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Storia del teschio nelle arti visive di Alberto Zanchetta.
“Essere o non essere, (ma non solo) questo è il dilemma”. Inoltre, scire nefas: il saperlo è nefasto, ed è infine a sua volta vanitas, vuoto che non si può mai colmare. In attesa di risposte che non arriveranno, si può prendere atto di quanto l’uomo nel tempo abbia espresso artisticamente la sua necessità di esorcizzare la paura della morte rappresentandone i simboli con risultati in più casi rimarchevoli.
Se dopo il trapasso di noi rimane soltanto quel mucchietto di miseri resti, tanto vale utilizzarli almeno come appiglio – per i vivi e senza consolazione per i trapassati – per approdare al tentativo di concepire ciò che, semplicemente ma irrimediabilmente, è più grande di noi.
Questo è il senso profondo delle molteplici rappresentazioni artistiche dello scheletro e in particolare del teschio umano – elemento fondamentale in quanto ultima occasione di parvenza umana prima della polvere in cui ci trasformeremo – che il critico Alberto Zanchetta, per sua stessa ammissione sensibile al fascino di frequentazioni di mausolei e cimiteri monumentali, ha racchiuso nel volume Frenologia della Vanitas. Storia del teschio nelle arti visive, edito da Johan & Levi.
Eppure, questo significato profondo e radicato nelle coscienze già nell’antichità e passato attraverso i secoli, appare recentemente svilito da una sovraesposizione che rischia di trasformare un simbolo da originario terribile memento mori presente in tutte le società, in gingillo privo di qualunque potere che conforti la catarsi, privo di suggestione, pulito e seriale come un accessorio. «Svuotato di valenze simboliche e messianiche», scrive Zanchetta, «il teschio rischia d’essere vilipeso dal gusto per la provocazione – ormai priva di mordente – che affligge la gran parte degli artisti d’oggi».
Specialmente per noi, dal Secolo Breve così avvezzi a visioni di mucchi di ossa raccolti a palate. Il saggio ripercorre la storia del teschio nell'arte dell’Occidente e dell’Oriente, dalla preistoria attraverso il Medioevo e dal Seicento fino ai primi anni del Terzo Millennio, con specifici approfondimenti sulla grande proliferazione del macabro nella cultura europea, su come lo spazio della vita e il tempo della morte convivano in città come Napoli e Palermo e sulla diversa concezione della morte in Messico e in Cina.
Racconta Zanchetta: «Da un punto di vista iconologico, tutto ha inizio nel Medioevo, epoca in cui le rappresentazioni di corpi avvizziti o in disfacimento irretivano i viventi, ponendoli di fronte all’angoscia dell’aldilà. Il Cinquecento ha quindi traghettato i “corpi secchi” verso il seicentesco apogeo della vanitas; tuttavia, è proprio sul finire del secolo che comincia a ridursi l’afflato macabro. (…) Quando nel Settecento sembrava che l’arte si fosse completamente affrancata dalle ossa dei morti, ecco che nel XIV secolo sopravviene una sporadica ripresa dei sottogeneri connessi al memento mori. Ben lungi dall’aver perso o esaurito la propria carica dirompente, i teschi riacquistano buona parte del loro officio grazie all’avvento del Novecento, ma è soprattutto sul volgere del nuovo millennio che assistiamo al vertiginoso incremento demografico delle teste di morto e dei loro scheletri. (…) È come se l’arte contemporanea fosse stata investita da una psicosi legata al memento mori».
Da un’originale trattazione del tema del teschio in seno all’arte contemporanea, Alberto Zanchetta amplia magistralmente l’orizzonte includendo nella sua indagine un arco di tempo molto più esteso, fino a costituire un’ossimorica “cronistoria non cronologica” in cui ciò che conta non è lo svolgimento temporale ma in qualche modo il sentimento, il tema e l’analogia che unisce tempi fra loro distanti.
Un’analisi trasversale, in cui letteratura, teatro, musica, si intersecano all’arte figurativa per tracciare il quadro della resa artistica del teschio nel corso del tempo. Molteplici le espressioni prese in considerazione: graffiti, pittura, scultura, fotografia, video, fumetti, radiografie, e gli enigmatici teschi di cristallo d’epoca precolombiana. Oltre cento artisti sono presi a esempio per illustrare le trasformazioni del teschio nella sua rappresentazione: da Marina Abramovic a Basquiat, da Cézanne a Dalí, De Dominicis, Gligorov, Hirst, Frida Kahlo, Klimt, Warhol, solo per citarne alcuni.
Uno stile sempre ironico che alleggerisce il tema e ripara il lettore dalla sua gravità. Del resto Zanchetta cita Stendhal, il quale aveva nutrito l’idea che l’arte fosse una promessa di felicità, e si mantiene fedele a questa spinta ideale.
L’AUTORE
Alberto Zanchetta è critico d’arte e curatore indipendente. Dal 2007 insegna Storia dell’Arte alla LABA di Brescia. Nel 2006 ha pubblicato il pamphlet Antologia del Misogino e nel 2007 il saggio Humpty Dumpty Encomion. Scrive per le riviste Flash Art, Espoarte ed Exibart, suoi contributi sono apparsi anche sulle riviste Inside, Arte e Critica, Around Photography, ArtKey, Arte contemporanea. Ha curato e presentato oltre duecento mostre, collaborando con enti pubblici italiani quali la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, il MAN di Nuoro, il Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova, il Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina, la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone, il Museo Civico Archeologico di Bologna, il Foro Boario e la Galleria Civica di Modena, il Palazzo della Penna di Perugia, il Museo Michetti di Francavilla al Mare, il Fondaco di Palazzo Coen a Salò, il Palazzo Leone da Perego di Legnano, la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Castel San Pietro Terme, i Musei Civici di Imola, il Centro Candiani e la Galleria Contemporaneo di Mestre, oltre ad istituzioni estere tra cui l’Umetnostna Galerija di Maribor (Slovenia), la Galleria Nazionale di Belle Arti di Sofia (Bulgaria) e la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della Repubblica di San Marino.
Info Johan & Levi Tel. 039 7390 330 www.johanandlevi.com CLARART Tel. 039 2721 502 www.clarart.com
AUTORE Alberto Zanchetta ANNO 2011 FORMATO 16,5 x 24 cm PREZZO € 33,00 IMMAGINI 151 COLLANA Saggistica Parole e immagini LINGUA Italiano PAGINE 416 ISBN 978-88-6010-0
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