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Questionario di Proust, risponde Carlo De Benedetti

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Scritto da Ufficio Stampa   
Lunedì 20 Giugno 2011 23:58

Cesare Lanza, direttore ed editore della rivista “L’attimo fuggente” ha proposto a Carlo De Benedetti, patron del gruppo L’Espresso-La Repubblica, di rispondere al celebre questionario di Marcel Proust.


Carlo De Benedetti“Inattesamente – scrive Lanza - De Benedetti si è interessato e divertito. Nella sua levità, e nei confini della suggestione letteraria, si tratta di un documento interessante sulla personalità di un protagonista, controverso e influente, dei nostri tempi. Secondo gli accordi, il resto della conversazione, ahimè, resta rigorosamente riservato: se pubblicato, susciterebbe chiasso, rumore, reazioni”.

Ed ecco le risposte di De Benedetti.

1. Il tratto principale del mio carattere.
Determinazione e perseveranza.

2. La qualità che desidero in un uomo d’azienda
Che sappia affrontare le questioni aziendali tenendo conto dei rapporti d’amicizia, ma non se ne lasci distrarre.

3. La qualità che preferisco in una donna.
Che mi insegni, tra l’altro, (come ha fatto e fa mia moglie Silvia), le mille sfaccettature della vita facendomene comprendere la bellezza e la complessità.

4. Quel che apprezzo di più nei miei amici.
La lealtà per prima cosa. Poi, comunanza di idee e di ricordi, passione civile e  politica.

5. Il mio principale difetto.
L'impulsività.

6. La mia occupazione preferita.
Attualmente essere il presidente del Gruppo Espresso, perché mi consente di unire la mia passione imprenditoriale con una profonda passione etica, sociale e politica. E poi viaggiare.

7. Il mio sogno di felicità.
La serenità di mente e di cuore, difficile da raggiungere stabilmente.

8. Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia.
Rivivere  le  umiliazioni, le privazioni, la povertà, la disperazione dei giorni della fuga in Svizzera durante la promulgazione delle leggi razziali.  Quindi, dover lasciare il mio Paese in una condizione simile.

9. Quel che vorrei essere.
Più colto, più intelligente e più giovane.

10. Il paese dove vorrei vivere.
L 'Italia.

11. Il colore che preferisco.
Il rosso.

12. Il fiore che amo.
La peonia.

13. L'uccello che preferisco.
L’aquila.

14. I miei autori preferiti in prosa.
Fëdor Dostoevskij e Lev Tolstoj.

15. I miei poeti preferiti.
Giacomo Leopardi, Salvatore Quasimodo.

16. I miei eroi nella finzione.
Non ne ho.

17. Le mie eroine preferite nella finzione.
Non ne ho.

18. I miei compositori preferiti.
Johann Sebastian Bach e Wolfgang Amadeus Mozart.

19. I miei pittori preferiti.
Francis Bacon.

20. I miei eroi nella vita reale.
Mio padre, Rodolfo De Benedetti, a cui ho intitolato una Fondazione che si occupa dello studio delle problematiche connesse alla riforma dello Stato sociale . In pochi anni  la Fondazione è diventata un punto di riferimento a livello europeo nell’analisi delle tematiche relative al Welfare State.

21. Le mie eroine nella storia.
Giovanna D’Arco.

22. I miei nomi preferiti.
Rodolfo.

23. Quel che detesto più di tutto.
Gli indifferenti e gli idioti abbastanza preparati, come li definisce Fernando Savater. Ossia uomini e donne ripiegati su se stessi, che non si preoccupano d’altro che dei loro diritti e mai dei loro doveri.

24. I personaggi storici che disprezzo di più.
Adolf Hitler e Vittorio Emanuele III.

25. L'impresa militare che ammiro di più.
Lo sbarco in Normandia.

26. La riforma che apprezzo di più.
Quella che non è attesa dall’alto, ma che deve avvenire in ciascuno di noi: dopo aver preso atto della realtà della crisi deve scattare in noi la voglia di rinascere… La valorizzazione dei talenti, la costruzione di una società più aperta e più giusta...

27. Il dono di natura che vorrei avere.
Essere capace di non sbagliare mai , ma è impossibile. Essere capace di vedere più lontano.

28. Come vorrei morire.
Padrone del mio destino.

29. Stato attuale del mio animo.

Godo di buona salute, ho accanto l’unica donna che abbia mai veramente amato, ho un ottimo rapporto con i miei figli, faccio esattamente quello che desidero… sono sereno e appagato.

30. Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Quelle che derivano dal desiderio di fare. Al contrario, quelli che non fanno niente, o che non tentano niente o quelli che vivono di quello che gli ha lasciato il papà. Quella gente lì non mi ha mai fatto particolare simpatia.

31. Il mio motto.
Provarci sempre.

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