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Quando l’essere umano nella scala evolutiva compì tre passi indietro.
Dalla nascita dell’essere vivente sul pianeta terra sono già passati numerosi secoli, seguendo una scala evolutiva, l’uomo, dalle caverne trovò il modo di creare utensili e ripari sempre più appropriati alle proprie esigenze.
Senza sviluppare particolarità fisiche per difendersi da eventuali predatori, ebbe dalla sua, la facoltà dell’intelletto, riuscendo a migliorarsi di volta in volta, scoprendo ogni giorno i propri limiti ma non desistendo dal raggiungimento dei propri obiettivi prefissati in ogni parte del globo.
Dal primo utensile per sopravvivere fatto di selce a oggi, la condizione umana è notevolmente cambiata, eppure, la forza di prevaricazione sembra avere quel sottile sopravvento periodico, raggiungendo in casi estremi, quello che per il periodo nazista appare tuttora oggi l’apice della sofferenza nei confronti di un proprio simile.
Ricordare per non dimenticare, le voci del dolore della Shoah, termine in lingua ebraica dalla traduzione letterale di desolazione, catastrofe, disastro, personalmente aggiungerei scempio dell’intelletto per mano di folli menti al comando di potenze guerrafondaie verso un popolo.
Usando il condizionale,quella moltitudine di bambini rimasti inermi tra i campi, avrebbe potuto generare molteplici figure professionali come dottori, scienziati o anche semplici esseri dotati della sola forza di amare, pronti a dare una mano all’intera evoluzione terrestre e che l’epilogo delle cronache, ce ne ha privato con ogni fondamenta di dubbio.
La data del 27 gennaio dal 2000 è ricordata come il giorno della memoria, in essa non deve sussistere solo il ricordo della liberazione dell’ultimo prigioniero nel campo di sterminio di Auschwitz ma, la liberazione da ogni pregiudizio verso ogni differente etnia che compone il nostro mondo, gli uni per gli altri, in fondo alla domanda di che razza fosse, fatta ad Albert Einstein appena sbarcato negli Usa, egli come mente illuminata rispose, UMANA.
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