente più accettabile. Ma soprattutto, ciò che è stato messo in evidenza è materia di quanti l’hanno eletto a oggetto degli strali della loro satira, da Petrolini a Luciano Folgore, da Trilussa a Renato Stanisci.

“Quella di D’Annunzio, nato a Pescara nel 1863 e morto nel 1938” - ha concluso Angelo Fulco – “fu una vita di voluttà e di malinconie, di eroismi e di sfrenatezze, una vita inimitabile che è impossibile narrare tutta nello spazio di una sola serata! E se la necessità di fare spettacolo spinge a satireggiare sull’uomo e sui suoi eccessi, l’onestà intellettuale non deve però impedirci di riconoscere la grandezza dello scrittore, la musicalità di certi suoi versi … insomma, l’arte del Divino Poeta!”

Note

L’Associazione, “Il Torrione della Battagliola” nata nel Maggio 2005, di cui è presidente Angelo Fulco, si rivolge a coloro i quali sentono il bisogno di esprimersi attraverso il linguaggio dell’arte, del teatro, della pittura, della musica, della poesia e letteratura, etc.

L’impegno è orientato alla promozione della diffusione dell’arte e della cultura, attraverso il linguaggio dell’arte -dal teatro alla pittura, dalla musica alla poesia, al multimediale-; lo scopo era ed è quello di stimolare e sostenere la crescita morale, culturale e sociale dell’uomo, inoltre, l’Associazione vuole aiutare ad emergere scrittori, poeti, musicisti, attori di teatro, pittori ed artisti vari della cultura sommersa, giovani e non, impegnati a far conoscere le proprie opere ed attività.

Cultura e Solidarietà sociale sono i terreni dell’eterna sfida; ed è su questa “missione” che l’Associazione da sempre individua gli obiettivi, sviluppa strategie, contribuisce - per quanto può - a costruire il futuro sociale e culturale del nostro territorio.

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