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In Carcere per imparare a Leggere Libera-Mente

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Scritto da Sebastiano Di Mauro   
Mercoledì 20 Ottobre 2010 21:55

Un importante progetto rivolto ai detenuti del maggiore carcere italiano, ad opera dell’associazione culturale Cisproject


In Carcere per imparare a Leggere Libera-MenteChe si annunciasse un evento degno di rilievo per il tema che trattava lo si era intuito fin dalla prima conferenza stampa che  annunciava:“ANGELETTI  Vi porta in carcere”.

Io, come tutti del resto, che amo la libertà come dono assoluto dato all’uomo da Dio, mi sono chiesto cosa c’è sotto? E avendo trovato interessante la proposta mi sono subito disposto ad essere “recluso” per un giorno.

Certo con la garanzia di uscire,visto che non sono un “pericoloso ricercato”!
Infatti si trattava di entrare in un carcere e non in uno qualsiasi, ma quello di massima sicurezza di Opera, che è la maggiore delle 225 carceri italiane (e d’Europa) con circa 1.400 detenuti, di cui 1.300 con condanne definitive, rappresentando, come si sa, il Gotha dei detenuti ritenuti di massima pericolosità.

Dopo averci presentato il  progetto il 13 ottobre si è capito chiaramente di cosa si trattava attraverso la viva voce del presidente della CISPROJECT - Associazione culturale – progetti sviluppo e promozione umana, dott.ssa Barbara Rossi, che ci introduceva nel “Progetto LEGGERE LIBERA-MENTE”, dandoci una testimonianza dal vivo attraverso Aniello PAPPACENA - ex detenuto di Opera, dove ha partecipato a “leggere liberamente”.

L'Associazione culturale CISPROJECT  con il suo progetto è attiva nel Carcere di Opera dal 2009, in stretta collaborazione con la Casa di Reclusione di Milano-Opera, con l'Associazione San Vincenzo De Paoli e l'Opera San Francesco per i Poveri.  L’obiettivo principale di questo percorso di biblioterapia consiste nell’utilizzare la lettura, quale importante strumento di rieducazione e trattamento all'interno del carcere.

Il progetto fa tesoro di pregresse esperienze di lettura promosse da alcuni volontari, che hanno attivato un gruppo di “Leggere libera-mente”, che si incontra settimanalmente per confrontarsi su libri, condividere pensieri, poesie, racconti, potenziato da un secondo gruppo, di scrittura creativa, che si incontra ogni 15 giorni da oltre 15 anni. Ciclicamente, ogni 1-2 mesi, il lavoro dei gruppi converge nel teatro.

Il progetto quindi confermava giuste le intuizioni circa l’evento che si voleva promuovere ed ecco che, con una certa soddisfazione, mista ad orgoglio, posso dire che entrare da “liberi” non è una cosa semplice, perché sono state richieste mille formalità, tutte sacrosante, se si considera il posto in cui stavamo per essere introdotti, ma ne valeva veramente la pena.

Il tema dell’incontro che è stato“Lettura e umorismo” e senza dubbio alcuno, mi ha ripagato ed appagato a cominciare dal primo impatto che si è avuto quando, accompagnati dagli agenti di custodia si è messo piede nella sala del teatro, dove è scoppiato un fragoroso applauso dei detenuti e del personale operante al suo interno, che non era per noi ma per i tre testimonial eccezionali Aldo Giovanni e Giacomo.

Il trio comico, che precedeva il piccolo drappello della stampa e cine-fotooperatori, si è prestato generosamente con la loro arte quale contributo per incoraggiare e sostenere il progetto che sta dando ottimi risultati, concludendo con una esilarante interpretazione di un viaggio in una fantomatica, quanto improbabile auto da Milano a Pizzo Calabro, nella chiave comica ed umoristica che ha fatto esplodere risate e battimani a non finire.

Ci è stato chiesto di testimoniare l’importanza e il potere della scrittura e della lettura in relazione all'umorismo, per divenire ambasciatori di punti di vista peculiari ed innovativi, al fine di aprire nuove prospettive in un ambiente ristretto come il carcere e non possiamo che aderire convintamente a questo invito, perché si sente parlare di carcere nei momenti di “crisi” oppure in occasione di eventi particolari, che turbano gli equilibri del sistema, quasi mai si parla di cosa succede all’interno nella sua quotidianità.

I numeri parlano di sovraffollamento (al 30 giugno 2010 in quelle italiane erano presenti 68.258 detenuti, contro i 44.568 posti regolamentati),un divario che, purtroppo è destinato a crescere continua a crescere.

Altre volete si parla di morti per i suicidi che sono sempre più numerosi, l'ultimo, l'8 ottobre 2010: 53° suicidio in carcere. In 10 anni sono morti oltre 1.680 detenuti. Mai ci chiediamo quanto tempo viene dedicato invece al trattamento? Quanto lavoro viene speso per aiutare queste persone a costruirsi un futuro diverso? Le risorse umane diminuiscono, si sa. Ad esempio, gli ultimi dati propendono per circa 5 minuti di psicologo al mese per detenuto, tempo destinato a ridursi.

Questi dati sono sconsolanti e per questo mi fermo perché non farebbero che mettere allo scoperto la piaga del sistema penitenziario italiano, comunque un grazie innanzitutto a tutti i partecipanti al progetto, che nei loro interventi sono riusciti a trasmettere emozioni positive, un grazie anche a tutti gli operatori, agli Agenti di custodia, al direttore Giacinto Siciliano, al dr.Luigi Pagano che con la sua umiltà professionalità ha fatto e continua a fare tanto per il sistema carcerario della Lombardia, occupando il ruolo di provveditore agli istituti di pena lombardi, un grazie a chi sostiene e gestisce questo progetto, ma anche a tutti i detenuti di Opera perché hanno saputo emozionarmi con il loro entusiasmo e le loro estemporanee battute che stavano in tema con l’evento.

Io spero di essere capace di trasmettere questa mia emozione ai lettori della nostra testata, sensibile a queste problematiche da sempre.

Foto di: Paolo Casati
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