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Il centro nazionale scrittori celebra i cento anni dalla nascita.
Il centro nazionale scrittori, sezione Calabria, presso il Chiostro della Chiesa di San Giorgio al corso di Reggio Calabria, recentemente ha voluto celebrare a cento anni dalla nascita il poeta calabrese Lorenzo Calogero. La sua vita tormentata e piena di pathos è stata ripercorsa dal critico letterario e poeta Antonio Coppola. All'incontro hanno partecipato: Giuseppe Borgia, Francesco Iaria, Giuseppe Panuccio. Ha coordinato Loreley Rosita Borruto.
L’esistenza del poeta calabrese Lorenzo Calogero si è svolta attraverso un percorso tormentato ed accidentato che non gli ha consentito di ricevere quasi alcun riconoscimento in vita. Il quadro del poeta che è emerso è quella di una personalità complessa, e proprio per questo incompresa: Calogero era un uomo che faceva trasparire dal suo volto uno stato di profonda angoscia e di tormento e la poesia che scaturiva da lui finiva per essere considerata, fatalmente, una forma di resistenza fuori mercato e scomoda. Le sue poesie spesso restavano sconosciute ai più, ma anche quando venivano lette difficilmente venivano amate.
Un poeta difficile, è stato definito dallo stesso Coppola, sia per la non immediata comprensione del testo e della costruzione sintattica del periodo sia per un’espressione primitiva e atonale. L’unico che scoprì ed apprezzo in vita il poeta fu Leonardo Sinisgalli, le stesse case editrici cui il poeta si rivolgeva per eventuale pubblicazione non lo apprezzarono, ma le cose si sono ribaltate dopo la sua morte, si sono, infatti, tuffati sulla sua produzione come delle iene.
Giova perciò ripercorrere brevemente la vita di questo illustre ma tormentato e sfortunato poeta reggino nato a Melicuccà di Reggio Calabria. Lì, inizia le scuole elementari, finite a Bagnara Calabra. Dal 1922 si trasferisce a Reggio Calabria dove consegue la maturità scientifica. Napoli lo vede studente universitario prima nel corso di ingegneria e subito dopo in quello di medicina, studi questi ultimi che riesce a seguire con profitto, nello stesso tempo si dedica a ciò che ama di più, alla lettura dei poeti classici e moderni e alla scrittura. Ma sopraggiungono nella sua vita ristrettezze economiche tali che nel 1934 lo costringono a ritornare in Calabria. Gran parte delle poesie che sono state pubblicate nelle raccolte “25 Poesie”, “Poco suono” e “Parole nel tempo” fanno parte di questo periodo. Nel 1937 consegue la laurea in medicina e l’anno seguente, a Siena, l’abilitazione alla professione. Ma, già, la sua salute comincia a vacillare ed a essere precaria, al punto che nel 1942 arriva a tentare per la prima volta il suicidio. E’ di questi anni la sua amicizia con la giovane Graziella, con la quale nel 1944 inizia una lunga corrispondenza epistolare, che porta ad un fidanzamento durato per cinque anni.
Il rapporto però non culmina in una unione stabile tanto che, complice la sua saluta precaria, la vita del poeta è sconvolta definitivamente, e si arrabatta a vivere in modo caotico e disordinato. Nel 1954 si trasferisce a Campiglia D’Orcia per fare il medico condotto e qui pubblica “Parole nel tempo” (1956). Ma, anche in questa nuova situazione, le sue condizione di salute lo fanno licenziare dalla professione di medico. E’ in questo periodo che prima di rientrare nel suo paese nativo, si ferma a Roma per conoscere personalmente Leonardo Sinisgalli che, intanto, gli aveva promesso una presentazione per la raccolta “Come in dittici”. Le sue condizioni di salute peggiorano sempre di più al punto che viene ricoverato a “Villa Nuccia” di Gagliato -CZ-. A Concettina, infermiera della clinica, Calogero dedica la raccolta “Quaderni di Villa Nuccia”. Nel 1957 risulta vincitore del Premio “Villa San Giovanni”, conferitogli dalla giuria presieduta da Falqui, e composta da Selvaggi, Angioletti, Doria, Solmi. Dopo qualche mese, Leonardo Sinisgalli presenta alcune poesie di Calogero sulla rivista “Fiera Letteraria”. Il 25 Marzo 1961 viene trovato morto nella sua abitazione. Sul comodino, su un pezzo di foglio di quaderno, scrive esternando le sue fobie: “Vi prego di non essere sotterrato vivo".
Note biografiche su Antonio Coppola Antonio Coppola è nato a Reggio Calabria, vive a Roma da molti anni. Si laurea in Lettere al “La Sapienza”. Giornalista dal 1972, già collaboratore ai quotidiani (pagina libri): Momento Sera, Giornale di Calabria, Avanti, Giornale d’Italia, Il Secolo, L’Unità, nonché di riviste, quali: La fiera letteraria, il Veltro, Libri e Riviste d’Italia, La Vallisa, Quaderni di Rassegna Sindacale e Medicina dei lavoratori (editi dalla CGIL) Calabria Sconosciuta, Capoverso, Lettere meridiane. Ha pubblicato “Terre al bivio”, “Frontiere di maschere” (pref. Saverio Vollaro) in successione: “Caro Enigma, A colloquio con il padre, La memoria profonda, Da Emmaus le parole, Morte di Halabja”. Ha scritto saggi su Accrocca, Pasolini, Vollaro, Calogero, Sinisgalli, Penna, Saba, Scotellaro, Trocchi, Blaga, Kerouac, Montale. Ha reso fruibili, altresì, centinaia di prefazioni e un numero sterminato di articoli. E’ stato presidente e nella Giuria di importanti premi di poesia. Ha diretto due riviste di varia cultura. Ha vinto dieci primi premi di poesia e quattro di giornalismo. Di recente esce(a cura di Coppola) “La luce trasgressiva” un’antologia di poesia italiana e straniera, scaturita dall’annualità del periodico “I fiori del male” ideato e diretto dallo stesso. Ha di recente fondato un premio di poesia “Omaggio a Baudelaire”. Ha scritto opere di critica letteraria su poeti rappresentativi. Gli sono state dedicate due monografie sulla sua poesia, validissimi punti di riferimento per chi vuole approfondire meglio l’autore. La sua poesia è stata apprezzata e riconosciuta con scritti da: Barberi Squarotti, Manacorda, Gatto, Frattarolo, Mauro, Grisi, Ulivi, Petruccini, Sinisgalli, Vallone, Machiedo, Lenisa, Matz.
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