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La solitudine estiva degli anziani

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Scritto da Sebastiano Di Mauro   
Sabato 10 Luglio 2010 13:50

Un problema sociale che si acuisce ogni anno nella stagione estiva e che mette in crisi molte famiglie


Come ogni anno l’estate, specie il mese di agosto, mese di vacanze per antonomasia, ci riporta il problema dell'abbandono di animali, ma per alcune famiglie il “problema” non è il cane, il gatto, il canarino…ma è l'anziano di famiglia, che è difficile portare con sé nei luoghi di villeggiatura.

Ecco quindi che molti ultra settantenni si ritrovano soli, in città deserte, senza nessuno che si possa o si voglia occupare di loro. Trovandosi immersi in una totale solitudine, così gli anziani spesso ricorrono alla strutture ospedaliere, e trascorrono le loro “vacanze” da ricoverati.

Le statistiche dicono ad esempio che a Milano i ricoveri di casi sociali, in questo periodo aumentino del 3-4% rispetto al resto dell’anno. Questi ricoveri non avrebbero ragione di essere se a casa questi anziani avessero chi si può occupare di loro, ma non essendo autosufficienti rimangono nei reparti.

Sembra incredibile ma è così e le ragioni sono le più disparate. Ognuno ha la sua ragione che sembra plausibile: in un paese che si dichiara cristiano, diventa meno giustificabile perché con un po’ più di carità (amore) forse le nostre esigenze non sarebbero sempre al primo posto.

Nel Vangelo di Giovanni cap.21,18 leggiamo: “... quando sarai vecchio tenderai le mani e un altro ti cingerà la veste". Questo versetto ci insegnerebbe a stare più vicini ai nostri anziani, deboli, fragili e non più autonomi neppure nello svolgimento delle loro azioni più private.

Vi sono dei pesi che gravano oggi sulla condizione di chi è anziano e spesso non incontrano adeguate risposte sociali. Di per sé l’anziano, in quanto tale, non viene considerato parte del tutto, ma solo una piccola insignificante parte di un qualcosa che risulta solitudine e dimenticanza.

L’anziano rappresenta una piccola minoranza silenziosa, ma in continua crescita. In Italia sono oramai quasi 6 milioni gli anziani soli e nella stragrande maggioranza hanno bisogno di aiuto e assistenza a casa.

Indubbiamente questo compito risulterà faticoso e non facile, ma essi sono il nostro prossimo e, se appena abbiamo la possibilità di farlo facciamolo, perché forse qualcun altro lo farà a noi quando arriverà il nostro tempo. Tutti sogniamo la gioventù infinita, mentre nonostante tendiamo a negare la vecchiaia, essa arriverà prima che ce ne accorgiamo.

In questi ultimi anni il problema “anziani” sta diventando sempre più emergente e lo sarà sempre di più, visto che stiamo diventando una popolazione di “vecchi”. Certo sicuramente essi "non producono", "non acquistano", "non viaggiano", "non spendono" come il resto della popolazione, ma investono le loro risorse solo in determinati settori: le loro esigenze in generale diminuiscono, ma direttamente proporzionale aumentano alcune esigenze, una fra queste è il desiderio di compagnia. Un genere dove non si spende denaro, ma amore.

In poche parole gli anziani, spesso invisibili, si sentono soli e la solitudine altro non è che bisogno di sicurezza e comunicazione. Non avendo tempo, ma forse più semplicemente amore, ecco che surroghiamo questa carenza con le badanti: divenuto oramai uno dei mestieri emergenti del nuovo welfare. Una badante è spesso l’unica possibilità che abbiamo o sappiamo trovare per continuare a tenere in famiglia i nostri anziani.

Teniamo comunque presente che un bisogno fondamentale della persona anziana è di non essere lasciato solo, sia per quanto riguarda la gestione della vita, che per la necessità di sapersi adeguare ai mutamenti che la vita gli impone.


 

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