|
Anche quest'anno si è svolto l'annuale proposta di moda degli studenti che frequentano il corso di laurea dello Iuav. Cosa c'è di nuovo e cosa da migliorare?
Anno 2011. Quinta edizione dell'evento che sconvolge la noia sociale di Treviso e la invade di colori, abiti, accessori, vitalità, gioventù, idee: l'Open Day della Facoltà di Design della Moda dell'Università IUAV di Venezia con sede nella Marca. Quest'anno il programma si è suddiviso in diverse esposizioni. Innanzitutto la mostra “In The Making” curata da Judith Clark allestita nella sede di studi; ha proposto i progetti dei circa 180 studenti che suddivisi nei tre anni frequentato i laboratori di progettazione.
Al Teatro Comunale è stato organizzato il “Graduation Show” ossia la sfilata di moda dei 15 abiti e dei 15 accessori realizzati dagli studenti del terzo anno nell'ultimo laboratorio. Il centro storico di Treviso, inoltre, per il secondo anno ha visto nelle vetrine di alcune attività commerciali presentare i progetti delle 30 migliori tesi di laurea degli studenti laureati nell'anno accademico precedente, riuniti sotto il nome di “Newcomers”. Novità assoluta di quest'anno è stato l'evento-sfilata-mostra “End of the year show” curata da Judith Clark e Mario Lupano in cui i 20 studenti iscritti al primo anno della laurea magistrale in Design e Teoria della Moda hanno presentato i lavori da loro svolti nei laboratori e nelle collaborazioni tra la facoltà e le aziende di moda. Cosa caratterizza e accomuna tutti questi eventi? Sicuramente la creatività degli studenti che però non sempre è emersa con la dovuta forza, soprattutto nella sfilata.
I 15 abiti proposti avevano un forte impatto estetico, ma la creatività del progettista, la sua idea nuova, il suo ripensare innovativamente non sono sono stati comunicati correttamente. Molti lavori sembravano forme incastrate luna con l'altra, visioni oniriche, colori accostati senza un criterio; a volte guardando le proposte si aveva l'impressione che gli abiti fossero creati unicamente per stupire e non per trasemettere un'idea, un pensiero creativo. Tranne nel caso dei progetti di Marta Busatto, Pele Francesco Carraro e Eleonora Cercato.
La donna militare decisa e caparbia, ma rivoluzionaria e anticonformista come i mod della Busatto era comunicata dalla forme spropositate della riformulazione estetica del parka e dalla ristretta selezione cromatica del nero e del verde. Gli abiti di Carraro prendevano avvio dalle espressioni annoiate e da sbruffone dei modelli, per continuare nei colori sgargianti che vestivano un uomo semi dio strafottente e superiore al caos delle culture razziali tanto da indossare la giacca occidentale con il thawb, la veste delle popolazioni della penisola arabica. La Cercato, invece, ha riformulato la classica divisa militare marittima invadendola della geometria e del rigore delle avanguardie di inizio secolo, proposte in un colletto barocco squadrato e triangolare.
I 15 progetti di accessori sono apparsi, anch'essi, concettualmente poco innovativi. Hanno sfilato borse, cappelli, cinture in cui non era visibile né facilmente comprensibile l'intreccio tra l'etnico e l'elemento della cultura visuale contemporanea, tema della sfilata di accessori. Anche in questo caso due eccezioni: Silvia Romanelli e Marta Zaffonato. La prima ha riflettuto sul modo in cui la natura possa creare sollievo all'uomo di oggi attraverso il tatto; per questo ha rivestito le borse di erba sintetica affinché il contatto con la natura sia costante. La Zaffonato invece ha ridicolizzato l'uomo da ufficio per renderlo più umano. I suoi accessori gli permetto di divertirsi, di ridere, di giocare, di scherzare con una borsa in cui può incastrare i piedi oppure con scarpe e borse in lavagna dove il manager può colorare con i gessetti.
Se la creatività e mancata in parte agli studenti, lo stesso si può affermare per gli organizzatori. L'unicità di questo evento nel panorama artistico italiano non può consolidarsi in un canone espositivo che ogni anno propone gli stessi eventi con il medesimo allestimento. La mostra In The Making ancora una volta ha esposto i manichini in sequenza o appesi al soffitto oppure posti su piedistalli, mentre gli accessori sono sempre confinati su tavoli. Un teatro, inoltre, non è il luogo più adatto per una sfilata in quanto l'ampia visione non permette di cogliere i particolari dei lavori.
A riscatto di tutto questo c'è stata la mostra “End of the year show”. É stata progettata per unirsi concettualmente al paesaggio del locale ospitante, una scuola superiore, in cui tra carte geografiche, corridoi lunghi e stretti e banchi di legno, apparivano modelli che si proponevano sulla passerella in loop o che giravano in tondo continuamente. La musica che li accompagnava, creata da Francesco “Fuzz” Brasini, era opprimente e continua come il loro perenne proporsi, in perfetta antitesi con la dinamicità e la sregolatezza della creatività che in una scuola come nella facoltà di Design della Moda si coltiva.
|
Commenti