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Gli insegnanti a confronto con i genitori: diversi punti di vista, diverse reazioni.
Scrutini fatti. Nelle case di molti giovani italici virgulti stanno arrivando le pagelle del primo quadrimestre e, come al solito, una piccola valanga di genitori si precipiterà alla riapertura delle udienze settimanali, protestando vivacemente perché le valutazioni del proprio figlio non corrispondono al vero e perché, se noi insegnanti non porremo rimedio, le vacanze estive ne resteranno segnate indelebilmente.
L’agitato genitore si presenta dunque davanti all’insegnante e costui evince già dalle prime parole come l’andamento scolastico del proprio alunno venga interpretato in modo differente dato l’ampio ventaglio di sfumature linguistiche che la nostra lingua offre: fermo restando il punto che in Italia siamo tutti commissari tecnici della Nazionale di calcio e professori ecco di seguito alcuni esempi:
- se l’alunno ha dei cinque la reazione sarà: “Mi aveva detto che andava abbastanza bene” (infatti: ha cinque, non tre!) - voti di orale con il quattro: “ah, ma quando lei ha spiegato l’ultima parte il ragazzo era assente” ( e allora? Ci sono i compagni, c’è il registro di classe, si può sempre chiedere all’insegnante) - i paragoni: “Eh, ma l’anno scorso con il professor X non ha mai avuto meno di otto!” (detto con l’occhio obliquo che sottintende sia irripetibili improperi sia un vago senso di pietà per il docente attuale probabilmente non all’altezza del precedente) -insufficienze nello scritto di Italiano: “No guardi, nei temi c’erano argomenti banali che non stimolano la sua creatività” (signora, erano le tracce uscite all’ultimo esame di stato!)
E naturalmente il docente, attore consumato, sorride, annuisce e compatisce. In realtà, (realtà? nel migliore dei sogni, forse) dovrebbero essere i genitori stessi a farsi un piccolo esame di coscienza prima di esternare la loro “disperazione”: a metà quadrimestre (novembre per il primo e aprile per il secondo, di solito) vengono inviate le cosiddette “pagelline infraquadrimestrali” in cui si evidenziano le materie non sufficienti e si invitano i suddetti a prendere contatti col Coordinatore di classe, a iscrivere il figlio al corso di recupero (gratuito) organizzato dalla scuola o, se non si fida della scuola, a provvedere per proprio conto. Buona parte di queste “pagelline”, che dovrebbe tornare indietro firmata dai genitori, forse proprio perché “ine” sparisce in qualche cartella, diario, mensola di cucina.
Lo stesso vale per le lettere di convocazione urgente, che segnalano gravi lacune, assenze strategiche non giustificate e quant’altro attiene al mondo della scuola (lanci di oggetti dalle finestre, rottura di sedie sulle teste dei compagni, disegni artistici ma scurrili sulle lavagne e così via) alle quali non sempre segue risposta e visita in sede; per finire con le telefonate effettuate per contattare direttamente le famiglie e qui, molto spesso, i solerti genitori dimenticano di comunicare alla scuola di aver cambiato numero di telefono o danno numeri di cellulare inesistenti.
Può anche accadere, infine, che un genitore particolarmente inquieto si presenti dal docente di Lettere invocando la sufficienza in Storia per il proprio figlio perché (fatto realmente accaduto e frase realmente proferita, purtroppo) è materia non fondamentale e non ci vuole una laurea per insegnarla: e qui non ci siamo proprio perché l’insegnamento della Storia non deve essere visto come un’insulsa e noiosa ripetizione di nomi, date e avvenimenti, ma deve essere vissuto in un’ottica più ampia; scopo dello studio della Storia dovrebbe appunto essere quello di far sì che le giovani generazioni, traendo spunto dallo studio e dall’osservazione degli errori passati, siano educate a non ripetere più quegli errori e progettare un futuro diverso e migliore. Ciò ovviamente può accadere se l’insegnante è motivato, obiettivo per quanto possibile ma, soprattutto, se sente che la sua materia è vista come importante e fondante (ma lo sono in realtà tutte, ovviamente).
Considerare alcune materie non fondamentali ed istruire i propri figli a percepirle come tali porterà naturalmente questi genitori a transitare su ponti costruiti da ingegneri che non hanno approfondito lo studio della matematica, della topografia e di scienza dei materiali; se poi il ponte, proprio in quel momento, non crollasse per gli errati calcoli ma crollasse invece sotto l’impeto di una bomba posta lì da studenti che non hanno considerato la storia materia fondante e ignorano le regole basilari del diritto nel caso fossero arrestati, non dicano che non avevamo cercato di avvertirli.
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