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Scritto da Ufficio Stampa
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Lunedì 19 Dicembre 2011 16:07 |
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Nei regali di natale la mamma batte mogli e fidanzate per 6 italiani su 10.
Seconda solo ai piccoli di casa, a Natale la mamma è al primo posto nei pensieri del maschio italico. E se non stupisce che “scapoloni d’oro” e “bambinoni” rivolgano a lei tutte le attenzioni, a sorpresa anche gli “ammogliati” pensano prima al suo regalo e soltanto in un secondo momento a quello della moglie.
La mamma è sempre la mamma, sopratutto a Natale. Se infatti durante l’anno può capitare qualche dimenticanza, a Natale è vietato sbagliare: ben 6 italiani su 10 nella classica corsa ai regali non hanno alcun dubbio e danno la priorità assoluta a lei, la mamma. Ma quali sono i regali su cui si orientano gli uomini durante le feste? Al primo posto spiccano gli oggetti per la casa (56%), che battono capi d’abbigliamento (48%) e novità hi-tech (37%).
Ma se sul tipo di dono le idee sono estremamente chiare, come si spiega la priorità data alla madre rispetto a fidanzate e mogli? Per alcuni, i “bambinoni” (uomini di età compresa tra i 30 e i 40 anni che vivono ancora in famiglia), il “suo” regalo è una questione di vita o di morte (61%), per altri, gli “scapoloni d’oro” (single tra i 35 e i 50 anni, da tempo fuori casa) l’imperativo è rendere felici tutte le donne della loro vita, mamma inclusa (58%).
Ci sono poi gli “ammogliati”, che aspettano fino all’ultimo momento per acquistare il regalo per la compagna (41%), mentre dichiarano che non potrebbero mai scordarsi di un pensiero speciale per la madre, considerata “il primo amore della mia vita” (61%). È quanto emerge da un’indagine promossa dal leader delle profumazioni d’ambiente Millefiori Milano, condotta su 500 gestori di attività commerciali, negozianti ed esperti del settore e attraverso un monitoraggio di 2.400 uomini di età compresa tra i 25 e i 55 anni sul loro rapporto con gli acquisti natalizi, realizzato sui più importanti social network (Facebook e Twitter) e blog.
Dagli oggetti per la casa all’abbigliamento “natalizio”, dai gadget tecnologici ai trattamenti benessere: queste alcune delle idee per “lasciare il segno”. E se non sorprende che i più piccoli abbiano la priorità, nell’eterna lotta tra donne è la mamma ad imporsi su fidanzate e mogli.
Spendere meno, cogliere ogni possibile occasione per risparmiare e diminuire il numero dei regali, magari scontentando qualcuno. Queste le principali priorità per il Natale 2011, che vedrà il 68% degli italiani utilizzare un budget inferiore rispetto a quello dell’anno precedente. E se quasi 4 su 10 (38%) confermano che la cifra messa in conto sarà davvero limitata, per il 30% verrà messa a disposizione un importo considerato adeguato, ma comunque inferiore al 2010. Soltanto il 16% potrà contare su una maggiore disponibilità, mentre per il 19% la situazione sarà uguale al passato. E in questo particolare contesto a rimetterci saranno soprattutto mogli e fidanzate.
Sì perché se i più piccoli (81%) e i familiari più stretti come mamma e papà (62%) non corrono alcun pericolo di rimanere senza doni, diverso è il discorso per le altre categorie. Soltanto nel 53% dei casi gli uomini considerano prioritario il regalo alla compagna, così come verranno dedicate ancor meno risorse per colleghi di lavoro (32%) e parenti alla lontana (24%).
Ma quali saranno le tipologie di regalo più diffuse? Escludendo i giocattoli per i più piccoli, considerati indispensabili per 7 italiani su 10, i complementi per la casa rappresentano l’idea regalo in grado di mettere tutti d’accordo (56%). Seguono i classici capi d’abbigliamento (48%), che dovranno tuttavia avere una particolare affinità con il tema natalizio, e i gadget tecnologici (37%) come l’ultimo modello di tablet o lo smartphone più glamour. Un altro must è rappresentato dai trattamenti benessere (35%) e da brevi viaggi all’insegna del relax (28%), mentre tra i pensieri meno diffusi spiccano i libri (24%).
Quali invece le principali modalità per comprare i regali? A farla da padrone è ancora una volta l’acquisto diretto, con i grandi centri commerciali che vengono scelti da 7 italiani su 10, mentre il 58% preferisce i “piccoli” negozi specializzati. In crescita anche il web, considerato dal 39% degli uomini un ottimo mezzo per fare affari interessanti. Non manca poi chi si dice pronto a riciclare regali non graditi (23%) e chi proprio non metterà mano al portafoglio (15%).
Che si viva ancora in famiglia o meno, il regalo per la mamma non può proprio mancare. Non solo: deve essere in grado di stupire, lasciando a bocca aperta chi lo riceve. Ne sa qualcosa la categoria dei “bambinoni”, così definita dagli esperti, composta da uomini di età compresa tra i 30 e i 40 anni per i quali la madre è l’unica figura femminile degna d’importanza.
Per questo motivo iniziano molto tempo prima a pensare al regalo e, una volta individuato, sono disposti a tutto pur di farlo proprio spendendo cifre importanti (47%), passando ore e ore in coda (33%) e persino fare viaggi all’estero per acquistarlo (13%). E mentre i cosiddetti “fidanzatini”, ragazzi tra i 25 e i 30 anni che stanno vivendo una storia d’amore importante, prediligono il regalo alla fidanzata nel 71% dei casi, mettendo in secondo piano la madre (22%), per “scapoloni d’oro” e “ammogliati” la figura materna risulta essere prioritaria.
Per i primi, single di età compresa tra i 35 e i 50 anni da tempo fuori casa, l’imperativo è rendere felici tutte le donne della loro vita: oltre alla madre (58%), le attenzioni saranno dunque rivolte alla fidanzata ufficiale (42%), alle eventuali amanti (38%) e alle amiche di lunga data (31%). I secondi, sposati da tempo e con famiglia a carico, spesso si dimenticano delle ricorrenze (47%), aspettano fino all’ultimo momento per acquistare il regalo alla compagna (41%) e a volte si presentano a mani vuote (36%). Ma anche per loro la mamma è sempre la mamma, dato che il 61% dichiara che non potrebbe mai scordarsi di un pensiero speciale alla madre.
Info www.pencilcomunicazione.com
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Scritto da Marinella Chiorino
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Lunedì 19 Dicembre 2011 15:14 |
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Anche per i bambini ricoverati in ospedale arriva Natale.
Un Natale diverso dagli altri, lontano dai fratellini e dagli amichetti più cari! Un Natale fatto di medicine e di medicazioni... poi ecco spuntare un dottore con tanto di camice bianco ma con il viso... da pagliaccio e il malatino dimentica il suo dolore: gioca e si diverte al pari di tutti i suoi coetanei!!!
I "DOTTOR SOGNI" non sono angeli scesi dal cielo ma attori professionisti che non calcano le assi del palcoscenico ma si aggirano nei reparti pediatrici per donare un po' di serenità a chi soffre!!! Attualmente svolgono la loro missione in quindici ospedali italiani: Istituto dei Tumori, Istituto Neurologico Carlo Besta, Ospedale dei Bambini Buzzi e Ospedale Luigi Sacco (tutti e quattro a Milano); Ospedale San Gerardo a Monza; IRCCS Fondazione Mondino a Pavia; Ospedale Regina Mrgherita a Torino; Istituto Gaslini a Genova; Ospedale San Paolo a Savona; Ospedale Sant'Andrea a La Spezia; Clinica Neurologica a Bologna; Policlinico Umberto I e Ospedale Bambino Gesù (entambi a Roma); Spedali Riuniti a Livorno;Santobono-Pausilipon a Napoli. I Dottor Sogni sono presenti anche in Svizzera, Spagna, Francia, Inghilterra, Bielorussia, Turchia e Hong Kong.
Come aiutare THEODORA (la Fondazione ONLUS che seleziona, forma e infine retribuisce gli oltre centosessanta Dottor Sogni)? A Milano partecipando a a uno degli eventi proposti dalla CITTA' INCANTATA presso il Teatro Dell'Arte. feste, spettacoli, animazione e merende sino all'otto gennaio!
La città incantata si rivolge ai più piccoli ma affascina profondamente anche mamme. papà, nonni e zie! In un apposito banchetto si possono fare offerte libere o acquistare il famoso NASO ROSSO (si, proprio quello dei Dottor Sogni)! Fuori Milano contattando
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
www.theodora.it Infine dall'8 al 29 gennaio si possono donare 2 oppure 5 euro inviando un sms al 45502
Info Il Teatro dell'Arte si trova in viale Alemagna 6 (metropolitane rossa e verde stazione Cadorna), tel 02/89011644
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Scritto da Ufficio Stampa
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Venerdì 16 Dicembre 2011 21:55 |
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Per 1 esperto su 3 meglio combatterla con il presepe anti-stress.
Altro che “White Christmas”. Per gli italiani si prospetta e vero e proprio Natale nero all’insegna di una vera e propria nevrosi collettiva. Oltre un quarto sono a rischio ansia e stress da festività natalizie, dettata anche dalla preoccupazione per la situazione di crisi economica. Secondo i sociologi, gli italiani non sopportano soprattutto il dover trascorrere ore ed ore con parenti insopportabili ed evitati durante l’anno (59%), la corsa frenetica agli acquisti sperando di aver fatto il regalo giusto (52%) ed il passare intere giornate a tavola tra pranzi e cenoni (46%).
Tra gli aspetti mal ‘digeriti’, anche l’angoscia del traffico in città e, per 1 italiano su 3 l’idea di ottemperare ad obblighi anche quando non se ne sente assolutamente la voglia. Condizioni di stress che fanno precipitare gli italiani al limite dell’irascibilità e in alcuni casi anche nella voglia di star soli o, nella peggiore delle ipotesi, in veri e propri attacchi di panico. Per 1 esperto su 3 l’antidoto per recuperare la giusta serenità e’ racchiuso in due simboli del Natale: il presepe (35%), seguito dalla Messa della Notte del 24 dicembre (22%).
Alcuni consigli per vivere il momento del presepe nel migliore dei modi? Condividere il momento con la famiglia e gli amici piu’ cari (48%), dedicare un’intera parte della giornata alla ricerca di tutto il materiale occorrente (36%), vivendo l’esperienza come se fosse un ‘rito’ e non un’incombenza. Anche il momento della realizzazione, secondo gli esperti, pare abbia un ‘effetto terapeutico’, in grado di tenere occupata la mente (31%) ed allontanare i pensieri negativi e le preoccupazioni del momento (28%), grazie allo svago del momento di condivisione con gli affetti piu’ cari, capaci anche di riportare allo svago e alla leggerezza dell’infanzia (19%).
E’ quanto emerge da uno studio condotto da Vdg Magazine in uscita in questi giorni, realizzato attraverso circa 100 interviste a sociologi e psicologi per verificare quali possono essere gli aspetti negativi avvertiti dagli italiani relativamente alle festività natalizie e cosa puo’ ridurre il carico di stress derivante da questo periodo.
Famiglia, ansia e bontà sono le prime he vengono associate al Natale. Le feste sono attese con impazienza perché non si vede l’ora di andare in ferie per poter anche dedicare piu’ tempo ai figli. Le ansie tipiche delle vacanze? Da dolci e calorie, da parenti, da compagnia. A cosa viene associato il Natale? Per i sociologi, e’ la famiglia il primo pensiero positivo (28%), in quanto simbolo di questa festa, seguita, pero’, subito dopo da uno stato di ansia generale (26%) generato dalle ‘incombenze’ che l’evento porta con sé.
E quindi, con quale stato d’animo gli italiani trascorrono questo momento dell’anno? La maggior parte lo vive con una buona dose di stress (33%), altri con impazienza (23%) ed un po’ di nervosismo (17%), dovuti probabilmente dal fatto di non vedere l’ora di arrivare al 24 dicembre per staccare la spina dagli impegni quotidiani. Proprio il non andare al lavoro e’ l’aspetto piu’ gradito delle festività natalizie (31%), seguito dal conseguente non svegliarsi piu’ presto la mattina (25%) e dal poter dedicare piu’ tempo alla famiglia (24%). Allo stesso tempo, tutta questa attesa per quello che dovrebbe essere il momento piu’ sereno dell’anno, rischia di diventare un incubo.
Gli aspetti meno graditi delle festività natalizie? Secondo gli psicologi e’ in cima il sentirsi in dovere di fare qualcosa anche se non se ne ha voglia (29%), seguono quindi l’angoscia del traffico (24%), per i vari spostamenti da una spesa all’altra, e l’idea di vivere sul filo dei minuti (22%). Tra i tipi di ansia caratteristici, gli italiani hanno soprattutto paura di esagerare troppo con dolci e calorie a tavola (32%), e di affrontare lo stress causato da parenti (26%) e dalla compagnia (21%).
Ansia a stress possono generare irritabilità, malumore e voglia di rimanere soli. Malesseri causati dalla preoccupazione di doversi ricordare tutti gli auguri da fare, dalle grosse spese da affrontare e dal dover passare del tempo con parenti indesiderati. Per trascorrere meglio le vacanze, gli esperti danno la loro ricetta: per ritrovare la giusta serenità, 1 su 3 consigli di dedicarsi alla realizzazione del presepe, capace di unire la famiglia e allontanare lo stress.
Come si manifestano ansia e stress? Per gli psicologi, possono ess6ere fonte di irritabilità (32%), voglia di solitudine (28%), condizionando negativamente l’umore (23%) e rovinare anche il periodo di vacanza. Secondo gli psicologi tra i momenti piu’ a rischio ansia e stress, spiccano l’invio di auguri di mail e biglietti natalizi (29%), lo shopping (24%) e la spesa negli ipermercati per pranzi e cene (22%).
Ma perché le tanto attese feste natalizie si rivelano poi cosi’ pesanti da affrontare? Secondo i sociologi gli italiani non sopportano soprattutto il dover stare a contatto con parenti insopportabili ed evitati durante l’anno (59%), la corsa frenetica agli acquisti sperando di aver fatto il regalo giusto (52%) ed il passare troppe ore a tavola tra pranzi e cenoni (46%). Gli italiani come preferirebbero, quindi, trascorrere il Natale? Vorrebbero trovare pace fuori dalla frenesia della città (27%), non pensare a quello che c’e’ da spendere per regali e pranzi (26%) e senza preoccupazioni e ansie particolari (24%).
Ed ecco che, a sorpresa, secondo gli esperti l’antidoto giusto per superare questa situazione di malessere, pare sia il dedicarsi alla realizzazione del presepe (35%), uno dei simboli del Natale, e l’assistere alla Messa della Notte del 24 dicembre (22%) insieme alla famiglia: due modi per recuperare la serenità (38%) e la giusta dose di fantasia e creatività (24%) con cui ‘difendersi’ da momenti di stress ed ansia. Alcuni consigli? Condividere il momento con la famiglia e gli amici piu’ cari (48%), dedicare un’intera parte della giornata alla ricerca di tutto il materiale occorrente (36%), vivendo l’esperienza come se fosse un ‘rito’ e non un’incombenza. Anche il momento della realizzazione, secondo gli esperti, pare abbia un ‘effetto terapeutico’, in grado di tenere occupata la mente (31%) ed allontanare i pensieri negativi e le preoccupazioni del momento (28%), grazie allo svago del momento di condivisione con gli affetti piu’ cari, capaci anche di riportare allo svago e alla leggerezza dell’infanzia (19%).
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Scritto da Chiara Tenca
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Martedì 13 Dicembre 2011 17:52 |
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Coordinatrice delle campagne antidiscirminazione per conto di Amnesty International, ci parla del lavoro, dell'Italia e dell'Europa.
Un forte senso per la giustizia, ottime capacità di organizzazione, fame di confronto ed una mente aperta: queste le caratteristiche che meglio descrivono l’ultima persona intervistata per l’e-book “CercolavoroaMilano”: si tratta di Veronica Scognamiglio, coordinatrice delle campagne antidiscriminazione a livello europeo per conto di Amnesty International. Un viaggio nel bello e nel brutto del nostro continente, con un pensiero all’Italia vista da lontano. La pubblicazione, curata dalla casa editrice Liber Iter, uscirà la prossima settimana.
- Partiamo dal presente: sei impegnata in un compito difficile e prestigioso. Quali competenze utilizzi per svolgerlo al meglio, con che tipo di quale squadra lavori?
Credo che la competenza principale per il lavoro che svolgo sia la capacità di dialogare con i diversi interlocutori coinvolti nell’attuazione della campagna Per un’Europa senza discriminazione, ovvero i colleghi del Segretariato Internazionale a Londra, i colleghi delle diverse entità di Amnesty in Europa – ovvero 24 diversi uffici in Europa – e naturalmente i colleghi del mio ufficio di Bruxelles, i quali si concentrano prevalentemente sul lavoro di lobby a livello delle istituzioni europee. La squadra che é dietro la campagna in sé é piccola – composta da me, la mia assistente e il ricercatore tematico su discriminazione che ha sede a Londra – ma il livello di interazione e il numero di colleghi coinvolti nel nostro lavoro é in sostanza molto elevato. Per riuscire a coordinare il lavoro svolto ai diversi livelli ci vuole non solo capacità di ascolto e interazione, ma anche l’abilità di trovare la sintesi, il punto di incontro tra le diverse opinioni e posizioni, al fine di generare strategie di azione condivise che possano essere attuate con successo dai diversi attori coinvolti in quel grande, complesso movimento che é Amnesty International.
- Spiegaci i contenuti del tuo lavoro
La nostra campagna ha come obiettivo finale quello di assicurare a tutti gli individui in Europa una protezione adeguata contro la discriminazione tramite l’adozione di legislazioni e misure volte a garantire l’eguaglianza di diritti e le pari opportunità, l’eliminazione di leggi e politiche discriminatorie, e la lotta agli stereotipi e pregiudizi contro le categorie discriminate. Amnesty International si concentra in particolare su alcuni gruppi che sono particolarmente vulnerabili alla discriminazione, quali i Rom, le persone LGBTI (lesbiche, gay, bisex, trans gender e intersex) e i musulmani in Europa. Inoltre, teniamo conto della doppia discriminazione sofferta dalle donne quando esse sono anche parte di una minoranza, che è ad esempio il caso di molte donne musulmane. Il messaggio principale di Amnesty International é che la discriminazione é una violazione dei diritti umani, ovvero del diritto a non essere discriminati che é garantito da una serie di trattati internazionali e regionali sui diritti umani ai quali hanno aderito la maggior parte dei paesi europei, che quindi é inaccettabile e i paesi europei devono porvi rimedio.
- Viaggi spesso per Amnesty: quale idea ti sei fatta delle discriminazioni in Europa, passando di paese in paese e confrontandoti con gli operatori di tutta la comunità?
Dal momento che svolgo prevalentemente un lavoro di coordinamento, viaggio soprattutto per incontrare lo staff e i volontari di Amnesty in altri paesi europei in riunioni di coordinamento e per rappresentare la campagna in istanze quali conferenze e seminari di organizzazioni internazionali, ONG e università. Ho però anche il privilegio di compiere un certo numero di missioni all’anno che riguardano invece la ricerca sul terreno – in particolare, quest’anno ho accompagnato nelle missioni di esplorazione il ricercatore tematico di Amnesty per un progetto di ricerca sulle discriminazioni contro i musulmani in diversi paesi europei tra cui Belgio, Olanda e Spagna. Altre volte partecipo direttamente al monitoraggio di eventi quali i Pride in paesi a rischio quali la Lituania e la Serbia. In tali occasioni, l’idea che mi sono fatta è che vi sono alcune tendenze comuni in Europa – in generale, vi sono pregiudizi e stereotipi diffusi nei confronti delle persone di religione musulmana e nei confronti dei rom – ma anche che l’Europa è un continente dalla realtà variegata, dove siamo ancora lontani dall’avere un’Europa davvero unita e basata su valori realmente condivisi. Credo che questo sia particolarmente evidente nel caso dei diritti delle persone LGBTI.
- Come posizioni l'Italia in questa "classifica" e perché?
Vi sono diversi indici che “misurano” come l’Italia si classifica nell’ambito del rispetto dei diritti delle donne e delle minoranze, e purtroppo tali indici rivelano un quadro impietoso. L’Italia è uno dei paesi sviluppati con la maggiore ineguaglianza tra uomini e donne in tutti i campi secondo le Nazioni Unite; uno dei paesi in Europa col più basso indice di protezione contro la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere secondo ILGA-Europe – peggio dell’Italia nell’Unione Europea, ci sono solo Malta e Cipro.... Mi auguro che l’Italia cambi presto rotta e affronti il problema delle discriminazioni e dell’integrazione, altrimenti ci si ritroverà con una bomba ad orologeria che finirà per scoppiare a causa delle tensioni latenti tra le diverse comunità, che hanno radici naturalmente anche nella mancanza di conoscenza reciproca. Ed è fondamentale che si affronti la questione della mancanza di pari opportunità per le donne: non è solo una grave ingiustizia sociale e una violazione dei diritti che le donne vivono in gran numero in Italia: la mancanza di piena partecipazione delle donne alla vita del paese è una condanna all’arretratezza e alla decadenza che immancabilmente colpirà il paese a breve...
- Perché hai scelto di andare proprio a Bruxelles e genericamente di lasciare l'Italia?
Oltre a quanto detto sopra, potrei aggiungere che a causa della mia formazione e del mio desiderio in particolare di occuparmi di diritti umani pur restando in Europa e relativamente vicina alla mia città di origine e alla mia famiglia, la scelta di Bruxelles è stato piuttosto obbligata, anche se credo che in futuro le competenze e l’esperienza acquisite mi permetteranno di spostarmi altrove. Ho provato a cercare lavoro in Italia, ma nei settori in cui ero interessata o non vi erano offerte di lavoro, o non erano remunerate in modo da permettermi di essere economicamente indipendente, oppure non riuscivo mai a ricevere una risposta, un riscontro, differentemente da quando facevo domanda all’estero, dove generalmente cercano di risponderti anche quando si tratta di una risposta negativa, oppure dove il processo di reclutamento è chiaro fin dall’inizio – con indicazioni precise circa le scadenze entro le quali bisogna fare domanda, entro quando si riceve risposta, se è previsto che inviino una risposta anche quando si tratta di un responso negativo, e così via. In sintesi, ho lasciato l’idea perché ho temuto che non sarei mai riuscita a realizzarmi professionalmente, e visti gli ostacoli, le frustrazioni e le beffe che hanno invece affrontato coloro tra i miei amici e conoscenti che sono rimasti in Italia, mi rende triste dirlo, ma temo che sia stata la scelta migliore andarmene.
- Cos'ha insegnato il nostro paese all'Europa e cosa dovrebbe invece imparare, viceversa? L’Italia è stato uno dei paesi fondatori della Comunità Europea, e figure di grande calibro di europeisti come Altiero Spinelli – al quale è dedicato uno degli edifici principali del Parlamento Europeo – hanno marchiato la storia delle istituzioni europee con l’esempio positivo di uno spirito europeo idealista, improntato a costruire un’Europa improntata sui valori della solidarietà, della democrazia, della pace. Un’Europa che non fosse solo un mercato unico, ma il luogo della cittadinanza europea. L’Italia e l’Europa stessa sembrano invece avere smarrito lo spirito originario che ha contraddistinto il progetto europeo – dove sono l’apertura, la solidarietà, l’idea di un destino comune? L’Europa oggi giorno pare tristemente barricata dietro delle barriere che celano una fortezza di cartone, che sembra sul punto di essere spazzata via dalla crisi sui mercati….
Tutti gli stati dell’Unione Europea hanno bisogno di imparare nuovamente lo spirito delle origini, e trovare soluzioni comuni a problemi comuni – neanche la Germania si salverà da sola dalla crisi economica e finanziaria, se crollano tutti gli altri paesi e in primis l’Italia che è il paese con la più grande economia in crisi nel momento attuale. “Together we stand, divided we fall”, come cantavano i Pink Floyd: se i leader europei non comprendono questo, allora sì non solo l’Italia, ma anche il progetto complessivo dell’Unione Europea è destinato al fallimento. E poi le istituzioni europee devono migliorare la comunicazione con l’opinione pubblica, e cominciare ad eliminare gli eccessivi privilegi degli eurocrati – altrimenti, in tempi di crisi, la gente comune si aliena in maniera crescente da istituzioni percepite come distanti, astratte e fucina di privilegi, quando invece l’azione dell’Europa può fare la differenza nella vita degli europei: attraverso i suoi programmi di crescita, di finanziamento di progetti che non sarebbero possibili senza i fondi europei, attraverso leggi che assicurano la protezione dei diritti dei cittadini europei.
- Come mantieni i legami con l'Italia e cosa ti manca di più?
Mantengo i miei legami principalmente attraverso la mia famiglia e gli amici e conoscenti che sono in Italia, attraverso i mezzi di comunicazione – non posso smettere di interessarmi di quello che succede nel mio paese – e anche attraverso la cucina, dato che preparo quasi sempre piatti italiani. Quello che mi manca di più, a parte la mia famiglia, è una certa convivialità e allegria, spirito nel godersi la vita che raramente si trova in altri paesi europei, specie nel nord Europa. Mi manca il clima mite e lo splendido mare Mediterraneo che bagna la mia città di origine: di quest’ultimo ho nostalgia più ancora che della mia città. A volte diventa un sentimento forte, specie mentre osservo i miei genitori invecchiare: non a caso cerco infatti di andarli a trovare il più spesso possibile. Per affrontare la nostalgia, cerco però anche di non scordarmi quello che non mi manca: la mancanza di prospettive di lavoro e carriera, la retorica sulla famiglia senza fare mai nulla per le famiglie, la discriminazione verso tutti coloro che non si conformano al modello dominante, la crescente intolleranza, la difficoltà di essere semplicemente se stessi senza subire pressioni di vario genere a conformarsi – che sia da parte della famiglia, del posto di lavoro o della società in generale.
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Scritto da Pina Giacalone Teresi
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Mercoledì 07 Dicembre 2011 21:50 |
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Dubbi e incertezze della giovane Miriam dopo lo sconvolgente annuncio datole dall’arcangelo Gabriele.
Miriam esce di corsa dalla casetta, sbattendo con impeto la porta. Il cuore le batte forte: sembra esploderle in petto. La fresca brezza del meriggio estivo le blocca il respiro. Non sa che fare. Si guarda attorno sconsolata. Le sue compagne di gioco sono ancora attorno al pozzo e le loro allegre risate la infastidiscono. Non ha voglia di vederle, né di stare a sentirle. Vuole solo andare via. Fuggire lontano. Mettere spazio, tanto spazio, tra lei e quanto è accaduto in quella stanza.
Vuole spingersi verso la collinetta, fino al luogo dove si erge il muretto di pietre nude, che a volte serve di recinto e di riparo a qualche piccolo gregge e dove spesso si rifugia, quando desidera restare sola con se stessa. Ma, come muoversi se le gambe non la reggono, se il fiato le si smorza in gola? Con fatica raggiunge il luogo desiderato cercando di non farsi notare dalle amiche: ormai non ha più niente da spartire con loro! E poi, non vuole vedere nessuno. Non vuole parlare con nessuno. Si butta a terra, in posizione fetale, disperata: il capo racchiuso in grembo. Una frescura trasuda dal terreno umidiccio: le provoca un brivido di freddo, che le attraversa la schiena, le gambe, le braccia. Il calore provato, prima, quando la figura angelica le si era visualizzata nella stanzetta e le aveva parlato, ora si tramuta in tremiti, in singulti, in singhiozzi. Le lacrime le scendono copiose, forti. Piange senza ritegno. Forte. Perché tutto questo è capitato a me, proprio a me? È una domanda a cui non riesce a dare risposta e che si pone solo ora.
Prima, non si era posta nemmeno un dubbio. Era lì serena, tranquilla, attenta, sicura. Solo un calore, che le scendeva dalla testa ai piedi e che poi le saliva fino alla gote e l’aveva fatta arrossire…… balbettare. E…… poi quelle parole, ferme, di accettazione quasi gioiosa, di accoglienza più che serena, le erano sgorgate in bocca così senza nemmeno pensate! Non poteva essere stata lei a parlare, a dire sì, a sentirsi onorata per quell’annuncio. Un annuncio che ora le si parava davanti in tutta la sua grandezza. Enorme per una ragazzina, quasi….. una bambina ancora. Ed ora, come affrontare una situazione del genere? Sono stata pazza, pazza! Come dirlo ai miei? Cosa dire, poi? E Giuseppe? Come dirlo a Giuseppe? Cosa mai penserà di me? Lui, un uomo così integro, sano, giusto! Cosa andrà a pensare della sua Miriam? Mi condurrà davanti agli anziani e, davanti a tutti, mi riverserà tutto il suo sdegno, tutto il suo odio.
E tutti lì, pronti, a guardare con disprezzo e a dire: la piccola Miriam incinta? Anche lei una svergognata come tante! Che ne sarà di me? Derisa, calpestata e coperta dalle pietre lanciate da ciascun membro della comunità. A morte la peccatrice di Nazareth, diranno! E lì, tutti a gridare il mio nome: Miriam, Miriam! Lo sento già nelle mie orecchie, il mio nome. Miriam, Miriam. Forse è mia madre che mi sta chiamando. No! Forse è il vento, come quel soffio che ho sentito attorno a me nella cameretta, poco fa. << Miriam, Miriam, dolce Miriam tu sei beata! >> Ancora quella voce, quasi un dolce suono, una musica che le penetra dentro, che la risolleva!
<< Beata, beata! Non maledetta! >> Miriam non fare la vittima, si impone la ragazza! << Non hai nulla da temere >> le aveva detto l’angelo. Nulla da temere, si ripete Miriam: << Non temere Miriam, beata fra le donne! >> Come un soffio, come una leggera brezza le parole risuonano sulla collinetta, formano un vortice caldo intorno a Miriam. << Non temere Miriam, Miriam la beata, Miriam la prescelta! >> La ragazza respira profondamente, racchiude le parole pronunciate nello scrigno del suo cuore. Il respiro le è ritornato normale, ritmato dolcemente dai suoi battiti. Sollevata, risollevata, si rialza. Ora non è più la ragazzina di Nazareth debole e fragile, ma Miriam, la forte, la passionaria, la madre! Un amore grande, intenso, immenso ormai l’ha presa, l’ha coinvolta per sempre. Niente ormai potrà più smuoverla dalla decisione presa in quella stanza. Il timore è stato solo di un momento, la paura solo di un istante.
Affrontare la sua nuova vita, segnata e disegnata da una volontà più grande di lei, dalla Volontà più alta, sente che può, perché è……..amata, amata grandemente. Un amore che ricambia con tutta se stessa, con forza, con ardore, con passione. Dio l’ha chiamata per nome, l’ha dichiarata beata, l’ha attratta a sé. Come resistergli e non seguirlo? La sua, forse, sarà una strada impegnativa, un percorso doloroso, ma, come non intraprenderlo, se quest’Amore le dà sicurezza, la rende pronta a superare qualsiasi barriera, a scalare qualsiasi montagna? Come non provare? << Avanti, Miriam, non temere beata fra le donne! >>, si dice con enfasi: << Dio è il tuo scudo e la tua forza: ti sorreggerà sempre! >>
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