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I cestini: anche le cose parlano

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Scritto da Francesca Fontanelli   
Domenica 06 Marzo 2011 13:16

Analisi degli adolescenti attraverso i loro 'rifiuti'.


Sono anni che osservo i cestini della spazzatura che sono in classe, prima, durante e dopo la fine delle lezioni. Quando andavo a scuola, come studente, nel cestino c’erano di solito i resti di matite temperate, qualche foglio appallottolato, la carta untuosa della focaccia che qualcuno, pochi in verità, aveva portato come merenda. Adesso che ci vado come insegnante, non posso fare  a meno di notare come nel corso degli anni un solo cestino non basti quasi più per una classe di una ventina di persone e come il cestino della spazzatura sia lo specchio del cambiamento dei tempi.

Nel cestino c’è infatti un microcosmo (microbi dei fazzoletti di carta a parte) che ci spiega molto bene quale sia la vita di un adolescente moderno: ho cercato più volte di convincere gli psicologi della scuola a preparare con me un progetto sull’argomento, che sarebbe ben più incisivo di conferenze, riunioni e incontri con l’esperto ma finora non ho trovato appoggi, quindi proverò a esplicitarlo scrivendo.

Intanto bisognerebbe scegliere una classe, vanno bene quelle dalla prima alla quinta della scuola secondaria superiore e, per una settimana, rovesciare i cestini della spazzatura a fine mattinata, dividendo le cartacce una per una. Eliminati, appunto i fazzoletti di carta e le bucce di matita, restano le tracce quotidiane di un numero esagerato di merendine, panini, bottiglie d’acqua e di succo, tè, residui di pizze e focacce che spesso fanno traboccare i cestini ben oltre il bordo (alcune classi, per ovviare, ne hanno due).

Da questo si evince che: nonostante i continui appelli, le pubblicità televisive, i corsi a scuola, i giovani non hanno il benché minimo rispetto per l’ambiente: le bottiglie d’acqua vengono gettate mezze piene e non c’è la più piccola traccia di tentativo di raccolta differenziata, nonostante fuori e dentro la scuola esistano gli appositi contenitori. Ne consegue che sarebbe tutta da rifare una sana politica ambientale, partendo dall’invito a non sprecare l’acqua utilizzandola casomai per annaffiare le piante che tutte le scuole hanno, nei giardini (le più fortunate), nelle segreterie, nella stanza del preside; a riciclare la carta, non gettando fogli scritti solo per una mezza facciata e così via. Senza contare la quantità, vergognosa, di merende sbocconcellate, lasciate a metà o gettate perché non piacevano.

Quindi abbiamo sbagliato qualcosa; a parole tutti pazzi per l’ambiente, nei fatti… insomma. Ricordiamoci che costoro sono tutte potenziali future mogli che sigilleranno amorevolmente i sacchi  dell’immondizia per poi consegnarli a futuri potenziali mariti delegati al compito di gettarli nei cassonetti o fuori di essi, se si manterranno le nostre contemporanee abitudini.

Quantità: le quantità di merendine, succhi, pizze, panini ripieni che ingurgita un adolescente fa davvero paura e porta a riflettere su alcuni punti: la tanto decantata prima colazione è pressoché inesistente e hai voglia di utilizzare testimonial sani e sportivi, idoli dei ragazzi e così via, tanto questi la mattina “non hanno fame” come spesso rispondono, quando chiedo lumi sul digiuno prescolastico salvo poi accusare mancamenti sulla cui autenticità potrei a volte avanzare dei dubbi; inoltre, se è realistico pensare che un adolescente debba nutrirsi per crescere è altrettanto preoccupante osservare che l’alunno B.P. riesce a trangugiare nello spazio tra la fine dell’ora precedente l’intervallo e l’inizio della seguente (venti minuti, diciamo più o meno): una pizzetta di media dimensione-una bottiglia da mezzo litro di thè alla pesca-due merendine farcite-praline di nocciola ricoperte-acqua a sorsi da una bottiglia da mezzo litro-un morso al panino del compagno  P.R. modello “bufalino” con mozzarella, pomodoro, insalata e maionese. Ed è altrettanto deprimente osservare che dei corsi preparati con tanta cura sui disturbi dell’alimentazione poco ne cale a tutti; la frettolosa e autodidatta conclusione è spesso che per dimagrire basta vomitare, fumare una sigaretta o prendere qualche strana pasticca.

Denaro: ma quanti soldi hanno in tasca questi ragazzi? Perché la scuola i sopraccitati cibi non te li fornisce gratuitamente, ma per comprarli alle malefiche macchinette contro le quali combatto da anni, come don Chisciotte, devi inserire tante belle monetine. Il Merendero, la figura più amata della scuola, colui che giornalmente riempie le malefiche di ogni ben di Dio e che in questi tempi è forse uno dei pochi a non lamentare cali nei guadagni, mi chiedeva un giorno in cui contemplava soddisfatto la macchinetta, completamente vuota come il paese di don Abbondio dopo il passaggio dei Lanzichenecchi, com’è che un ragazzo di 14 anni possa avere in tasca centomila delle vecchie lire (si sa, noi quarantenni siamo nostalgici) così, come se niente fosse e ne spenda una diecina/quindicina al giorno per le cibarie?

Si potrà obiettare che il problema si potrebbe risolvere eliminando del tutto le malefiche dalle scuole ma non è così semplice come sembra e il discorso meriterebbe un esame più dettagliato: concentriamoci sui ragazzi. È vero, il mondo è cambiato, si lavora tutti, c’è poco tempo per i rapporti umani ma a me sembra che il cestino nasconda un grido d’aiuto: i soldi in tasca servono a noi genitori per dire ai nostri figli “io ci sono, se hai bisogno di qualcosa…” ma è quel qualcosa che è sbagliato perché non solo non ci concentriamo su quel qualcosa che manca, ma non gli insegniamo nemmeno a guadagnarselo, non gli facciamo capire il valore di uno, dieci, cento euro e quanto a noi è costato, in fabbrica, in ufficio, a scuola guadagnarlo: e lui penserà che è facile spenderne una quarantina in “bufalini” o “alpestri” (speck  e provola in quantità industriali).

Il panino-pizzetta-dolcino urla in faccia a tutti noi, troppo occupati, la fame di affetto dei nostri ragazzi, il vuoto cosmico del loro cuore, il desiderio di parlare, confrontarsi, litigare con noi, genitori che non abbiamo mai voglia di ascoltarli, di riempire i loro cestini di quelle piccole cose, forse di pessimo gusto, cui eravamo abituati tanto tempo fa e che il panino più spaziale a tre strati, addentato sottobanco mentre la maionese cola inesorabile sui jeans appena comprati non può dare.

 

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