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Scritto da Ufficio Stampa
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Martedì 06 Dicembre 2011 14:44 |
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«Curando pochi dettagli si può donare personalità a ogni appartamento e trovare l'inquilino giusto» spiega Guido Edoardo Alliata di RentClass, leader degli affitti di lusso a Milano.
Ampia metratura, contesto signorile, ubicazione in una zona prestigiosa e ben servita: sono le caratteristiche che tutti sognano per la propria futura casa. Ma a volte tutto questo non basta: la prima impressione è quella che conta e a fare la differenza nella scelta spesso è l'aspetto generale, lo stile, la personalità. Lo sa bene Guido Edoardo Alliata, titolare di RentClass, società specializzata in short term rent di abitazioni di lusso a Milano: «Anche un superattico in via Montenapoleone può risultare poco appetibile sul mercato se mancano manutenzione e attenzione ai dettagli. Un potenziale sprecato. Al contrario, una parete del colore giusto, arredi ad hoc e finiture curate possono cambiare il volto di una casa e far sì che si rivaluti del 20-30%». E proprio per aiutare i proprietari a trovare gli affittuari giusti per le loro case, RentClass offre un servizio di home staging personalizzato che con pochi accorgimenti e interventi mirati è in grado di valorizzare qualsiasi abitazione.
«Il concetto di home staging nasce negli Stati Uniti, ma negli ultimi anni si sta diffondendo anche da noi» spiega Valentina Alliata, interior designer consulente di RentClass che ha cambiato il volto di decine di appartamenti a Milano e in altre città. «È diverso dal tradizionale interior design, perché con home staging s'intende un'operazione volta a rendere una casa subito vendibile o affittabile, senza pesanti ristrutturazioni ma con piccoli interventi che ne elevano la qualità». Si tratta quasi sempre di imbiancature, ripensamento degli spazi, scelta di colori e tessuti, rinnovo dei rivestimenti, talvolta dell'acquisto della cucina o di altri arredi: tanto basta a rendere un appartamento subito più interessante per chi cerca il suo nido.
«I nostri clienti, soprattutto stranieri che si trovano a Milano per brevi permanenze di lavoro, affari o studio, cercano appartamenti arredati con gusto, all'insegna dell'italian design, completi di ogni servizio -spiega Guido Edoardo Alliata-. Abbiamo un team di professionisti esperti, fornitori di fiducia e una conoscenza pluriennale del settore: questo ci consente di seguire le ultime tendenze e di incontrare i gusti di una clientela selezionata e internazionale». Il servizio offerto da RentClass è chiavi in mano: in tempi brevi si preparano preventivo e piano d'intervento sulla base di un budget concordato, che generalmente va dai 5.000 ai 20.000 euro. Inoltre, RentClass segue nel tempo le piccole manutenzioni, sollevando da questo pensiero sia i proprietari che gli inquilini.
RentClass - Nata a Milano nel 2005, RentClass offre un pacchetto di 200 immobili di prestigio in diverse città del mondo. Specializzata nelle affittanze di breve e medio periodo, a Milano RentClass gestisce direttamente una sessantina di appartamenti di lusso, perfetti per una clientela internazionale di aziende e privati che esigono il massimo dello stile e del comfort. Ai proprietari di immobili, RentClass offre una gestione curata in ogni dettaglio e affittuari selezionati. RentClass è iscritta all'Aspesi - Associazione nazionale tra Società di Promozione e Sviluppo Immobiliare.
Per informazioni www.rentclass.com o 02-89051681.
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Scritto da Ufficio Stampa
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Giovedì 01 Dicembre 2011 22:33 |
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Sabato 3 dicembre 2011 giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità.
Museo di Capodimonte, ore 11.00 “Dagli occhi al cuore attraverso la parola”
In occasione della giornata dedicata alla disabilità, il Museo di Capodimonte e l’Associazione Progetto Museo, in collaborazione con il regista Fabio Cocifoglia, offrono gratuitamente al pubblico con disabilità psico-motoria, ma anche a tutti i visitatori normodotati che abbiano voglia di sperimentare un approccio conoscitivo diverso, l’occasione di scoprire una selezione di capolavori della collezione permanente attraverso un percorso guidato e la contestuale lettura di testi poetici ad essi in qualche modo collegabili.
Le opere d’arte visiva e la poesia dialogheranno tra loro sollecitando il coinvolgimento emotivo dei partecipanti che si cimenteranno nella lettura dei brani poetici selezionati.
Certosa e Museo di San Martino, ore 11.00 “Vietato…non toccare!”
In occasione della giornata dedicata alla disabilità, la Certosa e Museo di San Martino e l’Associazione Progetto Museo offrono una visita/laboratorio destinata al pubblico non vedente e ipovedente e a tutti i visitatori normovedenti che abbiano voglia di sperimentare un approccio conoscitivo diverso.
Il percorso di visita alla chiesa, agli ambienti annessi e ai chiostri sarà incentrato, da un lato, sulla percezione dell’articolazione degli spazi dedicati alla vita monastica e, dall’altro, sulla complessità degli apparati decorativi, attraverso l’esplorazione tattile delle tarsie marmoree e lignee, dei rilievi in marmo, bronzo e legno. L’attività si concluderà con la realizzazione di un pannello decorativo che sfrutterà le diverse qualità tattili di differenti tipi di stoffe e materiali cartacei al fine di rielaborare creativamente gli spunti colti durante la visita.
Le visite/laboratorio, gratuite e della durata di h 1.30, sono rivolte a gruppi di massimo 20 persone. L’appuntamento con i partecipanti è alle biglietterie dei rispettivi Musei, entro e non oltre le h 10.45. Prenotazione obbligatoria. Informazioni e prenotazioni: tel. 081 7499246, lunedì-venerdì ore 9.30-13.30.
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Mercoledì 30 Novembre 2011 23:12 |
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I cinesi prediligono i francesi; i sudamericani gli italiani. In Russia, lo champagne su tutti.
L'analisi di Italianwineboutique.it sui clienti che spendono fino a 70mila euro per una bottiglia. Parlano spagnolo, portoghese, cinese e russo. Acquistano per investimento, ma anche per un consumo quotidiano, soprattutto in Sud America È questo il profilo del "big spender" nel panorama del vino internazionale d'eccellenza, secondo il portale Italianwineboutique.it, primo sito tutto italiano che ha nel proprio catalogo un'alta disponibilità di bottiglie delle case vinicole più prestigiose al mondo.
«I mercati venezuelano e brasiliano sono cresciuti moltissimo negli ultimi anni -dice Andrea Sottile, responsabile del progetto web di Italianwineboutique.it-. Si tratta di Paesi dove le disuguaglianze economiche della società, già marcate, hanno subito un'ulteriore accelerata durante la crisi internazionale. Dunque, molte di queste persone possono permettersi il lusso di acquistare bottiglie di vino eccellenti spendendo anche fino a 70mila euro.
Le etichette che prediligono questi clienti sono le francesi Château Lafite e Petrus e l'italiana Masseto. Essendo popoli molto festosi, acquistano principalmente per consumo, a differenza di altri». Anche i russi, da sempre amanti dello champagne, acquistano grandi formati (Magnum e Doppi Magnum) soprattutto di Champagne Cristal: «È un vino nato e ideato per loro -continua Sottile-; dai tempi degli Zar di Russia, fino ai giorni nostri è il vino più acquistato e consumato dai russi. Ma, ultimamente, si sono aperti anche ai francesi Romanèe Conti e Petrus».
Chi, invece, acquista più per investimento che per un consumo puro sono gli asiatici: «La zona da dove arrivano più ordinazioni è quella di Honk Kong, ma anche l'India, ultimamente, si è aperta alle etichette d'eccellenza -continua Sottile-. Anche in questo frangente, sono le disuguaglianze economiche della società che permettono ad alcune fasce sociali di acquistare vini di altissima qualità.
Sia i cinesi sia gli indiani sono amanti dei grandi formati, Doppi Magnum e Jeroboam, che acquistano non per consumo, ma per capitalizzare l'investimento». In tutti i casi, si tratta di manager di multinazionali, presidenti di società, politici di alto rango, amministratori delegati: «Anche l'Italia è un mercato che sta crescendo -conclude Sottile-; e, naturalmente, si rivolge alle etichette italiane anche se si stanno orientando sempre più verso i grandi vini francesi».
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Scritto da Ufficio Stampa
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Domenica 27 Novembre 2011 12:27 |
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Porta al male, come anche Harry Potter, è quanto ha dichiarato Padre Amorth celebre esorcista italiano.
Terni - Padre Amorth, il più celebre esorcista italiano, non ha dubbi: anche pratiche orientali apparentemente innocue come lo yoga sono, a suo avviso, subdole e pericolose. “Pensi di farlo per scopi distensivi ma porta all’induismo. Tutte le religioni orientali sono basate sulla falsa credenza della reincarnazione”.
L’anziano prelato - autore di libri tradotti in 28 lingue e ha al suo attivo circa 70mila esorcismi da quando, nel 1986 gli è stato affidato l’incarico di esorcista della Diocesi di Roma – intervistato in occasione della settima edizione di Popoli e Religioni - Umbria Int. Film Fest, torna anche a scagliarsi contro Harry Potter, il maghetto più famoso del mondo. L’idolo letterario e cinematografico di tanti bambini è infatti, secondo l’esorcista, testimonial della “magia” nonostante sia venduto “anche nelle librerie cattoliche”. Si pensa – sostiene Padre Amorth – che sia un innocuo libro per ragazzi, ma porta alla magia e, quindi, porta al male. Anche in Harry Potter il demonio ha agito in maniera nascosta e furba, sotto forma di poteri straordinari, magie, maledizioni…”
L’esorcista non dimentica di mettere sempre tutti in guardia dagli artefici del demonio, “Satana è sempre nascosto e la cosa che desidera di più è che non si creda alla sua esistenza. Studia ognuno di noi e le sue tendenze al bene e al male, e poi suscita le tentazioni”. La scienza? “Non è in grado di inventare neanche una cicca. Lo scienziato è solo uno scopritore di qualcosa che Dio ha già creato”. I giovani? “Attenzione alle discoteche. Nella maggior parte dei casi l’itinerario è d’obbligo: l’alcool, il sesso, la droga, la setta satanica”.
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Scritto da Chiara Tenca
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Martedì 22 Novembre 2011 18:18 |
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Quattro chiacchiere sulla città di La Spezia e i pro e i contro per chi ci vive e cerca lavoro.
E’ uno degli spezzini più conosciuti in Italia: il comico Dario Vergassola ha esportato in tutto il Paese ironia, sarcasmo e un pizzico del provincialismo della città di origine, dove “dopo le 21 restano aperti solo i bancomat”, mettendone bonariamente a nudo le contraddizioni. In questa intervista ha analizzato la vita e la mentalità di chi vive in riva al Golfo, correlandole al tema dell’occupazione in questi anni difficili; il testo, – qui parzialmente riprodotto – sarà interamente pubblicato nell’e-book “CercoLavoroaMilano” della casa editrice Liber Iter, in uscita nel mese di dicembre.
- Nascere alla Spezia: una “sfiga” o una fortuna? Dipende da cosa si vuol far da grandi: se il pubblicitario o il regista, ci sono dei limiti, ma ci sono persone che prendono il treno e si spostano verso Roma e Milano. Restando in zona, se si ha l’accortezza di mettere in piedi un b&b si campa decentemente. Per gli spezzini e’ più difficile “muovere il culo” rispetto agli altri: anche per andare a Sarzana, si cambia l’olio della macchina, si controllano i pneumatici e si chiama a casa la gente per salutare. Abbiamo poca dimestichezza con gli spostamenti.
- In tanti spezzini avete sfondato uscendo dai confini della città: e’ indispensabile compiere questo salto per realizzarsi? Per molti lavori e per quasi tutti gli universitari essere di Spezia diventa un onere, un sacrificio. Certo, se si hanno le palanche (soldi, ndr) e’ un’altra cosa. Tanta gente che aveva delle attitudini ha rinunciato a realizzarsi, altri invece, con molti sacrifici sono stati bravi a riuscirci. Certo, chi ha l’università sotto casa è più fortunato, chi abita fuori deve accontentarsi di fare avanti e indietro.
- Dagli spettacoli nei locali di provincia alla fama nazionale: si sente arrivato? C’e’ sempre gente che fa programmi brutti, che chiudono e nonostante tutto gliene affidano nuovamente altri: e’ uno strano mondo, dove hanno sospeso già la terza trasmissione di Dj Francesco, che però farà presto la quarta. Basterebbe, invece, mandare avanti quello che funziona (impossibile non pensare al collaudato “Parla con me”, condotto da Serena Dandini insieme a Vergassola, interrotto dalla Rai dopo la settima edizione, ndr). In ogni caso non mi lamento dal punto di vista lavorativo, del guadagno che ho rispetto a quando stavo in Arsenale, ci mancherebbe altro!
- Come si vive in provincia? La provincia ti da’ il sapore del “cazzeggio”, un gusto che se piace va bene: vedere i miei amici con cui ho legato fin dalle elementari è la fortuna più grande dopo aver trovato mia moglie che mi ha sposato! Quando sono qui faccio la spesa alla Coop, vado al bar di Rebocco (quartiere della prima periferia spezzina, ndr) che e’ un posto infelice, ma ci si sta volentieri: e’ un piccolo angolo dove ti metti in analisi ti racconti le cose. E’ un modo per avere un senso, ma se ti fissi che il più furbo e’ solo quello che va in tv non va bene, l’importante è restare il coglione che eri.
- E’ un momento davvero difficile per chi ha un’età’ compresa fra i 20 e i 40 anni: quali sono i suoi consigli per coloro che faticano a trovare un impiego? Dopo l’alluvione tutto e’ cambiato, ma io avrei puntato l’attenzione sulla Val di Vara, che ha presidi slow food e promuove prodotti di qualità: quando gli inglesi e i tedeschi comprano le case, vuol dire che un posto funziona. L’economia e’ adesso stroncata, ma se non avessi velleità da cazzaro televisivo punterei ad organizzarmi prendendo i ruderi e farei delle stanze da affittare, cercando di realizzare una cosa qualitativamente alta, amata e curata, proponendo un buon servizio in linea con le cose belle che ci sono intorno.
Non diventi ricco, ma ti metti a posto e hai una sufficiente base economica. Se sei bravo, ti puoi mettere d’accordo con le altre attività, e fare sistema proponendo, ad esempio, fagioli e castagne a km zero. Se invece una persona vuol fare il giornalista, l’attore o il regista e’ meglio che vada verso Milano e Roma; l’importante e’ che la gente faccia quello che vorrebbe: si può essere dog sitter, filosofo, far la focaccia di Recco, ma ciò che conta e’ farlo bene e con passione.
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