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Il rientro al lavoro, ci procura stress e ci fa dimenticare che non siamo soli, ma che possiamo trovare negli altri la possibilità di far crescere la qualità della nostra vita
Il grande controesodo ormai è alle spalle e milioni di italiani sono tornati ai loro posti di lavoro dando un ultimo addio alle vacanze estive. Ora è tempo di asciugare le lacrime - come fa chi ritorna dalle vacanze in un noto spot pubblicitario - di aggiustare veloce la cravatta e via al solito tran tran quotidiano. Ritorneremo alle lotte contro i ritardi delle linee ferroviarie, gli autobus, le linee metropolitane, che come sempre verranno gremite dai lavoratori con sogni e speranze proiettate verso un futuro sempre più nebuloso ad ogni rientro.
I ritmi frenetici, le consegne da rispettare ed i ritardi, che verranno pagati con le strigliate del capo, saranno gli elementi tangibili che sostituiranno gli ormai impalpabili momenti dedicati al riposo della mente e del corpo. Si riaccenderanno i vecchi fuochi competitivi fra i colleghi e torneremo a ritrovarci nei medesimi luoghi, con gli amici e compagni di lavoro di sempre.
Tutto questo e non solo fa da scenario al tipico ambiente lavorativo delle nostre città, ma in fondo forse ci mancava proprio la quotidianità, anche se non vogliamo ammetterlo a noi stessi, perché infatuati dalle mille luci, dai colori, dal sole, dall'acqua che hanno dato vita e corpo alle nostre vacanze facendoci dimenticare della realtà del nostro quotidiano.
Nella vita di tutti i giorni, quella vera, non serve un cinema con i pop corn in mano per capire cosa vi è dietro ciò che vediamo, per togliere il velo da i nostri occhi e scoprire come si rinnova di anno in anno la nostra città. Non ci rimane da fare che la cosa migliore: apprezzare il nostro lavoro e quello dei nostri amici, colleghi e vicini. Possiamo serenamente considerare quanto vi è nascosto nella semplice costruzione di una casa, quante domande e quante risposte si devono ricevere, quanti imprevisti a cui si può andare incontro tutti i giorni, che possono fare bella o brutta una giornata. Meravigliamoci, stupiamoci, di quanto lavoro ed impegno è profuso giorno e notte, da tutte quelle persone, lavoratori come noi, che hanno il compito di renderci dei servizi o anche semplicemente allestire le vetrine dei più frequentati negozi della città, dove possiamo ammirare le nuove collezioni autunno inverno ed ogni altro assortimento, che pian piano ci farà scivolare verso il Natale, ormai alle porte con tutto il suo classico fantasmagorico rumore.
Consideriamo, quanta fatica e sudore scende ogni giorno da ognuno di noi per poter fare della nostra città il sogno italiano, per la quale speriamo sempre in una ricrescita economica miracolosa, che ci permetta di stare bene come negli anni della “dolce vita”.
I problemi si accumulano e le situazioni familiari diventano sempre più critiche. Con questa speranza mal riposta nel sistema della nostra moderna società, la voglia di cambiare e sperare in un domani migliore si affievolisce sempre più, portandoci inesorabilmente a sfogare il proprio umore sul primo errore che viene commesso da una persona sbadata o distratta. Con la netta convinzione di non avere mai abbastanza tempo, avviluppati negli impegni che abbiamo, sembra impossibile da credere, ma non riusciamo a fare nient’altro che guardare alla nostra persona e a concentrarci sul come risolvere il prossimo problema che ci si pone davanti senza accorgerci di come, dalla più grande alla più piccola città, sia composta da milioni di membri che cooperano insieme in modo da aiutarsi a vicenda: nelle comunicazioni, nell’istruzione, informazione, artigianato ecc.
Perché tutta questa fretta, tutta l'ansia che ci procuriamo che non fa altro che peggiorare la situazione fino a farci dimenticare anche l’esistenza del nostro prossimo e talvolta perfino di noi stessi? Ci richiudiamo dentro noi stessi, costruendo un muro, una barriera invalicabile di un latente egoismo ed edonismo, che ci isola dal nostro simile e dalle bellezze del creato tanto apprezzate in queste vacanze ormai finite.
Una risposta a tutto cià potrebbe essere il trovare in se stessi la voglia di tornare a sorridere e credere fermamente che c'è sempre una risposta ai nostri problemi e che quindi possiamo passare questa certezza ai nostri simili, dimostrando coi fatti che gli siamo vicini nella difficoltà.
Fare in modo che capiscano che sappiamo che vivono nelle nostre stesse vicissitudini e che siamo molto più simili di quanto possano pensare. Una svolta a tutta questa negatività sarebbe accantonare ogni invidia e iniziare a perdonare e farsi perdonare i torti subiti ed arrecati.
Eppure nonostante l’intenzione ci sia non è raro assistere a litigi procurati dal troppo nervosismo e sentire le parole intimidatorie nei riguardi del prossimo; quello stesso prossimo che era nei luoghi del nostro relax, che al contrario di quanto possiamo immaginare ci permette di lavorare e di compiere azioni che altrimenti si rivelerebbero ardue svolgere in solitaria.
Fermarsi un attimo e riflettere più a lungo non farebbe nient’altro che trascinarci ad una terribile scoperta: Non sono solo, sono simile al mio prossimo!
Nel bene e nel male abbiamo tutti i medesimi problemi e, nulla potrà cambiare le cose, se non la reciproca solidarietà. Dipendiamo gli uni dagli altri, nessuno di noi è un isola e un grazie in più, nella nostra giornata, aiuterebbe molti, che piegati dalle difficoltà e assorbiti nei loro problemi, non si sentono aiutati dal loro simile, perché spesso regna la freddezza nei rapporti. Non ci rimane pertanto che ritrovare noi stessi la nostra umanità, la nostra fragilità, la nostra voglia di vivere e di realizzarci insieme agli altri.
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