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Il labirinto delle procedure, il buddhismo degli operatori degli sportelli pubblici, l’informazione esiste ma e’ tardiva.
Fin dagli albori della storia dell’umanità, e come sostenuto dalla filosofia orientale buddhista, le troppe parole sono spesso causa d’infelicità. I fedeli discepoli di questa corrente spirituale sono generalmente gli operatori pubblici che, i diversi istituti, mettono a disposizione dei cittadini, sia a mezzo di telefonate che direttamente agli sportelli, per trasferire informazioni utili per potersi muove correttamente nei variopinti labirinti delle volute complesse procedure burocratiche. Fra questi, gli operatori degli sportelli Inps e Asl, dimostrano un innato amore verso la loro scelta di corrente filosofica.
Ma cosa vuol dire? Solo quando viene posta una precisa domanda dall’ignaro cittadino, sono certamente ben preparati e disposti a dare esaurienti risposte, diversamente, rimangono chiusi nella loro convinta, misteriosa ed ermetica spiritualità. Se vogliamo meglio comprendere il messaggio di questa religione, la stessa afferma che le parole altro non sono che uno strumento d’insegnamento utile a trasmettere la conoscenza fra maestro e discepolo.
Chi chiede informazioni, si può paragonare all’ignaro discepolo che si rivolge al maestro, operatore di sportello, per essere correttamente informato. Ovviamente chi chiede informazioni vuol dire che non conosce determinati iter e privilegi che la legge dello stato spesso mette a disposizione del cittadino con importanti vantaggi economici.
Ma vediamo di essere pragmatici. Per questioni inerenti, ad esempio l’invalidità civile o gravi casi di SLA, si scoprono, poco alla volta, con estrema fatica e dispendio di tempo e di energie, le facilitazioni che la legge dello stato permette. La formulazione corretta delle domande però è sempre tardiva in termini di procedure di richiesta da seguire. Troppo spesso vengono messe a conoscenza del cittadino ad iter ormai già inoltrato ed irrimediabilmente non più riproponibile. Ovvero non si è correttamente seguito il percorso cronologico richiesto dalla procedura stessa per poter usufruire dei benefici che la legge invece avrebbe potuto garantire, sollevando da pesanti oneri economici e di aggravamenti dello stato di salute, il contribuente.
L’informazione è tardiva. L’operatore Inps o Asl, si limita a commentare l’evento con un: “era necessario prima un certificato del medico curante” o “era necessario un certificato dello specialista” o “il preventivo d’acquisto del presidio tutor, utile alla vostra guarigione, deve essere accettato dall’ASL; la fattura, ad acquisto già effettuato, non può essere rimborsata” o, peggio ancora: “l’accettazione dell’invalidità al 100% dell’Asl (gravissimo stato fisico) non è sufficiente ma deve con questa andare allo sportello Inps per attivarla”.
Tutte affermazioni sacrosante. Ma perché allora non sono state trasmesse chiaramente fin dall’inizio all’utente magari con uno scritto comprensibile a tutti?
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