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Stato e lavoro nell’esperienza fascista (1919-1927). La questione della Carta del Lavoro

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Scritto da Ufficio Stampa   
Mercoledì 11 Agosto 2010 15:05

La Liber Iter pubblica un saggio storico di Giorgio Grasso che tratta in modo approfondito il primo tentativo di legislazione sociale rappresentato dalla 'carta del lavoro' fascista


Stato e lavoro nell’esperienza fascista (1919-1927). La questione della Carta del LavoroGiorgio Grasso è un giovane storico siciliano che ha manifestato fin dai primi studi l’attitudine a focalizzare singoli momenti del continuum storico. Questo lo ha portato a trattare determinati processi storici, evidenziandone particolari che spesso sfuggono alla storiografia canonica.

Questa sua prima pubblicazione presso la casa editrice Liber Iter affronta un argomento importante per la storia del lavoro in Italia.
In questo saggio infatti il fascismo è approfondito dal momento del sindacalismo rivoluzionario, in tutte le sue sfaccettature, alla nascita dell’idea del corporativismo, fino alla compilazione nel 1927 della Carta del Lavoro che, a detta dell’autore, rappresenta il primo vero tentativo di legislazione sociale in Italia.

Questo lavoro vuole analizzare alcune delle più importanti tappe sociali, economiche e giuridiche che portarono a quella che sembra a tutti gli effetti una sorta di “carta d’identità” del fascismo ovvero la “Carta del lavoro”. Viene spiegato il passaggio alle corporazioni ritenuto necessario causa il caos degli anni  del dopoguerra spiegando la necessità di irreggimentare i sindacati e creare quella voglia di corporazioni che dovevano essere volte alla regolamentazione non soltanto del comparto lavoro in quanto tale ma alla pianificazione di un intero sistema politico, economico e sociale quale lo Stato fascista.

Partendo dal problema della lotta di classe, fenomeno urgente da gestire per riportare un minimo di ordine sociale all’interno della Nazione, viene focalizzata l’attenzione sulle esperienze del sindacalismo rivoluzionario e sul protagonista di questa fase, Edmondo Rossoni.
Viene inoltre riportato il corposo dibattito culturale che diffonde e premette le basi per superare la fase del sindacalismo ed entrare in quella delle corporazioni. Le idee di Panunzio, De Marsanich, Costamagna e tanti altri serviranno ad allestire una “vetrina” da presentare al popolo italiano e all’opinione pubblica estera.

Attraverso l’osservazione delle dinamiche economiche registrate prima della stesura della Carta del lavoro viene ampiamente spiegata la gravità della situazione debitoria dell'Italia per danni di guerra e  l’onerosa politica deflazionistica per il raggiungimento di “quota 90”.
Infine sono state affrontate cronologicamente le principali tappe  giuridiche che porteranno alla stesura della “Carta” e alla sua attuazione avvenuta il 21 Aprile 1927, nonché l’analisi dei trenta articoli componenti la Carta del Lavoro divisi per comparti tematici.

Che rende ricco e originale questo lavoro sono inoltre gli spunti storici e critici riportati, opinioni diverse che vanno dall’accettazione totale e acritica del regime, ad altre decisamente negative, così  da fornire un quadro il più possibile completo ed obiettivo di un esperienza corporativa che ha prodotto conseguenze degne di rilievo nel campo economico e sociale dell’Italia fascista.


 

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