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Tradizione tra amore e spiritualità per il libro di Enrico Pietrangeli.
Mezzogiorno dell’animo è l’ultima raccolta poetica completata da Enrico Pietrangeli a distanza di quattro anni da Ad Istanbul, tra pubbliche intimità prendendo opportune distanze da sincretismi e compiendo scelte nette, volte a recidere ogni possibile radice nullista e nichilista (Fammi sentire, o Signore, non importa che sia dolore … non abbandonarmi mai tra l’inedia di un nulla dove sprofonda l’animo).
Sono versi composti, perlopiù, sull’onda dell’epilogo estivo di CicloInVersoRoMagna 2011, manifestazione che, per il secondo consecutivo, ha visto l’autore operare a fianco di Gloria Scarperia insieme ad altri alternatisi. Versi “con ciclo inverso e diverso”, corredati da un lavoro di selezione, assemblaggio e rifinitura durante il corso autunnale. Un lavoro vissuto e testimoniato attraverso una struttura che, a tutti gli effetti, è anche un continuum narrativo ed esplorativo dell’anima.
Diversi sono gli argomenti che prendono forma durante la lettura, ma è quello amoroso che esplicita l’ispirazione stessa dell’opera affondando sino a scorgere un “baratro sfiorato”, retaggio della poetica espressa con Di amore, di morte, opera prima dell’autore, per infine evolvere oltre, in un’evoluzione del sé capace non solo di rigenerarsi ma di essere altro, “valore aggiunto” nel consolidamento di uno sviluppo spirituale ed emotivo. Mezzogiorno dell’animo è quindi, prima di tutto, testimonianza di una crescita interiore da condividere. Non farlo o censurarlo equivarrebbe a mero gesto di egoismo, sterile e privo di senso.
La comunione è atto universale e quindi va estesa perché l’amore possa condurre all’autentica armonia, a distinguere il falso dal Vero. “Dio è regista nel libero arbitrio, mentre l’uomo, tra il falso e il vero, è artefice. Dio redige la sceneggiatura più completa, volta all’Amore predisponendo evenienza”. L’Amore, quello con la “A” maiuscola, come si evidenzia in più parti del testo, contiene l’armonia e non viceversa, che è tale, e non altrimenti, solo nella capacità di sapersi donare con coerenza, poiché altrimenti non esiste compassione, ma la valenza di un bene che si confonde e contraddice col male.
Aprire il cuore, quindi, assume la valenza di un trascendere, è l’andare oltre, superando il dolore attraverso la morte per poi rinascere, pratica ben lontana da alienanti anestesie dietro falsi profeti che promettono presunti equilibri e desideri da realizzare. “Dio è onnisciente e nulla abbiamo da chiedere se non affidarci a Lui.
Dobbiamo solo far sì di esserGli vicino e non pretendere di trovarlo in noi. Dio è Amore e Misericordia che tutto contiene se si è capaci di accogliere. Essere cristiani, musulmani o altro fa poca differenza, l’importante è appartenere a un’autentica tradizione, lontano dagli esaltati che sono sempre esistiti ovunque ma, soprattutto, lontani da certe filosofie impersonaliste”.
Questo è quanto dichiara l’autore dal suo profilo su Facebook e questa, in sintesi, potrebbe anche essere una possibile chiave di lettura spirituale, quella più determinante, negli esiti, del suo nuovo lavoro, a rimarcare che, “tanto il materialismo quanto le pseudo-religioni usate a fini utilitaristici sono espressioni consoni a un kali yuga e assai lontane dalle grandi tradizioni cristiano, giudaico, islamiche e induiste” come, in un ulteriore post, chiarisce l’autore esprimendo la sua opinione in merito.
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