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Domenica 19 febbraio alle ore 11.00, come sempre in Palazzina Liberty, prosegue la stagione cameristica di Milano Classica.
Impegnato nell’esecuzione di un programma che mette a confronto due Bach, Johann Sebastian e Carl Philipp Emanuel, Davide Pozzi si alternerà tra due strumenti, clavicembalo e fortepiano, a ricreare sonorità che, diverse tra loro, distinguono anche timbricamente l’opera di Bach padre da quella di Bach figlio.
La stagione di Milano Classica proseguirà quindi domenica 26 febbraio con un concerto orchestrale, il cui programma si muove intorno a due pagine significative tratte dal catalogo di Dmitrij Šostakovič: le Sei poesie di Marina Cvetaeva del 1973 e la Sinfonia da camera op. 110a dal Quartetto n. 8 op. 110 del 1960. Interpreti di un excursus che si muove tra musica e poesia il contralto Oksana Lazareva e Sergeij Galaktionov, nella doppia veste di violinista e direttore della formazione milanese.
DAVIDE POZZI si è diplomato, con il massimo dei voti, in organo e composizione organistica e in clavicembalo al Conservatorio G. Verdi di Milano. Presso lo stesso Conservatorio si è successivamente laureato ottenendo la lode e la menzione d’onore in organo. Ha completato i suoi studi alla Civica Scuola di Musica e poi alla Schola Cantorum di Basilea.
Dopo essere stato premiato in alcuni concorsi organistici e cembalistici nazionali, ha vinto come clavicembalista dell’ensemble Estro cromatico il secondo premio al Concorso Internazionale “Bonporti” di Rovereto e il premio Baerenreiter al Concorso “Telemann” di Magbeburgo, entrambi presieduti da Gustav Leonhardt. Affermatosi soprattutto come cembalista e interprete di musica antica, si è esibito in Italia, Francia, Germania, Svizzera, Spagna, Austria, Croazia, Polonia, Finlandia, Lettonia, Israele, Stati Uniti e Giappone, suonando per enti concertistici di primissimo piano come Tage Alte Musik Regensburg, Museo degli Strumenti e Philarmonie di Berlino, Konzerthaus di Vienna e Berlino, Concertgebow di Amsterdam, Tonhalle di Zurigo, Società del Quartetto di Milano, Teatro alla Scala di Milano, Teatro Regio di Parma, Teatro Real di Madrid, Auditorium di Milano, Teatro degli Arcimboldi di Milano.
È spesso invitato come organista in stagioni concertistiche nate per la valorizzazione del patrimonio storico o per l’esecuzione su prestigiosi strumenti e copie. Come cembalista solista ha eseguito concerti di Johann Sebastian Bach, Galuppi, Serini, Carl Philipp Emanuel Bach e altri con numerose orchestre sia in Italia che all’estero. Da segnalare le esecuzioni del Quinto concerto Brandeburghese di Bach al Regio di Parma con Enrico Dindo, il Concerto 1052 e ancora il Brandeburghese all’Auditorium di Milano e il Concerto 1058 alla Philarmonie di Berlino.
Il suo primo disco da solista inciso per M.V. Cremona comprende l’integrale delle sonate di J.A. Arrighi. In seguito ha inciso un CD dedicato a Bach e al suo rapporto con l’Italia, uno dedicato alle opere di Bernardo Pasquini e uno con i concerti per organo di Antonio Vivaldi. Ha registrato il Concerto per fortepiano e orchestra Wq 35 di Carl Philipp Emanuel Bach per la Sony Germania con l’orchestra Streicherakademie di Bolzano. È in uscita il suo ultimo lavoro con cembalo e fortepiano sull’opera di Carl Philipp Emanuel Bach per Stradivarius. Ha registrato per la RAI, per Rai Radio 3, Sony, Naive, Glossa, Chandos, Amadeus, Bongiovanni, Stradivarius, Tactus, Bottega discantica, Arts e, in diretta, per varie emittenti radio-televisive in tutto il mondo.
Programma
Il rapporto tra Johann Sebastian e Carl Philipp Emanuel Bach può dirsi caratterizzato da intenso affetto e indubbia stima. Padre amorevole e diligente, il celebre Kantor di Lipsia riuscì ad infondere nei suoi figli passione per la musica ed estro artistico. Eppure, nelle opere di Wilhelm Friedman, Carl Philipp Emanuel e, a maggior ragione, dei loro fratelli più giovani, poco rimane del suo stile: icona di un’epoca che andava terminando, l’essenza della musica del “vecchio Bach” era destinata ad essere, infatti, incompresa persino dai suoi eredi diretti.
Nonostante provasse una forte ammirazione nei confronti del lavoro paterno, anche Carl Philipp Emanuel, come molti suoi contemporanei, considerava la complessità e la severità delle sue composizioni qualcosa di ormai sorpassato. Lo stile galante, affermatosi a partire dagli anni ’30, aveva aperto la strada a una musica “leggera”, semplice nelle forme e nelle armonie e dalle melodie facili e cantabili; qualcosa, insomma, di decisamente lontano dall’erudita polifonia tardo barocca di Johann Sebastian Bach, di cui sia la Fantasia cromatica, con la conseguente Fuga in re minore, che la Fantasia in la minore rappresentano ottimi esempi.
Pur mantenendo sonorità simili a quelle delle improvvisazioni, la prima delle due fantasie presenta un chiaro schema compositivo che unisce, in intricati percorsi armonici, generi ed elementi diversi, come gli arpeggi spezzati e le rapide scale della toccata iniziale, i lunghi e dissonanti accordi arpeggiati della sezione centrale e il seguente recitativo strumentale, implicito riferimento al genere teatrale. L’intreccio contrappuntistico s’infittisce ulteriormente nella Fuga dove il tema, per quanto poco “orecchiabile” poiché cromatico (basato, cioè, su una sequenza di semitoni), diventa paradossalmente l’unico punto di riferimento per l’ascoltatore.
Nella Fantasia in la minore, la reiterazione di un motivo ritmico fornisce lo spunto per una lunga speculazione armonica che giunge due volte, prima della conclusione, a una cadenza perfetta, un breve e necessario momento di stabilità nel procedere uniforme e incessante del brano. A questa musica, così rigorosa e cerebrale anche nelle forme più libere, si contrappose un nuovo stile detto empfindsamer o sentimentale.
Concorde con lo stile galante per il rifiuto della pedanteria barocca ma dalla scrittura ben più originale ed espressiva, la nuova corrente rivalutò soprattutto l’aspetto emotivo delle composizioni. Carl Philipp Emanuel Bach, più di ogni altro suo contemporaneo, eccelse in questo stile applicandolo in maniera esemplare anche alla musica per tastiera. I tre brani in programma oggi fanno parte di un’ampia produzione sonatistica che, sebbene abbia impegnato il compositore per più di un quarantennio, presenta caratteristiche strutturali uniformi. Nei loro tre movimenti distinti, un Allegro in forma-sonata, un Adagio e un ulteriore movimento veloce, non è tanto la ricerca della perfezione formale a interessare l’autore, quanto la ricchezza e la varietà dei temi utilizzati, inseriti con una certa libertà al solo scopo di stupire e toccare gli animi del pubblico.
Audaci modulazioni e cadenze inusitate, come quella che ritarda la conclusione del primo movimento nella Sonata in si bemolle, improvvisi cambi di agogica e dinamica, anche all’interno della stessa battuta nella Sonata in si minore, e inaspettate interruzioni, molto efficaci nell’ultimo movimento della Sonata in do maggiore, sono solo alcune di quelle soluzioni espressive adottate da Bach che gli valsero la stima di grandi colleghi quali Haydn e Beethoven.
Diverso dal padre per principii estetici, dunque, ma allo stesso modo determinato a non limitare la propria inventiva nei facili schemi della moda del tempo, Carl Philipp Emanuel riveste nella storia della musica occidentale un ruolo di precursore, ponendosi come importante punto di contatto tra il gusto musicale del Settecento illuminato e quello dell’Ottocento classico e romantico. Antonella Varvara
domenica 19 febbraio, ore 11.00 Padre e figlio, così vicini, così lontani JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750) Fantasia cromatica e fuga in re minore BWV 903 CARL PHILIPP EMANUEL BACH (1714-1788) Sonata in si bemolle maggiore Wq 62/16 Sonata in do maggiore Wq 62/10 Sonata in si minore Wq 62/22 JOHANN SEBASTIAN BACH Fantasia in la minore BWV 922 Davide Pozzi cembalo e fortepiano
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