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Quali segreti porta con se questo uomo della nostra Repubblica nell'implorare la protezione di Dio sull'Italia?
Non amo scrivere di politica ma nella certezza che davanti alla morte siamo tutti uguali: non ci sono politici, ricchi poveri, famosi e ignoti e come diceva il grande Toto “‘A morte ‘o ssaje ched”e?… è una livella”. Probabilmente sono influenzato dal fatto che questa “livella”, ultimanente, è passata più volte in casa mia e per l'uno e l'altro motivo volentieri parlo della scomparsa dell'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, spentosi proprio ieri per un arresto cardio circolatorio.
Aveva 82 anni e nel bene e nel male, è stato immerso nella politica italiana, come protagonista di spicco fino a toccare la più alta carica dello Stato. Personalità anticonformista, coraggiosa e precursore dei tempi, sempre coerente in tutto il corso della sua vita. Cossiga ha saputo, più di altri, intuire la necessità del cambiamento e si è impegnato perchè questo si realizzasse, nonostante i limiti della Costituzione, che ancor oggi ne impediscono una completa realizzazione.
Con lui scompare un pezzo di storia italiana. Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo perde anche un amico, un uomo colto e ironico nemico delle ipocrisie e amante del paradosso retorico e politico. Io mi ritengo fortunato ad aver avuto la possibilità di incontralo, ancora giovanissimo, nella città di Milano, che in quel tempo era teatro di gravi fatti di sangue, propri di quegli anni di piombo, durante i quali lui era ministro dell'Interno. Le sue parole, mi trasmisero una certa quiete in un momento in cui lo sgomento dominava tutti specie, chi giovane come me, aveva perso sul campo degli amici.
Non è stato facile nella sua posizione gestire quel periodo, ma ha saputo dare delle buone risposte prendendo delle decisioni coraggiose, soprattutto è stato capace di trasmettere allo Stato sicurezza, la cosa che più si aveva bisogno in quel periodo. A lui infatti si deve l'istituzione, nel 1978, dei reparti speciali di polizia e carabinieri per contrastare l'emergenza terrorismo.
Ho sempre pensato e lo penso ancora, che avesse delle capacità fuori dal comune di gestire le emergenze politiche e lo ha poi ha saputo dimostrare durante tutta la sua vita, forse aiutato anche dai retaggi della sua terra a cui era profondamente legato. Era un sardo verace e come tale pensava ed agiva: una certa diffidenza acompagnata da una carica di umanità, che gli davano un particolare carattere ad ogni sua azione pubblica.
Con le sue “picconate” era uscito fuori dagli schemi e si era fatti tanti nemici, ma alla fine era amato da molti e dai più disparati schieramenti politici e verrà dimostrato ancor di più in questi giorni, nonostante siamo a cavallo con ferragosto. Certo non mancheranno i coccodrilli, gli ignavi che non sono capaci di schierarsi con un idea e rimanere coerenti. Come sempre li riconosceremo confrontando la storia che rimane lì a monito per le future generazioni e che dovrebbe insegnarci ad evitare errori.
Non ci saranno funerali di Stato per questo pilastro della repubblica, ma la cerimonia religiosa si svolgerà a Sassari nella chiesa di San Giuseppe, che lo ha visto crescere, ed avrà un carattere strettamente privato, come espressamente disposto da lui che ha lasciato precise disposizioni per le sue esequie nel suo testamento, tra cui la rinuncia ai funerali di Stato e ad ogni partecipazione di personaggi della vita pubblica e politica. Ai suoi funerali, probabilmente un picchetto d'onore dei bersaglieri della Brigata Sassari. Il presidente emerito sarà poi seppellito a Sassari, sua città natale, accanto al padre e alla sorella.
Con la sua morte se ne va un pezzo importante della nostra storia, un testimone di un'epoca e nelle complesse vicende, ha sempre saputo interpretare le esigenze e le speranze degli italiani, riuscendo col senso di responsabilità che gli era proprio, non senza arguzia e lungimiranza, ad accendere appassionati dibattiti politici. La sua figura ha avuto un grande impatto anche sul piano delle relazioni internazionali. Ultimamente era stato capace di dare suggerimenti, oppure semplicemente delle critiche, quasi come potrebbe fare un nonno, ma alla fine è uscito di scena volontariamente diventanto sempre più schivo. Credo che mancherà veramente tanto a tutti!
Cossiga, come già detto, è stato coerente, lo è stato fino alla fine e già nel 2007 aveva scritto il suo testamento politico, indirizzando quattro lettere, che ha voluto affidare dopo la sua morte alle quattro alte cariche dello Stato. In quella, resa pubblica dal presidente del Senato, si legge una dedica particolare: “ai valorosi ed illustri Senatori” ai quali porge “l'augurio più fervido di ben servire la Nazione e di ben governare la Repubblica al servizio del Popolo, unico sovrano del nostro Stato democratico”. Ed infine afferma concludendo “Che Iddio protegga l'Italia!”
Che cosa si nasconde in questa implorazione? Una protezione per i tempi di difficili che sta correndo l'Italia, la quale ha veramente bisogno della protezione di Dio per non cadere in mano alla confusione più totale, oppure si riferisce ai tanti segreti che sicuramente un uomo della sua levatura si è portato con se, specie sul caso Moro, che lui ha vissuto con particolare partecipazione essendone amico, e che ha segnato profondamente la sua vita, il suo carattere ed ogni altra azione postuma?
Sono stati unanimi le espressioni di cordoglio che i personaggi di ogni colore politico hanno voluto rendere pubbliche per un uomo delle Istituzioni e un grande presidente della Repubblica. Particolarmente accorato quello del presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Ugo Cappellacci, che ha detto: "La scomparsa di Francesco Cossiga addolora profondamente il popolo sardo, che per settimane ha trepidato per la salute del presidente emerito della Repubblica Italiana". Aggiungendo “La nostra Isola resta orfana di un punto di riferimento, di un uomo orgogliosamente sardo, di cui certamente avrebbe avuto bisogno per affrontare le sfide che la attendono. Resteranno i suoi insegnamenti, la sua combattività, il suo grande amore per la patria sarda e per quella italiana”-
Ritengo che non ci siano parole migliori di queste utime per concludere quanto mi sono sentito di dire su un uomo della nostra Repubblica, che se ne è andato a raggiungere il mondo dei giusti.
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