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Quattro chiacchiere sulla città di La Spezia e i pro e i contro per chi ci vive e cerca lavoro.
E’ uno degli spezzini più conosciuti in Italia: il comico Dario Vergassola ha esportato in tutto il Paese ironia, sarcasmo e un pizzico del provincialismo della città di origine, dove “dopo le 21 restano aperti solo i bancomat”, mettendone bonariamente a nudo le contraddizioni. In questa intervista ha analizzato la vita e la mentalità di chi vive in riva al Golfo, correlandole al tema dell’occupazione in questi anni difficili; il testo, – qui parzialmente riprodotto – sarà interamente pubblicato nell’e-book “CercoLavoroaMilano” della casa editrice Liber Iter, in uscita nel mese di dicembre.
- Nascere alla Spezia: una “sfiga” o una fortuna? Dipende da cosa si vuol far da grandi: se il pubblicitario o il regista, ci sono dei limiti, ma ci sono persone che prendono il treno e si spostano verso Roma e Milano. Restando in zona, se si ha l’accortezza di mettere in piedi un b&b si campa decentemente. Per gli spezzini e’ più difficile “muovere il culo” rispetto agli altri: anche per andare a Sarzana, si cambia l’olio della macchina, si controllano i pneumatici e si chiama a casa la gente per salutare. Abbiamo poca dimestichezza con gli spostamenti.
- In tanti spezzini avete sfondato uscendo dai confini della città: e’ indispensabile compiere questo salto per realizzarsi? Per molti lavori e per quasi tutti gli universitari essere di Spezia diventa un onere, un sacrificio. Certo, se si hanno le palanche (soldi, ndr) e’ un’altra cosa. Tanta gente che aveva delle attitudini ha rinunciato a realizzarsi, altri invece, con molti sacrifici sono stati bravi a riuscirci. Certo, chi ha l’università sotto casa è più fortunato, chi abita fuori deve accontentarsi di fare avanti e indietro.
- Dagli spettacoli nei locali di provincia alla fama nazionale: si sente arrivato? C’e’ sempre gente che fa programmi brutti, che chiudono e nonostante tutto gliene affidano nuovamente altri: e’ uno strano mondo, dove hanno sospeso già la terza trasmissione di Dj Francesco, che però farà presto la quarta. Basterebbe, invece, mandare avanti quello che funziona (impossibile non pensare al collaudato “Parla con me”, condotto da Serena Dandini insieme a Vergassola, interrotto dalla Rai dopo la settima edizione, ndr). In ogni caso non mi lamento dal punto di vista lavorativo, del guadagno che ho rispetto a quando stavo in Arsenale, ci mancherebbe altro!
- Come si vive in provincia? La provincia ti da’ il sapore del “cazzeggio”, un gusto che se piace va bene: vedere i miei amici con cui ho legato fin dalle elementari è la fortuna più grande dopo aver trovato mia moglie che mi ha sposato! Quando sono qui faccio la spesa alla Coop, vado al bar di Rebocco (quartiere della prima periferia spezzina, ndr) che e’ un posto infelice, ma ci si sta volentieri: e’ un piccolo angolo dove ti metti in analisi ti racconti le cose. E’ un modo per avere un senso, ma se ti fissi che il più furbo e’ solo quello che va in tv non va bene, l’importante è restare il coglione che eri.
- E’ un momento davvero difficile per chi ha un’età’ compresa fra i 20 e i 40 anni: quali sono i suoi consigli per coloro che faticano a trovare un impiego? Dopo l’alluvione tutto e’ cambiato, ma io avrei puntato l’attenzione sulla Val di Vara, che ha presidi slow food e promuove prodotti di qualità: quando gli inglesi e i tedeschi comprano le case, vuol dire che un posto funziona. L’economia e’ adesso stroncata, ma se non avessi velleità da cazzaro televisivo punterei ad organizzarmi prendendo i ruderi e farei delle stanze da affittare, cercando di realizzare una cosa qualitativamente alta, amata e curata, proponendo un buon servizio in linea con le cose belle che ci sono intorno.
Non diventi ricco, ma ti metti a posto e hai una sufficiente base economica. Se sei bravo, ti puoi mettere d’accordo con le altre attività, e fare sistema proponendo, ad esempio, fagioli e castagne a km zero. Se invece una persona vuol fare il giornalista, l’attore o il regista e’ meglio che vada verso Milano e Roma; l’importante e’ che la gente faccia quello che vorrebbe: si può essere dog sitter, filosofo, far la focaccia di Recco, ma ciò che conta e’ farlo bene e con passione.
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