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Della Valle, Montezemolo e Abete, verità e bugie sui presunti triumviri...

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Scritto da Cesare Lanza   
Giovedì 06 Ottobre 2011 18:14

Il cosiddetto caso Della Valle suscita da tempo un piccolo polverone nel mondo della politica, dell'impresa e dell'informazione.


Della Valle, Montezemolo e Abete, verità e bugie sui presunti triumviri...È difficile capire se si tratti di chiacchiere o di una novità importante a cui prestare una seria attenzione. Proviamo a riassumere. Diego della Valle, insieme con il fratello Andrea, ha costruito un piccolo impero grazie alla sua industria di scarpe - il marchio, famoso, è Tod's - e ad alcune fortunate operazioni finanziarie.

Un primo segno del potere conquistato da lui e dalla sua famiglia si è avuto quando ha avuto praticamente in regalo la Fiorentina, sparita dai campionati calcistici per fallimento e, grazie all'importanza storica, sportivamente si intende, del club, con un'insolita decisione i vertici del mondo del football si mossero per facilitarne il recupero in serie A. Dopodiché si registrarono alcune frizioni tra i Della Valle da una parte e la città e il mondo politico locale dall'altra, perché i leader di Tod's chiesero con insistenza alcuni corrispettivi - in sostanza, l'autorizzazione a costruire una cittadella sportiva - in cambio del rilancio e della buona gestione, un risultato acquisito con evidenza, della squadra di calcio.

Ma veniamo agli ultimi mesi e agli ultimi giorni. L'attivismo di Diego della Valle è diventato frenetico, esplicito e rumoroso: tanto chiassoso, nel pur vociante e strillante coro di protagonisti e comprimari della politica italiana, da porre l'imprenditore quasi quotidianamente nei titoli di prima pagina e delle pagine economiche, nei giornali italiani. Ecco una successione di fatti imprevedibili e clamorosi. Prima di tutto, l'attacco al potente banchiere Cesare Geronzi - un'iniziativa da molti considerata arrogante ed esagerata, oltre che ingiusta - che contribuì a un piccolo terremoto ai vertici delle Generali. Poi, una serie di movimenti, non sempre giunti a bersaglio, per accrescere il suo peso in Mediobanca e, in prospettiva, l'ambizione di arrivare al controllo del Corriere della Sera. Infine, la più irrituale delle "sparate": una pagina di pubblicità acquistata su alcuni giornali con una lettera di invettiva al mondo politico. Il titolo dice tutto: politici, ora basta!

Tutto questo avrebbe e forse avrà un limitato e ridimensionabile interesse: non sono mancati, in passato, nel sonnolento scenario italiano pronto tuttavia ad aprirsi talvolta a tentativi bizzarri di blitz più o meno sconclusionati, imprenditori, predoni, raider e avventurieri che per un certo periodo di tempo hanno indispettito e stuzzicato l'establishment facendo parlare di sè, e poi sono rientrati nei ranghi, con un "the end" di varie tipologie, disastri economici, asservimento ai poteri forti, problemi giudiziari; o anche, dopo la tempesta, la quiete da appagamento per un buon posto - stabile -nelle prime file riservate a padroni e padrini.

Le novità, nel caso Della Valle, sono due. La prima: la caratura imprenditoriale di Diego e la sua fortissima, determinata personalità. L'ultima (al momento in cui scriviamo) sua perfida arroganza si è consumata in tivu, nel programma di Floris "Ballarò", in cui Della Valle ha sibilato, nei confronti dell'ex ministro Bondi, persona discussa da molti, ma comunque di educazione esemplare, che lui è abituato a parlare con il padrone (sottinteso Berlusconi) e non con i ragazzi di bottega. La seconda novità è che Della Valle non è, o comunque non appare, solo. Non solo il mondo dei poteri forti e piccoli, ma anche il popolino che sguazza nei gossip veri o presunti che si riferiscono al Palazzo, sostiene che Della Valle nella sua strategia finale sia affiancato da due importanti, e molto diversi tra di loro, personaggi, Luca di Montezemolo e Luigi Abete.

Di Della Valle insomma, considerato singolarmente, si potrebbe avere una fredda valutazione. Ma se in campo, davvero, scendesse in campo il trio Della Valle Abete Montezemolo, tutta la faccenda, pseudo folkloristica, assumerebbe un altro aspetto.
Da ex cronista sono andato a cercare quelle fonti che in gergo sono considerate attendibili, fonti primarie, e posso riferire quali siano, nell'ottobre 2011, le mie idee sui presunti triumviri. Ho scritto "presunti" perchè un fatto è certo: vero o no che ci sia una strategia comune, mezzo mondo (italiano) è convinto che i tre, amici per la pelle o quasi, agiscano insieme e ben affiatati; e tutto ciò che combini ciascuno dei tre possa essere attribuito a tutti e tre, volenti o nolenti che siano. Come stanno dunque, realmente, le cose?

Della Valle. Nè politica nè confindustria. Ma il suo ego è altro...

Non dirò nulla di nuovo se affermo che Diego è spinto da un "ego" fortissimo e da un irresistibile desiderio di far sentire la propria voce. Posso aggiungere però, con certezza, che nelle sue esternazioni pubbliche, quelle che suscitano un pandemonio di commenti, Della Valle si muove in solitudine, senza nessun accordo con i due amiconi. Ad esempio, dell'ultima "sparata", quella dell'altolà ai politici attraverso una pagina di pubblicità a pagamento, Abete e Montezemolo sono stati avvertiti a cose fatte, alcune ore dopo. E sicuramente Abete non era d'accordo, Montezemolo chissà. Da buoni amici, ovviamente, nessuno dei due ha fatto trapelare un distacco o una divergenza. Sono pesi, dice chi li conosce, sopportati in nome di un'amicizia non incrinabile.

Quanto al merito, scommetterei che Della Valle non ha alcuna intenzione di misurarsi in politica e non pensa neanche (al contrario di quanto attribuito a Berlusconi e sintetizzato da vari commentatori) alla presidenza di Confindustria. Sono mestieri - la politica e la presidenza dell'associazione - che Della Valle non vuole e non saprebbe fare. Crescere di rilevanza, essere un protagonista e contare sempre di più e, oggi, anche censore spietato e popolare, del decadente quadro italiano... questo sì, Della Valle fortissimamente lo vuole. Non ho avuto mai la ventura di conoscere bene il padrone delle Tod's, anche se una volta lo avemmo ospite a "Domenica in"; nè ho avuto la ventura di essere invitato alle sue scampagnate allegre in montagna o alle gite in barca... Quindi non saprei rispondere al diffuso quesito: se Montezemolo si candidasse alle prossime elezioni, Della Valle lo sosterrebbe? Io penso di sì, anche finanziariamente. Ma un amico stretto dell'imprenditore mi ha fatto una risata in faccia: "Come si vede che non conosci Diego!".

Montezemolo, indeciso, ma sapere apparire è la sua carta.

Un mito, quello che ha realizzato il sogno della stragrande maggioranza degli italiani o di tutti gli umani in questa valle di lacrime: come ottenere il massimo con il minimo sforzo. Luca è il re dell'immagine a prescindere, della capacità di coinvolgere e ottenere simpatie e sostegni. La punta dell'Everest (ma non si sa mai) l'ha toccata quando ha ricoperto, più o meno contemporaneamente, presidenze di primissimo prestigio: la Fiat, la Confindustria, la Ferrari e perfino la presidenza degli editori italiani. Ma è stato anche ai vertici di "cosucce" appena minori, come Itedi ("La Stampa"), Cinzano, Maserati, la Fiera di Bologna... Senza disporre, si badi bene, di una specifica competenza in nessun settore. Ora gli è rimasta solo la Ferrari, che peraltro non va neanche bene. Inevitabile arrugginimento, oppure una meditata tregua in attesa di un nuovo balzo in avanti, che sia Palazzo Chigi o un ministero doc? Boh.

Conosco Luca e la sua inimitabile leggerezza dal 1976, quando si apprestava a decollare, seduto sulla poltrona delle relazioni esterne della Fiat. So che con due parole ti conquista e con altrettanta disinvoltura dimentica ciò che ha detto e ciò che ha pensato. Se ti incontra per strada dopo un decennio ti abbraccia come se fosse la carrambata della vita, poi sparisce, etereo e indefinibile... e personalmente a Palazzo Chigi e dintorni preferirei un bel culone di pietra, esperto di problemi e in grado di conoscere e trovare soluzioni. Ma chissà. Un giorno Luca dice che è pronto, il giorno seguente fa un passo indietro. Certo non gli piacerebbe apparire come il braccio armato di Della Valle (di cui è socio nell'azienda che competerà con le ferrovie dello Stato nelle tratte ad alta velocità). Conflitto di interessi in prospettiva? Ci siamo abituati a ben altro...

Abete, il più prudente e competente.

Il presidente di Bnl è il più lucido, esperto e competente del trio.
È il più saggio, senza dubbio. Non è impulsivo come Della Valle (considerato "l'amico del cuore") nè desideroso di apparire ad ogni costo, come Luca. È un vecchio democristianaccio di quelli tosti e rispettabili, un imprenditore avveduto, un banchiere astuto e lungimirante. È del tutto contrario all'ipotesi di una discesa in campo di Della Valle e farebbe il possibile, eventualmente, per fargli cambiare idea. È prudente, un giocatore equilibrato: valuta pro e contro, poi sceglie e decide e di solito non sbaglia. In passato ha detto no a candidarsi sindaco di Roma e ad accettare più volte un posto di ministro, che gli era stato proposto per vari governi.

La capacità di dire no è insolita nel nostro Paese e quindi particolarmente apprezzabile. Ho conosciuto Abete nel 1988 quando si trattava di stabilire non ricordo più quale impresa tra "La Notte", di cui ero direttore, e il suo stabilimento tipografico e un'agenzia di informazione. Non se ne fece niente, ma mi vidi di fronte (in seguito, dal '92 al '96, sarebbe stato presidente di Confindustria) un imprenditore abituato alla sintesi, alle strategie, alle decisioni. Ho la convinzione che non escluda, "lui", di poter tornare un giorno alla politica. Oggi, no, certamente. Attenzione: per la capacità di aggregazione, la chiarezza nel valutare amici e nemici, e alleanze, sarebbe l'uomo giusto, se la strategia politica attribuita a Della Valle e Montezemolo andasse avanti, per organizzare un movimento, un partito e le decisive lobby tra poteri forti. Ma al momento questa strategia non c'è. Di più: se pure ci fosse, probabilmente Abete non l'appoggerebbe.

E questo è tutto. Di più non so, o di più e di meglio non ho capito.

 

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