|
Presso l'Hotel BHR di Treviso in occasione del Veneto Jazz Winter Time la cantante inglese ha svegliato, trascinato, stregato e ipnotizzato l'animo del pubblico.
In Z-Star è incarnato tutto ciò di cui si compone la musica: passione, sentimento, energia, melodia, ritmo a cui bisogna aggiungere la capacità di catturare l'animo dello spettatore e sconvolgerlo. Questo turbine musicale, accompagnato dalla sua band, ha svegliato all'inizio della primavera i sensi addormentati dall'inverno del pubblico accorso al suo concerto tenuto lo scorso 26 marzo presso l'hotel BHR di Treviso in occasione del Veneto Jazz Winter Time.
La ragazza originaria del Trinidad, ma cittadina di Londra, dalla bellezza ricercata e dalla vocalità entusiasmante, ha eseguito tutte le canzoni dall'ultimo suo album Masochist and Martyrs, attesissimo dopo il successo inaspettato del primo lavoro, uscito nel 2004 Who loves live.
Ha proposto Tree of life una ballata leggera e carismatica realizzata da un pianoforte che ricorda le sonorità anni Ottanta; Venus Blues e No Love Lost hanno invaso i sensi del pubblico con dei fiati dirompenti e una chitarra esplosiva, inseriti all'interno di una struttura musicale solare e coinvolgente che attraversa il funk per giungere al Rhytm and Blues di Lauryn Hill.
A bilanciare questa potenza e la sapiente creatività di Z-Star, sono state proposte God is love e U gonna miss me due buone canzoni, ma un po' troppo facili. La loro musicalità, un soul classico mischiato a venature jazzistiche prevedibili, suonava come già sentita; anche la voce della cantante che, come un vero e proprio strumento arpeggiava sulla musica, ha peccato di mancanza di originalità e per questo poco stimolato il pubblico che si è improvvisamente tranquillizzato.
Su questa dicotomia musicale, mancanza di originalità, in alcuni brani, e potenza sorprendete, si è svolto il concerto. Evergreen l'ultimo pezzo, però, ha cancellato tutto. L'invenzione psichedelica di strumenti che suonano come spinti da una forza oscura ha stregato il pubblico; come pervaso da un sacro fuoco si è sollevato sulle sedie per seguire ritmicamente i sussurri velati e le corpose visioni extra corporee che questa canzone suscita in chi l'ascolta.
Z-Star e la sua band, come shamani d'oriente, hanno trasportato il pubblico in un mondo parallelo, fisico, dirompente, ipnotico per la musicalità che si ripete in un loop ossessivo da pifferaio magico.
Questa è la dimostrazione del vero talento di questa artista; quando desidera proporre le tinte fantastiche di cui si compone il suo animo musicale, è sconvolgente, come anche sul palco; a volte sembra imbrigliata in un gusto musicale, di buon livello senza dubbio, ma ripetitivo e banale che ne limita la personalità e l'agire sul palco.
Altre volte lascia senza fiato per la capacità di tradurre in gesti e azioni la ricchezza della sua buona musica. Un concerto di Z-Star è un'esperienza da vivere e sentire.
Foto: Federico Zavagnin
|
Commenti